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Quando si cammina per strada, a volte capita di incrociare lo sguardo di un passante e, senza volerlo, si comincia a fantasticare sulla sua esistenza. L'altro giorno stavo andando da Petare a Chacaito in metropolitana come di solito, ma questa volta avevo dimenticato il libro che stavo leggendo: Lanzas colorada di Uslar Pietri. Lo faccio apposta di portarmi qualcosa da leggere in metropolitana perché altrimenti mi fisso a lungo sui visi della gente tanto insistentemente che più di qualche volta mi sono state lanciate occhiate che mi dicevano chiaramente di smettere. Così, senza libro, non mi restava da fare altro se non cercare qualche viso interessante da osservare.
Alla stazione Los Cortijos salì un uomo di circa settant'anni, robusto, con una pancia superba, ampie stempiature tra i capelli quasi bianchi e con due occhi mobilissimi pieni di storie da raccontare: preciso a mio nonno!
Chiaramente non potevo staccare gli occhi da lui fino a quando i nostri sguardi si incontrarono. Fu molto spontaneo sorridergli, esattamente come facevo con il nonno che era simpaticissimo. Lui ricambiò il sorriso e rimase appeso alla maniglia fino a quando il posto accanto a me si liberò e lui si sedette vicino a me.
- ¿Por qué me miras tanto, niña?
- No, nada... ¡es que Usted se parece full full a mi nono!
- ¿Y por qué dices "nonno", era italiano?
- Sí el era de Genova.
- Ah bueno, entonces tenemos más parecidos tu "nonno" y yo porque soy de Sorrento
- ¡Conchale, vale! Mi nono siempre soñó con llevarse a la nona a Sorrento de viaje de boda y nunca pudo.
- E tu, non parli italiano?
- Sì, e mi farebbe tanto piacere chiacchierare un po' con lei.
-Affare fatto io sto solo facendo una passeggiata.
-Benissimo, non ci speravo! Ora siamo a Chacao e la prossima stazione è Chacaito che ne dice di sederci su una di quelle panchine sotto gli alberi?
- D'accordo.
Non avevo mai avuto la possibilità di conoscere a fondo il nonno perchè era morto quando ero ancora bambina, però ricordo la sua esporessione e sento la sua presenza come se fosse qui. So dai racconti della mamma che venne in Vnezuela dopo la guerra cercando di dimenticare gli orrori vissuti e cercando di rifarsi una vita. Arrivò a La Guaira, il porto di Caracas, dopo 45 giorni di viaggio in un piroscafo malandato e pieno di gente.
Ero molto emozionata peché questo signore, di cui non sapevo neanche il nome, mi faceva sentire come quando il nonno mi teneva per mano: sicura e ben disposta ad ascoltare racconti meravigliosi. Ma non mi lasciò il tempo per continuare le mie fantasticherie perché, non appena i sotterranei della metropolitana ci restituirono alla luce del giorno, mi chiese:
- Come ti chiami?
- Matilde e lei?
- Ruggero. Quanti anni hai?
- Diciotto...
- Io ne ho quasi quattro volte tanto.
- Lavora ancora?
- No, non più, ma ho tanto lavorato: ho cominciato quando non avevo ancora la tua età
- E che lavoro faceva?
- Eh, ho fatto tanti lavori, ma mi sono pensionato da capitano di lungo corso, anche se quello per me non era un lavoro, ma una passione.

Iresel, Caracas 27 ottobre 2004

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