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L'integrazione curricolare dei corsi di lingua e cultura italiana in Venezuela  di Tiziano Neri

 

Sommario

Dall'anno scolastico 2001-2002 la disciplina Lingua Italiana sarà obbligatoria nelle scuole italovenezuelane. La Risoluzione del Ministro dell'Educazione, della Cultura e dello Sport della Repubblica Bolivariana del Venezuela n. 235 del 31 maggio 2001,

che corona un'analisi approfondita, una minuziosa progettazione ed un delicato lavoro diplomatico avviato alla fine del 98, non è importante solo perché conferma l'integrazione della comunità italiana nella società venezuelana, ma anche perché rilancia l'insegnamento dell'italiano come seconda lingua, assegnando peraltro un ruolo fondamentale all'Università locale nella formazione di una nuova leva di insegnanti e nella formazione in servizio dei docenti già operanti sul territorio. In appendice è possibile leggere il testo integrale dell'atto citato.Date le condizioni previste dalla Risoluzione, va sottolineata l'importanza del risultato raggiunto, e perfino la sua portata storica: il numero massimo di ore settimanali fissato per l'italiano è di cinque, e non vi è nessun'altra materia presente in tutti gli ordini e gradi di scuola venezuelana per la quale l'ordinamento locale preveda un orario superiore (seppure come limite minimo), nemmeno lo spagnolo; inoltre, fatto ancora più eccezionale, la disciplina viene integrata organicamente in tutte le tappe della formazione scolastica pre-universitaria, dal prescolar (scuola materna) all'ultimo anno del bachillerato, o Ciclo Difersificado (media superiore).

Non siamo in possesso di tutti i dati relativi all'insegnamento dell'italiano nel mondo e quindi non possiamo affermarlo con certezza, ma la sensazione è che potrebbero non esserci precedenti, soprattutto se si considera che i Collegi interessati sono 26, per un totale di alunni superiore alle 10.000 unità. Di sicuro non vi sono precedenti in Venezuela, né per l'italiano, che in passato non era mai stato riconosciuto come disciplina curricolare nel sistema scolastico di questo Paese, né per nessun'altra lingua straniera: anche l'insegnamento dell'inglese è programmato solo a partire dalla 3ª tappa della Educación Básica (1° anno del bachillerato) e per un orario di tre ore settimanali, nessun Ministro venezuelano ha mai deliberato di anticiparlo nei prescolar e nelle elementari di decine di Collegi, e per un orario possibile di 5 ore settimanali.

Nel presente articolo ripercorrerò le tappe del processo che ha condotto alla Risoluzione per condividere l'esperienza con quanti in questo momento stanno perseguendo obiettivi analoghi, ma soprattutto nella speranza di fornire materiale di riflessione utile a quanti dall'Italia vorranno cooperare con l'Università venezuelana alla formazione e alla riqualificazione degli insegnanti di italiano L2, anche attraverso "Ameritalia" attivamente impeganta in questo senso. Trattandosi di un testo piuttosto lungo, in gran parte a carattere tecnico -dal punto di vista delle funzioni di un dirigente scolastico-, si è prevista la possibilità per il lettore di selezionare le parti di maggiore interesse attraverso la scelta dei vari link. Nella Premessa e nella prima parte "I corsi di lingua e cultura nella Circoscrizione Consolare di Caracas" si descrivono le problematiche e il contesto nel quale è maturato il progetto di intervento; nella seconda parte "Le tappe dell'intervento e gli obiettivi raggiunti" -e nei tre paragrafi interni- si ricostruisce l'iniziativa rivolta al locale Ministero dell'Educazione, con i dovuti richiami alle tematiche di ordine anche scientifico-didattico che tale iniziativa ha comportato in termini di approfondimento; "Il piano di lavoro per il prossimo triennio" e le "conclusioni" riguardano le prospettive di sviluppo di questo storico evento e gli oggetti di studio e programmazione che si impongono nell'immediato futuro.

Indice

Premessa; 1. I corsi di lingua e cultura nella Circoscrizione Consolare di Caracas; 2. Le tappe dell'intervento e gli obiettivi raggiunti; 2.1. Il sistema scolastico venezuelano; 2.2. L'apporto degli Enti gestori e il ruolo dell'Ambasciata; 2.3. Il progetto curricolare preparato dalla Direzione Didattica; 3. Il piano di lavoro per il prossimo triennio; 3.1. Gli insegnanti oggi in servizio: il personale docente assunto in loco ed il suo percorso formativo; Conclusioni

Premessa

Ho preso servizio nella sede di Caracas nel gennaio del 1998 dopo un'esperienza triennale a Rosario in Argentina, dove già avevo lavorato al coordinamento dei corsi della ex L.153/1971, ora artt. 636, 637 e 638 del D.L.vo 297/94, destinati ai connazionali emigrati e ai loro congiunti, ma aperti anche a studenti non italiani. L'integrazione dei corsi della 153 nei curricoli locali è stata al primo punto del mio piano di lavoro anche in Argentina, dove ho contribuito all'approvazione e all'applicazione delle Leggi Jodor e Taborda -dai nomi dei senatori firmatari delle proposte di legge- che nel 95 hanno inserito l'italiano tra le lingue straniere previste nei sistemi scolastici delle Provincie (Stati federati) di Entre Ríos e Santa Fe.

Gli scopi fondamentali perseguiti dalla Legge 153/71, oggi recepiti dal nuovo Testo Unico della legislazione scolastica italiana (citato D.L.vo 297/94) sono: a) integrare il processo di scolarizzazione nel luogo di emigrazione con interventi utili ad un eventuale rientro in Italia, b) mantenere il contatto con la lingua e la cultura di origine per quanti non avessero in progetto il rientro in Italia. Ma ad eccezione del caso europeo, il rientro ha interessato una parte minoritaria della nostra emigrazione ed inoltre dagli anni 80 è in progressivo aumento il numero di studenti non italiani iscritti ai corsi della 153, che quindi ormai rientrano nell'orizzonte più generale della diffusione della lingua e della cultura italiana all'estero.

