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Le rassegne di "Nuove Lettere"
Di Roberto Pasanisi

Rassegna della poesia   -   Rassegna delle riviste   -   Rassegna editoriale   -   Rassegna delle associazioni e degli enti culturali

 

Rassegna della poesia

Con la pubblicazione di queste utili ed essenziali rassegne che Roberto Pasanisi ha preparato per la rivista che dirige, si inaugura la collaborazione tra "Ameritalia" e "Nuove Lettere".

Rassegna della poesia

Brandisio Andolfi, Dentro la tua presenza. Poesie religiose, Foggia, Bastogi, 1999
"Dentro la tua presenza di Brandisio Andolfi rivela una poesia che aspira alla teologia e alla filosofia, ma esprimendosi in maniera cantabile e semplice. Si tratta di una lirica "collinare", pacata e dolce, turbata appena da intimi soprassalti di commozione che non investe le vette o le cime. Questi versi sono un "ex voto" cristiano che ha il sapore delle fontante della pietà o di polle limpidissime che possono muovere all'incanto "infantile" del'anima e degli occhi."
"Se tutti vivessero dentro la tua Presenza / gli uomini, Signore, vedrebbero / la Verità senza ombre. / Vedrebbero oltre la propria esistenza; / conoscerebbero il dolore della vita" (p. 11).

Lidia Are Caverni, Il passo della dea, Signa (FI), Masso delle Fate Edizioni, 1999.
"...s'intravedono rispondenze foniche, allitterazioni, consonanze, assonanze, rime imperfette: tracce di un discorso che tenta di farsi luce." (Cesare Galimberti). "Lo stile secco secco, essenziale, a tratti lapidario, senza punti, senza virgole, senza null'altro che laparola catturata e scritta" (Andreina Corso)
"Allo scempio non si pensava / dove gridavano gli uccelli / fra le cattedrali incompiute / era sempre un deserto a che cosa / aspettare la pioggia per all'improvviso / fiorire una tenuità di coccinella / un lambire lieve di lingua / e ognuno è un insetto che la vita /persegue." (p. 45).

Miranda Clementoni, L'eco del tempo, Foggia, Bastogi, 1997
"Quelle stanze silenziose, metafisiche, mi sono sembrate allora luogo religioso, sacrale, luogo oracolare. Di Sibilla. Che "è parlata", è attraversata, ed è ambiguamente, ossimoricamente, felice e dolente, di quella actio o forse passio, voluta e non voluta. [...] Eppure, l'identità di quella voce va verso le rive di un'altra - hölderliniana - identità: totale e immobile: ne torna indietro, dopo aver qualche volta raggiunto la soglia, il confine. Trepida per il nulla. "Fino a che punto / languirà l'ombrosa istante della vita / e l'insidia del nulla /soggiornerà nell'invisibile traccai del dubbio" (Enigma). Ma "oltre il segreto del mistero", comunque, quell'enigma incanta." (p. 57)".

Paola Ferrarese Pieroni, Lo sguardo di Orfeo, Firenze, Edizioni Polistampa, 1998
"Paola Ferrarese Pieroni, nata a Firenze, dove risiede, ha seguito studi classici e musicali. I suoi interessi di tipo musicale si sono realizzati nell'attività di cantante lirica. Lo sguardo di Orfeo è la sua prima opera pubblicata."
"Ne deriva un mixage multimediale in cui agiscono l'iconicità surrealista di un'Ade modernamente rivisitata; la segmentazione musicale di una voce che cerca apici cristallini, velature profonde o recitativi elencativi da teatro dell'assurdo" (Fanco Manescalchi, p. 8).
"All'alba s'imperla la montagna // Resurrezione // E nuova // si stupisce del suo giorno // Nel bianco si dilata / fino a cingere il tramonto / ed il sublime" (Grazie per ogni giorno, p. 9).

Francesco Giuntini, La catena dei giorni, Firenze, Edizioni Polistampa, 1998
"Dalla centralità globale, nella trilogia, della Clessidra della selva oscura (finanche figurale: è il calligramma di una X ed anche di una nave che si rispecchia nell'acqua) si può e si deve muovere nella decifrazione dell'opera gintiniana in un viaggio ircolare anche se "fu illusione / sopra lo specchio del dolore / governare il destino delel navi". Ed è proprio partendo da questa metafora, Lo specchio del dolore, o forse del dolore dello specchio, del suo in/possibile scheggiarsi, che può iniziare la nostra navigazione nell'opera-uomo di Francesco Giuntini." (Franco Manescalchi, La fabbrica del tempo, p. 8).
"Se lo specchio ricorda delle vele / la bianca leggerezza, della mano / l'indocile coraggio: // eccomi pronto, / parto all'onda obbediente e alla fortuna." (L'obbedienza, p. 9).

