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NAVIGANDO IN UN MARE
SENZA ONDE:
parole, note e multimedialità.

Domenico Cipriano risponde alle domande di Ameritalia.

Ameritalia: Caro Domenico, siamo molto contenti che tu abbia accettato il nostro invito: aspettavamo proprio l'occasione di conversare con un poeta e con te avremo addirittura la possibilità di farlo senza dimenticarci della musica…
Chiariamo subito questo punto: nella nota informativa che ci hai mandato si dice che "la parola, scritta in jazz, si fonde con le note". Che cosa vuol dire scrivere in jazz?

Cipriano: Da tempo volevo scrivere sull'affascinante universo della musica afroamericana, a cui mi sono dedicato come ascoltatore in primo luogo e come organizzatore di Festival in un secondo momento. Mi accorsi col tempo che potevo parlare di questo mondo solo attraverso i suoi strumenti, quindi attraverso la poesia che si immedesimasse nei ritmi del jazz. Ecco allora che le parole cercano di rincorrersi attraverso figure retoriche come le allitterazioni, paranomasie, rime interne e alternate, consonanze e dissonanze, che permettono alle sillabe di riprodurre un lungo assolo, legandosi alle parole precedenti dal punto di vista fonetico, come lo fanno le note in una sequenza cercata dal solista. Nell'assolo il musicista parte da un'idea, poi offre spazio alle note che in quell'istante sente proprie, usa fraseggi ritornando poi all'idea originaria che solitamente è il tema; nelle poesie scritte in jazz, cerco di ricreare quelle successioni di suoni, proprio come il solista, con dinamiche di tempi che si realizzano nel brano, a seconda delle esigenze dei contenuti o degli stati d'animo espressi e della musicalità interiore.

Per fare un'esempio, ecco una poesia che ci richiama un tessuto ritmico di 2/4: "Una retta - diretta - in un punto - statica - vetta - di luce - rifratta - rigiro - il bicchiere - di grappa -…ecc."; in un'altra, invece, troviamo due tempi differenti a seconda dei versi che leggiamo, quindi si passa da un 2/4 per i versi: "Cerchio riflesso - lampade flebili - esili ritmi nati - dai cerchi sommati", ad un ritmo più ampio per i versi della stessa poesia, che è un 3/4: "Ogni cerchio è oscuro nel centro / ripercorre insistente se stesso / ridesto nei segni invadenti / del mondo e i simboli tondi". Questa ricerca musicale non risponde ad uno schema prefissato e quindi ad un tempo dato in origine, e penso sia riuscito ad esprimerla al meglio proprio nei brani che parlano della musica Jazz, col titolo di BODY AND SOUL, preso in prestito dall'omonimo standard jazz, sfociato nel più complesso progetto "J.P. band", con il trio jazz di Enzo Orefice e l'attore Enzo Marangelo.

Ameritalia: La musica afroamericana...: ancora una volta è il luogo di un incontro di culture, la stazione da cui parte un viaggio creativo... Raccontaci meglio come ascoltavi e come ascolti la musca che qui, in Venezuela è quotidianità, è liquido in cui siamo immersi, prossimità da cui a volte non ci riesce di prendere le distanze... Che cos'è la musica afoamericana per una persona che come te proviene da una terra ricca di un'antichissima tradizione musicale popolare, colta ed a sua volta galleggiante sui suoni mediterranei?
Cipriano: L'incontro con la Musica Jazz è avvenuto a piccoli passi, traghettato dalla musica fusion e le atmosfere di Pat Metheny. Ritengo che questo sia un passaggio quasi obbligatorio per chi, giovane e curioso, proviene dalla musica rock, attraversando ogni forma di espressione che quest'ultima può offrire. I primi brani di jazz vero e proprio li ho appresi con gli arrangiamenti di Gil Evans sui pezzi di Mingus, ed anche in quel caso c'era lo strumento chitarra che mi faceva avvicinare alle "nuove" sonorità. Poi è stato tutto un susseguirsi di scoperte e conferme, soprattutto guardando alle forme sperimentali più ricercate.

Ritengo da sempre, tuttavia, che ci sia una certa vicinanza della Musica Jazz alle espressioni popolari, in primo luogo "la tarantella", tipico ballo dell'interno della Campania, dove momenti improvvisativi sono espressioni del solo che c'è nelle formazioni jazzistiche. In secondo luogo guardiamo quanto le contaminazioni musicali siano riuscite a "rapire" dal sound tipico del Mediterraneo, con forme espressive che utilizzano alcune eccezioni proprie del jazz e delle sua camaleontica capacità di esprimere la musica del mondo. Una capacità di incontro che ha anticipato e continua ad anticipare di decenni quante sono le esigenze di congiunzione o scontro che il panorama mondiale offre nella vita quotidiana.

Ameritalia: Quando organizzi un festival di musica afroamericana in Italia che cosa cerchi di dare al tuo pubblico? Voglio dire: che forma cerchi di dare al tuo pubblico?