Quasi mezzo milione di persone nel mondo, secondo i dati del Ministero degli Affari Esteri, studiano oggi l'italiano nell'ambito dei corsi della 153. Dato assai significativo se consideriamo che G.Bellini, riferendosi al 1977, scrive che l'insegnamento dell'italiano nella regione di Maracaibo-Venezuela era in quel momento quasi inesistente [Civiltà Italiana, 1977], mentre oggi vi si contano oltre 4.000 alunni. W.Gardini riferisce che alla fine degli anni 70, nei comitati della Dante Alighieri dell'intera Argentina, gli studenti di italiano erano 14.000 [Civiltà Italiana, 1/4 1977], contro i 100.000 utenti dell'Alleanza Francese nello stesso Paese: ma già nel 97 14.000 studenti di italiano si contavano nella sola Circoscrizione Consolare di Rosario. Il continuo aumento della domanda di italiano ha perciò consigliato di limitare l'azione diretta dello Stato al controllo svolto dagli Uffici consolari e dal personale scolastico di ruolo su iniziative sorte localmente: l'Amministrazione centrale non avrebbe più dovuto organizzare direttamente le iniziative linguistico-culturali, ma ne avrebbe delegato l'organizzazione ad Enti gestori locali, ai quali sarebbero stati concessi contributi ministeriali a copertura di parte delle spese di funzionamento, di retribuzione e formazione docenti e di acquisto di materiale didattico. Il riconoscimento nei curricoli dei Paesi ospitanti dell'italiano come materia decisiva per la valutazione finale dello studente, alla stregua di una qualsiasi altra disciplina del curricolo, sarebbe diventata una delle priorità della nostra politica culturale all'estero. Di contro alle difficoltà che l'iter di integrazione curricolare comporta in ogni nazione (nella stessa Argentina le trattative sono apparse da subito complesse, per ragioni che qui non serve specificare) in Venezuela gli sforzi delle autorità diplomatiche e della dirigenza scolastica da me rappresentata sono andati a buon fine.

1. I corsi di lingua e cultura nella Circoscrizione Consolare di Caracas.

In tutto il mondo le iniziative linguistico-culturali ex 153 si possono distinguere in iniziative scolastiche ed extrascolastiche. Nella Circoscrizione Consolare di Caracas, che comprende un territorio grande il doppio dell'Italia, che si estende dal Mar dei Caraibi a Nord ed oltrepassa l'Orinoco per giungere fino alla foresta amazzonica a Sud, funzionano sia iniziative linguistico-culturali in ogni ordine e grado di scuola - compresa l'Università -, sia iniziative destinate prevalentemente agli adulti organizzate e gestite da associazioni o comitati non scolastici. A volte queste ultime iniziative possono essere destinate ad alunni in età scolare e possono anche tenersi nei locali scolastici, però non rientrano nell'orario normale e sono facoltative, quindi non appartengono alla tipologia dei corsi cosiddetti "inseriti" e hanno meno possibilità di essere "integrati" nel curricolo locale in un secondo momento.

Le scuole della 153 nella circoscrizione di Caracas sono 14, sono tutte private e quasi tutte comprendono ogni ordine di scuola; in più della metà di questi Istituti l'italiano si insegna in tutte le sezioni e quindi i destinatari sono tutti gli alunni del Collegio, anche se fino ad oggi la maggioranza dei casi non prevedeva la continuità dei corsi oltre il 6° grado della Primaria. Tutti sono Istituti d'istruzione venezuelani a pieno titolo, fondati da italiani che propongono l'insegnamento della nostra lingua come tratto caratteristico del loro progetto educativo.
È il caso di sottolineare che i corsi di italiano della 153 hanno poca tradizione in generale - nel mondo - a livello di istruzione secondaria di 2° grado, quindi anche per questo è particolarmente significativa l'innovazione venezuelana.

Al termine dell'a.s. 1999/00 contavano insieme: 56 corsi e 1268 alunni di scuola materna, 104 corsi e 2496 alunni di scuola elementare, 37 corsi e 1623 alunni di scuola media; essendo il totale generale nella circoscrizione di 284 corsi per 6333 alunni a luglio del 2000, le restanti iniziative sono di tipo extrascolastico: 32 corsi con 194 alunni in età di obbligo scolastico e 55 corsi per 752 alunni adulti o vicini alla maggiore età. Più difficile è il computo degli studenti che si iscrivono ai corsi di laurea e di dottorato in Italiano, in traduzione, interpretariarto e in didattica di L2 offerti dalle varie Università venezuelane, ma uno studio in tal senso è in corso ed i risultati verranno presto pubblicati.

I genitori degli studenti appartengono prevalentemente al ceto medio o medio-alto, sono quasi per la metà italiani o discendenti di italiani e spesso scelgono le scuole della 153 anche per la buona preparazione generale che molte garantiscono, in funzione del superamento dell'esame di ammissione alle migliori Università del Paese. Nei centri di Barquisimeto, Maracay, Puerto la Cruz, Ciudad Bolivar, le scuole dove si insegna l'italiano sono riconosciute tra le migliori della città; a Caracas sono ben otto e alcune di queste figurano tra gli Istituti più noti della capitale. Lo spirito da cui tutte sono animate risponde all'esigenza delle famiglie italiane di non perdere il corretto uso della lingua ma anche all'ambizione di imprimere negli studenti un'impronta italiana che contribuisca alla crescita della nazione venezuelana.