Danilo Mandolini, L'anima del ghiaccio, Milano, L'aliante, 1997 (Premio "Nuove Lettere" 1997)
"Danilo Mandolini è nato a Osimo (AN), dove vive, nel 1965. Ha pubblicato le raccolte Diario di bagagli e di parole [...], A guardia del non ritorno [..] e Una misura incolmabile [...]. [...] Ho deciso di riproporre quei frammenti di passato - quello stesso passato, che tanta parte ha in questa raccolta - per sottrarli al mio personale oblio, prima, e a quello di eventuali altri, poi. [...] Si tratta [...] del desiderio di riprodurre, anche nella lettura, il disagio, la dura pena di vivere ed il profondo senso di solitudine dei quali si alimenta la "storia" che questo libro racconta." (Nota, p. 3).
""Cast a cold eye / on life, on death / horseman, pass by!". / Al ritorno, come in ogni / ritorno, li trovo lì, / seduti su di un molo, a / guardare il volo di / una stella sulla darsena. / Poi, quando risalperò / si stringeranno insieme e / mi diranno, loro, gli / uomini, che non sanno perché / mi lasciano andare." (p. 18).

Giovanni Marini, Il bambino chiamato Zio Ciccio, Salerno, Poligraf Arti Grafiche, 1999
"Giovanni Marini, nato a Sacco (SA) il 1.1.1942. Risiede a Salerno. [...] 1975 - Noi folli e giusti, Premio Viareggio opera prima, Editore Marsilio."
"Il libro Noi folli e giusti muove da un simbolismo quasi ungarettiano volto a cogliere una condizione esistenziale che sfiora il crepuscolarismo." (Giorgio Carproni)
"Costui il cavolfiore d'opachi sorrisi e tanti / se apeerto dalle foglie con le mani // in fondo a un giardino dopo il muro / e la ringhiera di cinta: lo vidi! // Un orco crdetemi per me / una resurrezione // ci tornai più volte quando entrando lo strappai / lo colsi lo levai in alto beffantesi di me // della pattuglia di cittadini in fretta / marcianti" (Il cavolfiore, p. 19).

Leonard Nolens, Congedo e altre poesie, a cura di Giorgio Faggin, Pistoia, Via del Vento Edizioni, 1999
"Leonard Nolens, considerato generalmente come il massimo poeta fiammingo della sua generazione, nasce nel 1947 a Bree nel lImburgo belga e risiede a Berchem (Anversa). [...] Per comprendere l'ars poetica dell'artista fiammingo è indispensabile leggere I suoi quattro diari, pubblicati tra 1989e il 1998 [...] Essi fanno di Nolens non soltanto uno dei più grandi prosatori della letteratura neerlandese, ma anche un memorialista di statura europea."
"La tavola si muove strisciando, stanca di non reggere mani / che parlano, bicchieri su cui voi vi specchiate. / [...] / La casa è caduta su di un fianco, inosnne per la pena / guarda da porte e finestre cieche." (p. 3).

Pier Paolo Pasolini, Poesie, Milano, Garzanti, 1999
"Nel 1970 Pier Paolo Pasolini curò personalmente un volume di "poesie vecchie" tratte da Le ceneri di Gramsci (1957), La religione del mio tempo (1961) e Poesia in forma di rosa (1964). Considerava questa scelta come "un atto conclusivo di un periodo letterario per aprirne un altro" e su richiesta di Livio Garzanti ne scrisse l'introduzione, intitolandola Al lettore nuovo. L'antologia - qui riedita integralmente con l'aggiunta di una breve nota - proponeva un volume di poesie a sei anni di distanza dall'ultima raccolta pubblicata. "Sei anni sono pochi: ma se si pensa che il primo di questi volumi che qio sono antologizzati è uscito nel giugno del '57 (e la poesia Le ceneri di Gramsci che gli dà il titolo, è del maggio 1954), allora l'intervallo di sei anni diventa l'intervallo di un'intera epoca letteraria e politica (anche se in parte, con le ultime poesie, vissutanella transizione). Suppongo quindi di rivolgermi a un "lettore nuovo". E adesso non so e non voglio dare altro che informazioni".
"Me ne vado, ti lascio nella sera / che, benché triste, così dolce scende / per noi viventi, con la luce cerea // che al quartiere in penombra si rapprende. / E lo sommuove. Lo fa più grande, vuoto, / intorno, e, più lontano, lo riacende // di una vita smaniosa che del roco / rotolìo dei tram, dei gridi umani, / dialettali, fa un concerto fioco // e assoluto." (Le ceneri di Gramsci, p. 25).