Cipriano: Quando ho iniziato a proporre il jazz in Irpinia, eravamo solo agli inizi delle proposte di Festival in Italia, con esempi concreti in consolidate manifestazioni come quella di Umbria Jazz, ed altre che non cito, ma che conservano ancora oggi la loro capacità di proporre ottima musica.
La mia, così quella dei miei amici, era solo una sfida a proporre qualcosa di nuovo, in cui credevamo e che amavamo (ed amiamo tuttora), far conoscere forme espressive e di arte concrete in un panorama non ancora pronto a recepire l'arte in genere. Poi è arrivato il periodo del boom dei festival jazz, visti soprattutto come fenomeno di moda, ma anche formato da tanti appassionati che sono stati educati grazie al contributi di tanti che hanno voluto osare ed offrire queste forme di arte dove non sarebbe mai stata apprezzata. Ora penso che sia anche il momento della poesia, da proporre come arte ed offrirla ad un pubblico curioso e che vuole essere informato, e saperla offrire con forme che rispondono al periodo che viviamo, fatto di velocità e immagini, suoni e libertà; l'importante è che sia rispettato il contenuto, in modo da avvicinare nuovi fruitori e non allontanare i palati già esigenti -tra l'altro ci tengo a dire che proprio questi ultimi, tuttavia, a volte risultano i più conservatori, rifiutandosi di accettare il mondo e il suo cambiamento e la capacità di anticipazione degli artisti.

Ameritalia: Vivere la lingua della musica afroamericana lasciandosi dire dallo strumento primordiale della parola, ancora poesia che si fa jazz. É bella l'immagine delle parole che si rincorrono cavalcando figure retoriche: quando cominci a manipolare il linguaggio e a godere dei piacerei che questa manipolazione assicura?

Cipriano: Non parlerei di manipolazione del linguaggio, quanto di libertà trovata nella musicalità del linguaggio. Infatti, quando "scrivo in jazz" è il momento in cui più sento che mi lascio andare alla parola, alla sua corsa naturale, come un cavallo selvaggio che corre in seguito ad una paura, un richiamo recondito e animale. Naturalmente occorre che si sia padroni delle figure retoriche per "cavalcarle"; si sia padrone degli strumenti con cui muoversi: una corsa con un'automobile, conoscendo bene le tecniche della guida, altrimenti si rischia un incidente. La manipolazione a questo punto arriva anche, e si pone come piccoli accorgimenti, in quei punti dove la musica sembra si sia bloccata, o meglio, c'è stata una nota stonata, dovuta ad una distrazione o una difficoltà incontrata in un primo momento improvvisativo.

Ameritalia: Parli di allitterazioni, paranomasie, rime interne e alternate, assonanze e dissonanze, con grandissima disinvoltura ed affetto; la retorica non ti spaventa, non sembra che limiti la tua libertà espressiva, ma sia per te lo strumento dal quale estrai le tue note di solista... Dicci qualcosa in più sul rapporto che stabilisci tra pentagramma e grammatica...

Cipriano: Come dicevo, occorre che si conoscano gli strumenti con cui si lavora, ma credo che nel mio caso si pone un importante rapporto con l'educazione alla musica ed al ritmo, con il quale ho a che fare da almeno 20 anni, come ascoltatore, sempre alla ricerca di espressioni di suono originali e innovative, per vedere dove si può spingere la musica e la capacità di ascolto della stessa. Nello stesso tempo sento che ho il bisogno di mettere in ordine e tenere sotto controllo l'esigenza di libertà che mi investe, per questo conservo tutto in una forma geometrica abbastanza formale (basta vedere come le poesie sono distribuite sul foglio) e lasciando che la libertà di suono e di espressione si liberi in quello spazio, un po' come avviene su una scrittura sul pentagramma, dove in ogni caso si rispettano regole, non potendo dar luogo ad una nota stonata, ma certo suonando una nota che sfugge all'orecchio poco allenato. Ritengo di "fare" jazz, ma non certo di "fare" free jazz, anche se ho utilizzato questo termine per la sezione del libro come omaggio a Ornette Coleman, volendo omaggiare la sua figura e l'idea di libertà di spirito e non di struttura musicale o di scrittura.

Ameritalia: Facci capire meglio come traduci in suoni di lingua la tecnica del musicista che parte da un'idea e gioca con le note, che fa sue solo dopo averle emesse dallo strumento. Come ti appropri, in parole, dei fraseggi e delle successioni di suoni per poi ritornare all'idea originaria al "tema"?

Cipriano: Tutto avviene per la musica che ci batte dentro. Ognuno di noi quando scrive dovrebbe rispettare il ritmo dei sentimenti che lo investono provando a rispedire questa musica, fatta di allegria, malinconia, passione, ecc. nelle parole e nella loro sequenza. Basta osservare un jazzista in fase di assolo, pur restando fedele al tema, realizza un assolo diverso in relazione al luogo, alla serata e l'emozione che quel brano su cui improvvisa gli trasmettono.