Fare dell'italiano una materia ufficiale nelle scuole straniere, dunque, è uno degli obiettivi fondamentali del Governo italiano non solo nell'ambito degli interventi a favore dell'emigrazione, ma anche in quello di una migliore definizione dell'identità nazionale italiana e della cultura europea. In Venezuela, come in tutti i Paesi che hanno conosciuto una forte immigrazione italiana, questa politica risponde anche agli interessi della nostra comunità qui residente. Tuttavia, la necessità dell'integrazione dei corsi di italiano nel curricolo scolastico venezuelano non dipendeva solo da considerazioni di politica speciale ed internazionale, ma anche da problemi squisitamente didattici di cui i docenti si fecero portavoce. Questi sottolineavano che le loro proposte didattiche stentavano ad essere accettate dagli alunni più grandi. Ciò non sembrava dipendere tanto dai loro limiti di preparazione, che pure non negavano, quanto dal fatto che i ragazzi capivano che la materia non entrava nella valutazione finale e quindi non si impegnavano abbastanza. Ci si rendeva conto che estendere l'insegnamento dell'italiano nel bachillerato in forma extracurricolare rischiava di peggiorare ulteriormente la situazione. Gli insegnanti lavoravano dunque al bordo della demotivazione; tra l'altro, che risultati si potevano sperare, in termini di apprendimento e acquisizione, se lo studio della lingua si interrompeva alla fine della primaria?

In funzione della precedente esperienza in Argentina mi consento alcune riflessioni comparative. La situazione venezuelana era in qualche modo estrema: anche in Argentina le scuole della 153 inserivano l'italiano extracurricolare nei loro orari settimanali, eppure lo prevedevano sempre fino all'ultimo anno del bachillerato e con risultati non particolarmente inferiori a quelli osservati nella primaria. Ma diversamente dal Venezuela l'Argentina ha una tradizione nell'insegnamento dell'italiano curricolare: nella prima metà del secolo e anche dopo, prima che il sistema scolastico fosse completamente decentrato, molti Collegi Nazionali e Scuole Normali avevano una o più cattedre di italiano. Inoltre, l'attuale sistema scolastico argentino offre maggiori spazi di autonomia alle singole unità scolastiche: pur non potendo integrare l'Italiano nel curricolo, le scuole private dove lo si insegna possono meglio lasciare intendere che una valutazione negativa in italiano può ostacolare la carriera scolastica. Non era così in Venezuela.


2. Le tappe dell'intervento e gli obiettivi raggiunti

2.1. Il sistema scolastico venezuelano

Dalla seconda metà degli anni '90, prima ancora dell'elezione del Presidente della Repubblica Hugo Chavez Frías, il sistema scolastico si sta indirizzando verso una riforma complessiva: alla precedente struttura Prescolar (obbligatorio nell'anno preparatorio alla prima elementare) + Primaria di 6 anni + Bachillerato di 5 anni, si sta sostituendo il nuovo assetto costituito dal Prescolar (sempre obbligatorio nell'ultimo anno) + quattro tappe di 3 anni ciascuna, con l'ultimo triennio di indirizzo accademico o professionale (Ciclo Diversificado). Gli anni complessivi di studio pre-universitario - senza contare il prescolar - dovrebbero passare così da 11 a 12, anche se per il momento la quarta tappa resta ridotta a un biennio, non essendo stati ancora emanati i regolamenti applicativi.

La tendenza a rinforzare il processo di scolarizzazione, anche in termini quantitativi, risulta confermata dalle più recenti direttive: si accorciano i periodi di vacanza e si va verso un aumento dell'orario settimanale, con inevitabile prolungamento al pomeriggio. Inoltre, per la prima volta nella storia della scuola venezuelana, i curricoli dei diversi segmenti non sarebbero stati decisi per intero dall'amministrazione centrale: per il 20% dell'orario obbligatorio dovevano essere i diversi governi regionali a fissare obiettivi e contenuti, completando i programmi di studio con altre discipline da essi indicate. Nell'80% di competenza federale è previsto l'insegnamento obbligatorio dell'inglese a partire dalla terza tappa.

In questo nuovo spazio riconosciuto all'autonomia si doveva inserire la nostra proposta, perché questo principio - relativo in prima fase all'autonomia "regionale" - si sarebbe tradotto prima o poi anche in valorizzazione dell'identità e del progetto di ogni singola scuola. L'evoluzione del sistema educativo in Venezuela, poi, non sempre ha poggiato su leggi primarie, atti ministeriali hanno spesso innovato sostanzialmente curricoli e modelli organizzativi. Ne consegue una complessità normativa tutta speciale, nella quale si intrecciano articolati approvati dal Congresso, decreti ministeriali, direttive emanate da commissioni di nomina governativa. Il Dirigente Scolastico provvedeva così a stendere una serie di relazioni informative rivolte all'Ambasciatore e al Console Generale, nelle quali si spiegavano le ragioni che consigliavano una nostra proposta di integrazione curricolare dell'italiano al Governo venezuelano, e si chiedeva di muovere i passi necessari.

Inizialmente il primo passo sembrò doversi indirizzare verso i Governatori degli Stati regionali interessati (Districto Federal, Miranda, Lara, Aragua, Anzoategui e Bolivar), per incidere su quel 20% del curricolo da definire in loco, ma poi ci si convinse che la strada di una proposta diretta al Governo centrale sarebbe stata più rapida e meno dispersiva. Il 14 aprile 1999 si avvia l'iniziativa diplomatica volta a favorire l'inserimento dell'italiano nel "pensum" delle scuole che lo richiedevano. Il primo incontro si tenne con il rappresentante del Ceremonial del Ministero degli Esteri venezuelano, Ministro Plenipotenziario Silvia Dorante, il quale ci promise l'appoggio del proprio Ufficio a una nostra istanza rivolta al Ministero dell'Educazione.

2.2. L'apporto degli Enti gestori e il ruolo dell'Ambasciata

Trascorsi sei mesi dalla trasmissione della nostra richiesta formale al Ministero dell'Educazione l'operazione sembrava bloccata. Il 7 ottobre 1999 convoco così i rappresentanti legali di tutte le scuole della 153 e nel corso della riunione si perviene alla stesura di un testo in cui si chiedeva all'Ambasciatore di riprendere l'iniziativa e che veniva poi firmato da tutti i presenti. Il secondo incontro avviene il 18 novembre 1999 direttamente al Ministero dell'Educazione con il Direttore Generale per le Relazioni Internazionali dello stesso Dicastero Nelson Barrios González.