Camillo Pennati, Una distanza inseparabile, Torino, Einaudi, 1998
"Camillo Pennati è nato a Milano nel 1931 [...]. Oltre che poeta è anche traduttore di testi di narrativa e di poesia. [...] Una distanza inseparabile raprresenta la più importante silloge della produzione poetica di camillo Pennati. In questa raccolta di poesie, scritte tra il 1983 e il 1997, l'autore intensifica la ricerca di immagini e di ritmi che esprimono le tematiche a lui care del rapporto uomo-natura. Versi lunghi e articolati, lesico prezioso (ma non arcaicizzante) miscelato con il prosastico, immagini concettuali che passando da un testo all'altro creano un reticolo di evocazioni, danno la scansione di un ritmo interiore."
"Deriva il sole / tra le nubi che sopra gli si avventano / coi loro cumuli // e s'inabissa il suolo / o affiora ai flutti elettrizzanti della luce / ora sommersa ora inondandolo sgombra." (Nubi squarciate d'azzurro, p. 27).

José Luis Reina Palazón, Exotarium. La soledad del día, Sevilla (Spagna), Ediciones Alfar, 1990
"José Luis Reina Palazón es Profesor de Lengua y Cultura Española en Frankfurt (Alemania). [...] Los poemas de Exotarium confrontan una serie de situaciones claves (el recuerdo, el olvido, "la muerte a sí mismo" la de los otros, la reflexión sobre el propio ser, el amor, la soledad, la escritura) con el fin proceso de creación mismo como manantial de una identidad ideal y en qué manera esas vivencias y su expresión contribuyen a una visión distinta".
"Vienen los sueños / y apenas sabes tú si te conoces. / La vida juega en tí su doble cara: / mil ramas de deseos / brillan cerca, sonoros, / aquí, / en tu corazón;" (p. 13).

Rabindranath Tagore, Il dio vicino, a cura di Brunilde Neroni, Parma, Guanda, 1998
"Il tema religioso, quello del rapporto tra uomo e Dio, è ilfilo rosso che percorre l'intera, vastissima opera di Tagore, conferendo senso e unità a tutti gli altri temi e motivi trattati (la natura, l'amicizia e l'amore, l'istanza sociale e politica). Il risultato è duplice: da una apret, ogni aspetto della realtà viene immerso e innalzato nella dimensione metafisica; dall'altra, in virtù di tale compenetrazione, la divinità è resa immanente in ogni cosa e in ciascuno di noi, secondo la visione che Tagore assorbì dalla lettura delle Upanisad. Ed è proprio in questa immagine, quella di un "Dio vicino", presente e raggiungibile, che si condensa il nucleo dell'ispirazione tagoriana".
"M'è toccato il servizio d'essere tuo cantore. / Ho espresso nei canti la voce dei fiori primaverili, / il ritmo delle tue foglie fruscianti. / Ho cantato nelle placide notti e nella pace del mattino. / II fremito delle prime piogge estive / è passato nelle mie melodie / come l'ondeggiare delle messi autunnali." ( Passando all'altra riva, p. 16).

 

Rassegna delle riviste

Rassegna delle riviste

"Antares"
"Revista de cultura sub egida Uniunii Scriitorilor)", è "Editata de Fundatia Culturala "Antares" cu sprijinul Ministerului Culturii" a Galati, sulle sponde del Danubio rumeno. Diretto da Corneliu Antoniu, il Collettivo redazionale che presiede alla rivista è costituito da Nicolae Bacalbasa, Nicolae Colceriu, Constantin Frosin, Grisa Gherghei, Vasile Ghica, Iulian Grigoriu, Dumitru Pricop, Dan Rapa, Dumitru Tiutiuca, Lucian Vasiliu: poesia, narrativa e saggistica - rumena e straniera, in accurate traduzione - si susseguono nelle dense pagine del periodico est-europeo, enclave neolatina nel cuore del mondo slavo.

"L'Italia Fra Noi"
"L'Italia fra Noi" (www.neticon.net/fra-noi) è un "periodico trimestrale per la diffusione della lingua italiana" pubblicato a Tessaloniki, Grecia: Direttore, Amelia Cepollaro; Caporedattore, Mariangela Rapacciuolo; Collaboratori fissi, M.Teresa Reicher, Elena Papadaki. È "nata nel 1999, dall'entusiasmo e dall'amore per la lingua italiana e dal desiderio di diffonderla. È una rivista principalmente didattica e cerca di dare, con i suoi articoli e le sue schede pedagogiche, delle idee in più agli insegnanti di Italiano come lingua straniera (LS). Vuole essere il punto di incontro tra docenti, un punto di riferimento degli italianisti. "L'Italia Fra Noi" non è soltanto didattica. Ha uno spazio riservato alla cultura italiana (Sezione Cultura), agli studenti di italiano (Sezione Studenti) e infine possiede una sezione chiamata Bacheca dove vi sono scritti i principali appuntamenti nazionali e internazionali, esami CELI, CILS, ecc. e annunci vari. "L'Italia Fra Noi" è aperta a tutti i professori di Italiano come LS."