Così con la poesia, partendo da un ritmo, ad un tratto una espressione ti suggerisce un cambiamento di ritmo, ma in generale se siamo di fronte ad una poesia malinconica, la malinconia di fondo resta e deve essere trasmessa se è un testo riuscito. Porto l'esempio di un "walzer" che leggo come musica naturale per scrivere su Michel Petrucciani, "Aveva l'ombra di nano / gigante nel suono / le mani sul piano - danzavano / liane intrecciate alle corde del basso / statura di un asso…" questa sequenza dovrebbe essere cullata da un valzer dove "nano-suono-piano, ecc." indicano il tempo di lettura e di scrittura, che è anche molto regolare, poi in "danzavano" muta la dinamica per legarsi al verso successivo, ecc. - proprio come avviene nel giro di walzer -, per poi ritornare alla dinamica precedente con "statura di un asso", quasi un freno all'accelerazione consumata. Ma essendo in fondo una poesia che vuole esprimere una nota malinconica, questa viene ripresa nel verso di chiusura: "…e lacrime attente". E ancora, il brano "Chiocciolina" suona in questo modo: "Sillabando al cellulare il tuo volto / bruni - colano - riccioli - sul collo / ho l'aspetto deriso / ripreso più volte - indeciso / tasti neri si adattano ai versi trascritti…ecc." Questa prima parte è vicina alla scala musicale utilizzata da T. Monk per "Brilliant corner" per poi continuare con "un tempo lento …guardami ancora una volta e il tuo orgoglio…ecc." perché in questo caso si inizia con una richiesta sostenuta e intrisa di ira, ma poi alla fine il pezzo diventa una richiesta malinconica e di speranza. In tal caso l'accelerazione è in partenza e devo dire che non pensavo certo a Monk quando l'ho scritta, ma sicuramente questa sua musica era dentro di me quando le parole "irate" sono venute fuori; ecco allora ritengo di essermi appropriato della musica di musicisti per esprimere simili sentimenti. C'è infine da aggiungere che questo nella poesia avviene con pochi versi, nella musica con tante note.

Ameritalia: Musicalità interiore, esigenze dei contenuti, stati d'animo espressi: tutte emozioni e forze creative che hanno a che fare con lo scenario... Che flussi si stabiliscono tra queste entità che si manifestano in scena?

Cipriano: In scena tutto acquista la forza del concerto jazz. In effetti il mio ruolo è relativo nell'ambito del concerto, dovendo leggere solo alcuni frammenti, e presentare la figura del poeta dal punto di vista scenico, scrivendo e lasciando all'attore Enzo Marangelo i testi da interpretare. Anche perché la parola diventa jazz proprio durante una esecuzione. In un primo momento io scrivo dei versi che per stesura fonetica richidono una certa esecuzione, ma il momento in scena fa trasformare l'attore in un solista in grado di gestire sempre in modo diverso i suoni che vengono fuori dal testo scritto. Quindi la capacità di esercitare un forte "impatto improvvisativo" a seconda delle serate, tipico dei concerti di musica improvvisata, è espressa proprio dall'attore e dalla sintonia con i musicisti, con l'effetto di trovarci di volta in volta con un brano diverso da quello del concerto precedente: come dicevo, un modo di uno standard, che è la poesia scritta da me, e la musica realizzata da Enzo Orefice. Circa i contenuti, ci troviamo di fronte a testi che parlano della musica jazz, dei protagonisti, delle atmosfere; un piccolo viaggio in questa musica, quasi un omaggio, che a volte è lo spunto metaforico per parlare di aspetti che sono propri alla mia poetica.

Ameritalia: Tempo della musica, tempo dei versi. Sarebbe molto bello se riuscissimo a condividere con te la percezione dell'analogia: ricordaci ancora come un verso può avere un ritmo di 2/4 o di 3/4 e facci ancora un esempio...

Cipriano: Come dicevo prima, il tempo lo detta la parola; una sequenza di rime o assonanze dettano la lettura secondo un tempo e così via. In questo sono bravissimi i componenti della "J.P. band" con cui abbiamo discusso i singoli testi e le musiche, e con i quali si è subito instaurata una complicità intorno ai testi e ai ritmi ed i tempi con cui occorreva eseguirli. Ad esempio nel brano "Si addossa al corpo del basso / e passa dal tocco all'abbraccio", già alla prima lettura il bassista comprese che occorreva un tempo veloce, ma morbido nel contempo, un 3/4, per poi passare ad un tempo di 2/4: "di donna - in ginocchio virtuosa - in posa - di sposa all'altare - o in erotica presa a domare". E' meraviglioso vedere come quello che hai pensato, la musica che avevi dentro nel momento della scrittura, viene poi riportata alla perfezione in scena.

Ameritalia: A questa stimolante e propedeutica conversazione manca solo il godimento e l'abbandono dell'ascolto: aspettiamo il tuo disco di prossima uscita e promettiamo di essere spiritualmente presenti ai tuoi concerti. Le risposte che ci hai dato invece di apagare la nostra curiosità hanno dato vita a nuovi interrogativi che speriamo tu voglia aiutarci a sciogliere in un'altra occasione. Grzie ancora ed a presto.

Cipriano: ...Ed io vi prometto di suonare le mie parole jazz un po' anche per voi! Spero di reincontrarvi presto

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