In quell'occasione si discusse dei corsi di italiano nelle scuole, della loro lunga tradizione, del legame esistente tra i Collegi che offrivano la lingua italiana e la nostra collettività, dell'importanza dell'integrazione dell'italiano nel sistema formativo venezuelano come riconoscimento dell'importanza della cultura italiana e del contributo dell'immigrazione italiana alla crescita del Venezuela. Il Direttore delle Relazioni Internazionali si mostrò subito interessato alla nostra proposta e ci garantì il proprio appoggio a condizione che nella formazione dei docenti fosse coinvolto anche lo Stato italiano (cosa che già avviene, anche se N. Barrios non poteva saperlo) e che nessuna scuola rifiutasse l'iscrizione di un alunno per non aver studiato l'italiano nel Collegio di provenienza.

Il 4 aprile del 2000 si ha la svolta decisiva: Nelson Barrios - che aveva inoltrato la nostra istanza al più alto livello - ci trasmette due importanti documenti, il nulla-osta della Consultoría Juridica all'inserimento dell'Italiano nel pensum venezuelano ed una nota del Vice Ministro per gli Affari Educativi nella quale si chiedeva di specificare il numero di ore settimanali di lezione, la "fundamentación" dell'integrazione disciplinare e gli obiettivi didattico-educativi dell'insegnamento. A quel punto si trattava di passare alla parte operativa, per dare forma e contenuti agli atti richiesti, in particolare al programma di studio.

2.3. Il progetto curricolare preparato dalla Direzione Didattica

Si adottò una strategia unitaria tra le 26 scuole interessate, compresi dunque gli Istituti operanti nella Circoscrizione Consolare di Maracaibo, in modo tale da non chiedere autorizzazioni individuali per l'insegnamento dell'Italiano, ma proponendo al contrario un programma unico di lingua italiana che il "Ministerio de Educación, Cultura y Deporte" potesse far suo. In effetti, dati gli indirizzi dell'ordinamento scolastico venezuelano, una disciplina assume uno status pienamente curricolare nelle scuole di questo Paese anche in conseguenza dell'emanazione di relativo programma ministeriale da parte della locale Amministrazione.

I contenuti del programma che si approntò furono ispirati dalla nostra tradizione pedagogico-didattica, nel campo dell'italiano a stranieri e dell'insegnamento della lingua straniera in Italia più in generale. L'esame dei documenti programmatici per le discipline in ogni ordine e grado di scuola venezuelana fornì il modello che il programma avrebbe dovuto assumere: un capitolo iniziale detto Fundamentación, che sintetizzasse le basi epistemologiche della disciplina; una seconda parte molto più articolata chiamata Descripción del Área, dove venissero fissati il numero di ore settimanali, le indicazioni metodologiche, gli obiettivi formativi di ordine generale e specifico; ed infine il capitolo sulla valutazione, o Evaluación.

Per quanto riguarda i fondamenti si è guardato anche ai nuovi programmi per la scuola primaria italiana approvati con D.P.R. 104/85 relativamente a L2. I programmi didattici veri e propri, da inserire nella seconda parte, presentavano invece due difficoltà di elaborazione. La prima era relativa al numero di ore e la seconda riguardava gli obiettivi specifici. In Venezuela i piani di studio sono più rigidi e prescrittivi dei nostri: per ogni classe di ogni ordine e grado sono indicati circa cinque obiettivi generali, suddivisi a loro volta in articolate competenze specifiche per un totale di circa venti contenuti da affrontare nel corso dell'anno scolastico. Si trattava dunque di armonizzare il patrimonio italiano di esperienze e ricerca didattico-pedagogica con un modello che è quasi un piano di lavoro in classe per l'insegnante. Ciò che è stato prodotto ci sembra che valorizzi la gradualità del processo di insegnamento/apprendimento e la progressione a spirale, per cui è prevista la ripresa e lo sviluppo di contenuti precedentemente proposti. Le indicazioni di metodo riportate nel secondo e nel terzo capitolo si fondano su una concezione "aperta" della metodologia, che rifiuti ogni dogmatismo e che consideri varie linee di ricerca (cfr. Titone e Balboni). In relazione all'orario si è prevista una fascia di oscillazione tra un minimo di tre e un massimo di cinque ore settimanali, così da permettere uno sbocco effettivo a quei Collegi che intendessero orientarsi - e vi sono, almeno sul piano delle intenzioni - verso un modello vicino al bilinguismo. Ed infine, sempre nell'ottica di pervenire al riconoscimento dell'italiano curricolare in tutto il percorso formativo, e considerando che la recente Riforma prevede sì l'insegnamento obbligatorio della lingua straniera a partire dalla terza tappa (corrispondente alle attuali 2ª e 3ª media italiana + 1ª media superiore), ma non esclude l'insegnamento di L2 ad alunni più piccoli, il nostro progetto di programma doveva riguardare tutti gli ordini e gradi di scuola venezuelana, anche perché i corsi della 153 si tengono fin dalle prime sezioni di scuola materna (prescolar), di cui l'ultimo anno è peraltro obbligatorio.

Il 16 maggio 2000 il progetto viene sottoposto all'esame dei rappresentanti legali e dei direttori di tutte le 26 scuole della 153 durante una riunione in Ambasciata, e viene sottoscritto da tutti senza modifiche sostanziali. L'ultimo nodo da sciogliere, di ordine organizzativo e istituzionale, doveva riguardare il rifiuto del modello adottato nel bachillerato venezuelano del Collegio Francia, nel quale il francese L2 viene integrato nel curricolo come componente dell'ambito disciplinare "Educación al Trabajo" (Educazione al Lavoro). Il nostro obiettivo, al contrario, era la difesa della collocazione dell'italiano alla pari dell'inglese in termini di status curricolare, subito dopo la lingua spagnola. Non a caso il progetto curricolare era intitolato "Programa de Italiano". Alla fine, anche su questo punto si pervenne a una impostazione unitaria, nonostante il fatto che alcune scuole avessero manifestato di gradire la soluzione "francese", poiché sembrava garantire un carico minore in termini di aumento dell'orario scolastico complessivo.

Il 19 giugno 2000 si tiene l'incontro con il Vice Ministro per gli Affari Educativi Anibalis Turiz, presenti anche il Direttore Generale per le Relazioni Internazionali Nelson Barrios e alcuni tecnici delle Direzioni Generali competenti per i piani di studio. La nostra parte era rappresentata come sempre dal Consigliere dell'Ambasciata Giancarlo Curcio e da me. Dopo essersi riservato un esame attento e alcune eventuali correzioni del progetto curricolare, che fu consegnato in dischetto e in tre copie originali con le firme di tutti i responsabili dei 26 Collegi, il Vice Ministro espresse un consenso di massima sulle nostre proposte, ponendo 6 precise condizioni che ci sembra interessante riportare sinteticamente.
1) Lo studio dell'italiano nelle scuole venezuelane doveva avere un valore ai fini del proseguimento degli studi in Italia.
2) Tutte le scuole interessate all'innovazione dovevano adottare il medesimo programma di italiano.
3) Lo studio dell'italiano non avrebbe dovuto comportare alcuna discriminazione tra gli alunni, italiani o venezuelani che fossero.
4) Allo spagnolo doveva essere sempre e comunque riconosciuto lo status di "prima lingua".
5) L'inserimento dell'italiano nel pensum non doveva rappresentare motivo o giustificazione per aumenti delle rette scolastiche.
6) L'adozione dell'italiano come lingua seconda non avrebbe dovuto comportare la minima attenuazione del rispetto dei simboli della patria venezuelana (esposizione della bandiera nazionale, della figura del Libertador, etc).
Riguardo al primo punto rispondemmo che era già così, data la vigente normativa italiana: gli Attestati di Frequenza con Profitto dei corsi della 153 consentono l'iscrizione automatica alle classi corrispondenti di scuola italiana e chi ha studiato l'italiano L2 nelle scuole superiori straniere è esonerato dall'esame di lingua italiana per l'accesso alle nostre Facoltà universitarie; sugli altri cinque punti non potevamo avere alcuna difficoltà alla piena accettazione delle condizioni poste.
A conclusione della trattativa, il 26 settembre 2000 il nostro Ambasciatore Adriano Benedetti incontrerà direttamente il Ministro dell'Educazione Hector Navarro Diaz, ricevendo ampie garanzie sulla imminente emanazione dell'atto governativo venezuelano. Per i tempi richiesti dalle procedure interne all'Amministrazione locale, ci vorranno tuttavia altri otto mesi per giungere alla Risoluzione n. 235 del 31 maggio 2001.

Si può osservare, infine, che le modalità "esclusive" della trattativa - nel senso che gli unici agenti operativi e propositivi sono stati sempre e solo la Rappresentanza e la dirigenza scolastica del Consolato Generale - si rendono necessarie in operazioni come queste per i tempi relativamente brevi nei quali si devono articolare le varie tappe dell'intervento. Certamente, e soprattutto in fase di elaborazione del progetto curricolare, sarebbe stato particolarmente significativo un coinvolgimento dell'Università venezuelana e del corpo docente dei corsi della 153, ma in quel caso forse non avremmo avuto la Risoluzione ministeriale in vigore già per l'a.s. 2001/02, senza contare il rischio di un "calo di intensità" della nostra proposta alla parte venezuelana che il prolungarsi dei tempi poteva comportare. È sempre opportuno considerare, inoltre, che ancora più rischioso sarebbe il moltiplicarsi di soggetti rivolti contemporaneamente alle competenti autorità locali; queste ultime possono percepire il concreto interesse di un altro Governo alla valorizzazione della relativa lingua straniera solo se la rispettiva Ambasciata si presenta come unico titolare della trattativa, e solo l'evidente interesse del Governo di un Paese amico le vincola strettamente. Il problema è che le nostre Ambasciate potrebbero fare molto di più per favorire la diffusione della lingua e della cultura italiana nel mondo, e ciò lo dimostra proprio il fatto che quando - come nel caso venezuelano - i nostri diplomatici sono dinamici e attenti alla materia, pronti ad ascoltare i loro tecnici (Dirigenti Scolastici, Direttori degli Istituti di Cultura o Lettori), i risultati arrivano e possono essere anche di assoluto rilievo. Va peraltro considerato che in alcuni casi l'Ambasciatore può impostare l'iniziativa diplomatica anche a seguito delle proposte e dei progetti presentati da agenti locali ed esterni all'Amministrazione: professori universitari di italiano, affermati italianisti, docenti ed operatori scolastici particolarmente preparati; il punto è - come già detto - che l'obiettivo può essere raggiunto con ben maggiore grado di probabilità se l'interlocutore delle Autorità del Paese ospitante resta sempre e solo la nostra Rappresentanza diplomatico-consolare.


3. Il piano di lavoro per il prossimo triennio

Come è facile capire, l'integrazione dell'Italiano nei curricoli delle scuole venezuelane che aderiscono alla ex 153 ci permette per la prima volta di operare in modo sistematico anche nei loro bachillerati, che formano circa 3.000 ragazzi solo nella circoscrizione di Caracas. Inoltre, alle 26 scuole che attualmente offrono corsi d'Italiano se ne potrebbero aggiungere altre in tempi brevi. È dunque ragionevole prevedere un totale di almeno 14.000 alunni nei corsi di italiano in Venezuela alla fine del prossimo triennio, mentre oggi contiamo 7.000 studenti nella circoscrizione carachegna e 4.000 in quella di Maracaibo.


3.1. Gli insegnanti oggi a disposizione: il personale docente assunto in loco ed il suo percorso formativo

Nella circoscrizione di Caracas - i dati di Maracaibo non sono disponibili in merito, ma sarebbe fondamentale averli in tempi brevi - i docenti di italiano che prestano servizio nei corsi della 153 sono 85:
- 40 sono laureati in varie discipline, in Facoltà italiane e non, ma solo in 3 vantano titoli specifici per l'insegnamento dell'italiano a stranieri;
- 45 sono in possesso di titolo di scuola secondaria di secondo grado, rilasciato in Venezuela per circa la metà degli interessati e in Italia per un'altra ventina; solo in 25 presentano un titolo abilitante all'insegnamento (ma non dell'italiano L2 come è ovvio);
- quasi tutti sono di lingua materna italiana e hanno studiato in Italia, perché se anche nati in Venezuela o in altro Paese sono comunque figli di italiani; anche la minoranza che ha appreso l'italiano come seconda lingua ha comunque studiato per un periodo in Italia.

Questa sembra essere la realtà in buona parte del mondo, dove all'assistenza scolastica dei nostri emigranti e dei loro congiunti hanno provveduto gli stessi italiani emigrati che erano in possesso di un titolo di studio, magari solo di scuola secondaria, in qualche modo capace di garantire l'istruzione di base. Tuttavia, senza nulla togliere al valore di questa esperienza storica, connessa tra l'altro a un lungo periodo di colpevole latitanza dei nostri Governi sulla materia, è giunto ormai il momento di prevedere per gli insegnanti non di ruolo che saranno assunti dai Gestori una sorta di titolo "minimo", in assenza del quale non appare possibile lo svolgimento di un'attività scolastica "che integri in modo idoneo l'azione diretta del Ministero degli Affari Esteri" (art. 638 del D.L.vo 297/94).

Per coloro che sono già in servizio sono previste ogni anno attività di formazione/aggiornamento realizzate con contributi ministeriali. Tali attività hanno carattere intensivo, da lunedi a venerdi per un totale di almeno 30 ore. Dal 1985 tali attività si sono organizzate quasi ogni anno nella circoscrizione di Caracas e si ricordano come particolarmente innovative quelle tenute dall'Università per Stranieri di Perugia nel 1994 e 1995. Tuttavia, puntando ad un salto di qualità nella preparazione degli insegnanti d'Italiano che dovranno rendere operativa in Venezuela l'integrazione curricolare della lingua, ci si deve porre alcuni obiettivi:
- migliorare la preparazione degli insegnanti già in servizio e dotarli delle tecnologie didattiche e docimologiche necessarie e sufficienti per gestire il processo di cambiamento che è stato innescato;
- stabilire un percorso formativo universitario e di formazione in servizio che garantisca agli insegnanti il possesso dei requisiti previsti ed il loro mantenimento attraverso l'autoformazione permanente;
- stabilire a quali Enti formatori affidare nel futuro la riqualificazione degli insegnanti già in organico e la formazione dei nuovi docenti di italiano, considerando anche che l'età media del personale sta avanzando e che il numero complessivo degli insegnanti dovrà aumentare in conseguenza del previsto aumento del totale di corsi ed alunni;
- consolidare e sviluppare ulteriormente il volume delle iniziative, una volta garantita una maggiore disponibilità di personale insegnante qualificato.

Per quanto riguarda la formazione in servizio, benché un corso di aggiornamento di 5 giorni all'anno lasci indubbiamente tracce positive, le soluzioni adottate fino ad oggi non sono sufficienti a colmare le lacune derivanti dall'assenza di studi specialistici di livello universitario. Iniziative di formazione a distanza, peraltro, risultano obbligate dove e quando si registra l'assenza di "Profesorados de Italiano" in loco (istituti universitari di lingue straniere con corsi di laurea in italiano), ma è noto che non è agevole controllarne il funzionamento e soprattutto occorre riconoscere che il docente di italiano formato a distanza difficilmente parlerà e scriverà in italiano al livello che richiederebbe la professione. In Venezuela deve entrare necessariamente in gioco l'Università locale, che con rinnovato entusiasmo deve mettersi alla testa del processo di trasformazione in atto e gestire il grande potenziale di rilancio degli studi di italianistica che questo comporta. Anche se un titolo universitario abilitante può essere già conseguito alla "Escuela de Idiomas Modernos" dell'Università Centrale del Venezuela, "Licenciado en Idiomas Modernos, Italiano" (Laureato in Lingue Moderne, Italiano), purtroppo dal 1975, anno di fondazione della Escuela, divisione della "Facultad de Humanidades y Educación", la media dei professori di italiano laureati è di uno all'anno, laddove per rispondere adeguatamente alle esigenze che si profilano ci vorrebbero almeno cinque laureati all'anno. È dunque alla incrementata attività degli Istituti Universitari, riappropriatisi della loro funzione istituzionale, che si affiancherà meglio l'attività dei più importanti Enti formatori italiani di docenti di italiano L2, che propongono i loro pacchetti di formazione e possono facilmente adattarli alle specifiche esigenze di ogni scuola.

La disponibilità di un numero sufficiente di insegnanti qualificati, inoltre, soddisferebbe le esigenze delle attività extrascolastiche rivolte prevalentemente agli adulti, settore sottodimensionato e che presenta interessanti potenzialità di sviluppo.
Da un'indagine conoscitiva portata a termine in alcuni "Centri Italo-Venezuelani" emerge che sono molti gli italovenezuelani che non conoscono l'italiano e che vorrebbero impararlo, anche insieme ai loro figli. Si consideri inoltre che i giovani italiani tra i 17 e i 30 anni iscritti all'anagrafe del Consolato Generale di Caracas sono 15.122, ma gli studenti della stessa fascia di età iscritti ai corsi di italiano sono solo 347. I dirigenti delle istituzioni più rappresentative della collettività, e la rete consolare - Consolato Generale e Vice Consolati - dovranno cooperare nella diffusione dell'informazione su tutte le opportunità di apprendimento dell'italiano che si presentano sul territorio.

Se volessimo indicare una delle cause che contribuiscono ad ostacolare la formazione continua degli insegnanti già in servizio, come il rinnovo e l'aumento dell'organico, dovremmo affrontare il grave problema del modestissimo status degli operatori scolastici e culturali in Venezuela. Difficile pensare di riuscire a far studiare per oltre un centinaio di ore all'anno docenti costretti al doppio lavoro per soppravvivere. Ciò spiega come nella "Escuela de Idiomas Modernos" si continuino a preferire i corsi di laurea per traduttori e interpreti, che garantiscono una professione retribuita molto meglio di quella di un professore. Qui gli stipendi degli insegnanti difficilmente superano i 400.000 bolivares al mese (circa un milione e duecentomila lire), mentre il costo della vita è per molti aspetti superiore a quello italiano.

Attualmente la disponibilità finanziaria è di circa 50 miliardi di lire per il sostegno dei corsi della 153 nel mondo, e di circa un miliardo per le stesse attività in Venezuela; può aumentare nel prossimo esercizio ma non di moltissimo, e i contributi ministeriali non possono essere destinati solo alle spese per la retribuzione dei docenti, devono essere impiegati anche per l'acquisto di materiale didattico: la disponibilità sull'apposito Capitolo di bilancio del M.A.E. non sarebbe sufficiente in ogni caso a coprire il fabbisogno ed a risolvere il problema. Ci si dovrà quindi muovere sul piano degli incentivi, programmando interventi di spesa mirati a retribuire l'attività di formazione in servizio e la realizzazione di progetti di innovazione e sperimentazione didattica, anche attraverso borse di studio per viaggi di perfezionamento in Italia. Allo stesso tempo, all'intervento diretto del M.A.E. e della Rappresentanza diplomatico-consolare si dovrebbe affiancare quello degli Enti gestori, perché soltanto con le risorse finanziarie di entrambi sarà possibile superare l'ostacolo di cui stiamo parlando; si vuole affermare - in particolare - che le scuole della 153 dovrebbero essere tra quelle che meglio retribuiscono il proprio corpo docente in generale, anche per garantirsi i migliori professori di Matematica, Scienze e Spagnolo e meglio competere sul mercato dei titoli scolastici. È ovvio che ai fini del consolidamento e dello sviluppo dell'insegnamento dell'italiano nel mondo è necessario che le scuole straniere che comprendono cattedre di italiano siano tra le migliori nei contesti in cui operano, per il livello professionale di tutti gli insegnanti, per il numero accettabile di alunni per classe (che non può essere di 35-40 allievi), per gli spazi ben attrezzati, razionali e sicuri che devono ospitare le attività scolastiche. Se ai docenti di italiano si riesce a garantire da subito uno stipendio adeguato alla loro specializzazione, il corso di laurea in "Licenciado en Idioams Modernos" sarà nuovamente ambito e l'insegnamento dell'Italiano nella scuola sarà nuovamente considerato un buono sbocco professionale.

Infine, l'ultima condizione a nostro avviso ineludibile affinché il rilancio dell'italiano sia operativo, al di là degli accordi programmatici e delle petizioni di principio, è che si istituiscano borse di studio a favore dei connazionali emigrati meno abbienti che consentano ai loro figli di proseguire i loro studi nelle scuole della 153. In Venezuela come in tutta l'America Latina, buona parte della nostra collettività sta soffrendo di una forte crisi economica e non possiamo certo pensare di escludere i connazionali meno fortunati dal processo di crescita auspicato.


Conclusioni

Se è vero che ormai l'inglese è la lingua adottata unanimemente per le transazioni commerciali e per le comunicazioni ufficiali, non appare altrettanto vero che la sua adozione abbia trasceso l'utilitarietà (messa tra parentesi, ovviamente, la pubblicazione della ricerca scientifica, che comunque non riguarda la massa degli studenti di inglese L2). Dell'inglese ci si serve, cioè, quando è necessario e poi lo si ripone con gratitudine per tornare alla lingua che ha marcato la nostra crescita affettiva, con la quale noi o i nostri antenati abbiamo costruito logicamente e linguisticamente il mondo che ci circonda pronunciando i nomi degli oggetti, delle tecniche, delle ricette, degli odori, dei sapori, dei sentimenti. L'integrazione curricolare dell'italiano, dunque, non è solo una conquista formale, ma può trasformarsi nel luogo della continuità culturale della nostra comunità che si apre alla condivisione con la comunità ospitante: riconoscimento pieno e affettuoso dei venezuelani, che oltre a riconoscerci autonomia nella formazione dei figli dei connazionali condividono i vantaggi di una scuola plurale.

La sfida è entusiasmante e coinvolge tutti, a cominciare da quanti in Italia già da molto tempo hanno approntato specifici strumenti d'intervento per la formazione degli insegnati di Italiano L2 e nella formazione in servizio degli insegnanti già operanti sul territorio. Le Università carachegne hanno già avanzato le loro proposte di collaborazione, così come quelle di Maracay, Merida e Maracaibo: tutte sarebbero entusiaste di stringere rapporti di scambio e cooperazione con le omologhe italiane; tutte hanno già stabilito di programmare congiuntamente gli opportuni interventi sia per quanto riguarda l'individuazione del profilo dell'insegnante d'italiano e delle sue esigenze più urgenti sul piano della formazione in servizio, sia per quanto riguarda la definizione di un curricolo specifico per la formazione universitaria dei futuri docenti.

Ciò che a nostro parere rende particolarmente stimolante l'innovazione venezuelana che qui stiamo presentando, e che dovrebbe motivare la collaborazione, è il carattere di sperimentazione che ne caratterizza l'avvìo: si noti in particolare il carattere "aperto" del terzo ed ultimo articolo della Risoluzione Ministeriale. Il fatto poi che il Governo italiano attribuisca un valore ai corsi di italiano ai fini di un eventuale proseguimento degli studi in Italia, sembra essere il fattore che può determinare l'aumento esponenziale della domanda in Venzuela. Ciò sembra essere ancor più certo se si considera che l'integrazione curricolare dell'italiano non solo non comporterà alcuna discriminazione tra gli alunni, italiani o venezuelani che siano, ma non dovrà costituire nemmeno motivo o giustificazione per aumenti nelle rette scolastiche: l'innovazione può trasformarsi in una ulteriore ragione, tra quanti si rivolgono alla scuola privata, per sceglire una scuola "italiana".

Infine, dopo aver argomentato le ragioni che rendono eccezionale la congiuntura che sta vivendo il Venezuela in relazione all'insegnamento dell'italiano, e dopo aver spiegato perché e come quanti le hanno comprese potranno collaborare con noi, non resta che sottolineare la necessità che siano stanziati i fondi sufficienti a garantire la realizzazione di tutte le proposte di progetto che ci aspettiamo giungano copiose

Appendice:

GACETA OFICIAL DE LA REPUBLICA BOLIVARLANA DE VENEZUELA - Martes 5 de junio de 2001

MINISTERIO DE EDUCACION, CULTURA Y DEPORTES
REPUBUCA BOLIVARIANA DE VENEZUELA.
- MINISTERIO DE EDUCACI0N, CULTURA Y DEPORTES.-
DESPACHO DEL MINISTRO.- RESOLUCION N° 235 CARACAS, 31 DE MAYO DE 2001.- AÑOS 191° Y 142°.-

De conformidad con lo establecido en el artículo 45 de la Ley Orgánica de la Administración Central, en concordancia con los artículos 48, 61 y 107 de la Ley Orgánica de Educación,

CONSIDERANDO,
Que el Ministerio de Educación, Cultura y Deportes es el organismo garante del sistema educativo venezolano y en tal virtud lo corresponde planificar, crear y autorizar los servicios educativos de acuerdo con las necesidades nacionales,

CONSIDERANDO:

Que el Ministerio de Educación, Cultura y Deportes vinculará y coordinará sus actividades con los organismos o institutos nacionales, y mantendrá relaciones por medio de los mecanismos del Ejecutivo Nacional con organismos internacionales en el campo de la educación, la ciencia y la cultura,

CONSIDERANDO:
que oída la opinión de los organismos técnicos competentes, y evaluada la solicitud formulada por el Gobierno de Italia a través de su Embajada en Venezuela, para la inclusión del idioma Italiano como lengua extranjera en el programa de estudios en 26 planteles privados, en los niveles de Educación Preescolar, Educación Básica y Educación Media Diversificada, de nuestro sistema educativo.

SE RESUELVE:

ARTICULO 1°:

Poner en vigencia a partir del año escolar 2001-2002, os Programas de estudio de la asignatura de la Lengua Italiana, como asignatura obligatoria para las Escuelas que se mencionan a continuación:

A.-) EN LA CIUDAD DE CARACAS:
-COLEGIO AMERICO VESPUCIO
-UNIDAD EDUCATIVA BOLIVAR Y GARIBALI
-COLEGIO NUESTRA SEÑORA DE POMPEI
-UNIDAD EDUCATIVA COLEGIO PATRIA
-COLEGIO SAN FRANCISCO DE ASIS
-UNIDAD EDUCATIVA COLEGIO SAN MARCOS
-JARDIN ¡DE INFANCIA Mi CASITA BLANCA
B.-) EN LA CIUDAD DE PUERTO LA CRUZ:
-ESCUELA ITALO VENEZOLANA ANGELO DE E MARTA

C.-) EN LA CIUDAD DE MARACAY:
-ESCUELABASICA COLEGIO JUAN XXIII
-PREESCOLAR MI CASITA

D.-) EN LA CIUDAD DE BARQUISIMETO:
-UNIDAD EDUCATIVA COLEGIO SAN PEDRO
-UNIIDAD EDUCATIVA ROSA Y CAROLINA AGAZZI

E.-) EN CIUDAD BOUVAR:
-COLEGIO ITALOVENEZOLANO MARIA MONTESSORI

F.-) EN LA CIUDAD DE MARACAIBO:
-UNIDAD EDUCATIVA ANTONIO ROSMINI
-UNIDAD EDUCATIVA El ARCA DE LOS NINOS

G.-) EN LA CIUDAD DE CABIMAS:
-UNIDAD EDUCATIVA COLEGIO JUAN XXIII
-ESCUELA PUBLICA MONSEÑOR BRIÑEZ

H.-) EN LA CIUDAD DE PUNTO FIJO
-UNIDAD EDUCATIVA COLEGIO CRISTO REY

I.-) EN LA CIUDAD DE VALERA:
-UNIDAD EDUCATIVA COLEGIO LOS CEDROS

J.-) EN CIUDAD OJEDA:
-UNID ADEDUCATIVA COLEGIO PROFESOR JULIO GRACIAS
-UNIDAD EDUCATIVA JACQUES LACAN

K.-) EN LA CIUDAD DE MERIDA:
-NIDAD EDUCATIVA COLEGIO INMACULADA CONCEPCION
-UNIDAD EDUCATIVA COLEGIO SALESIANO SAN LUIS
-UNIDAD EDUCATIVA COLEGIO NUESTRA SEÑORA DEL ROSARIO

L.-) EN LA CIUDAD DE SAN CRISTÓBAL:
-UNIDAD EDUCATIVA COLEGIO LOS PIRINEOS DON BOSCO
-UNIDAD EDUCATIVA METROPOLITANO

ARTICULO 2°:
El número de horas que se dictará de la lengua italiana, será de un mínimo de tres (3) horas, a un máximo de cinco (5) horas semanales, adicionales del horario mínimo obligatorio establecido por esto Ministerio.

ARTCULO 3°:
Lo no provisto en esta Resolución será resuelto por el Ministro de
Educación, Cultura y Deportes.

Comuníquese y Publíquese.

HECTOR NAVARRO DIAZ
Ministro de Educación, Cultura y Deportes

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