"Studi d'Italianistica nell'Africa Australe"
("Italian Studies in Southern Africa") - Esce presso il Department of Romance Languages dell'UNISA (University of South Africa), a Pretoria, questa rivista bilingue (Italiano e Inglese) diretta da Anna Meda dell'UNISA e Rita Wilson della University of Witwatersrand con la collaborazione dell'API (Association of Professional Italianists), di cui il journal è espressione, e degli altri non numerosi italianisti sudafricani. Il Comitato scentifico internazionale (International Editorial Board) della rivista si compone di molti italianisti di riconosciuta fama internazionale: da Giovanni Antonucci a Walter Geerts, da Pietro Gibellini ad Armando Gnisci, da Franco Lanza a Graziella Parati, da Mario Petrucciani a Giuseppe Stellardi e molti altri. La rivista si segnala anche per la felice, qualificata fusione di scrittura scientifica e scrittura creativa, divisa com'è nelle sezioni Unpublished texts / Inediti, Articles / Saggi, Notes and gleanings e Book reviews / Recensioni: nell'ultimo numero (XIII, 2, 2000), leggiamo fra gli altri gli articoli di Ermenegilda Pierobon, In risaia della Marchesa Colombi e la poetica della bellezza, e Gerhard van der Linde, Marginal notes à propos Magris' Danubio and Morselli's Contropassato Prossimo; le recensioni di Marinella Spina a Francesco Lanza, Tutto il teatro, e di Gerhard van der Linde a Gino Moliterno, Encyclopedia of Contemporary Italian Culture.

Rassegna editoriale

Apogeo

Francesco Bollorino, Psichiatria online, Milano, Apogeo, 1999
Questo libro curato da Francesco Bollorino, psichiatra genovese, sviluppa una lunga e accurata riflessione sull'uso della 'rete' in psichiatria, (un buon mezzo psicoterapico) e si presenta latu sensu un testo per comprendere più a fondo la rivoluzione delle vie di comunicazione che coinvolge ormai tutti che usino o no internet. Psichiatria in rete nasce come filiazione dalla redazione di POL.it, la prima rivista di psichiatria online. L'intento è di sviluppare " una coscienza civile diffusa e matura dei vantaggi e dei limiti che l'introduzione di questi strumenti (comunicare in rete) comporta, a tutti i livelli." Praticare la professione di psichiatra investe l'ambito del linguaggio e la dimensione etica, tutt'e due connessi in vario modo alla società, a seconda del suo esercizio. Questo libro, che unisce saggi diversi, affronta vari settori di intervento e di uso della tecnologia telematica; dall'assistenza psichiatrica, alla psicoterapia, allo scambio di notizie e aggiornamenti, alla dipendenza da Internet e le forme di perversione a cui può associarsi. L'estensione dei mezzi dell'informazione può facilitare e anche rendere posssibile, superando difficoltà oggettive, una migliore e più sincera comunicazione, avvantaggiandosi dell'anonimato e della segretezza. Formazione, ricerca, consulenze, terapie, interrelazioni online, allargano il nesso mente-cervello ad una triade che include il PC. Migliorare l'uso di quanto' l'intelligenza artificiale ' mette a disposizione di tutti permette di superare il limite, che sempre o quasi fa parte della vita: sentirsi isolati o lavorare isolati. Da questo punto di vista diventa indispensabile.

Francesco Bollorino-Andrea Rubini, Ascesa e caduta del terzo stato digitale, Milano, Apogeo, 1999
È il risultato e la testimonianza di una collaborazione nata in rete e che è continuata in rete. I due autori: uno a Genova l'altro in Nepal hanno pensato questo libro che fa il punto su una realtà ormai sotto gli occhi di tutti, ma della quale paradossalmente non tutti sembrano accorgersi; è la "Lettera rubata" del racconto di Poe, dei giorni nostri. La convinzione di fondo, come è spiegato nella prefazione, è che "la capacità di usufruire del mezzo informatico...(crea) una specie di realtà sociale trasversale, priva di connotazioni geografiche, politiche e … socio-economiche...". Questo libro partorito dalla 'rete', le somiglia moltissimo anche,"tipicamente ipertestuale ...tre livelli di lettura … testo principale ...note in calce alle pagine ...schede in coda ai capitoli ...". Esso ha "nella rete la sua naturale prosecuzione": sul sito della casa editrice è possibile trovare spazio per interventi e discussioni che richiamano i temi trattati. Una nuova classe sociale, "il terzo stato digitale che si raccoglie intorno alla realtà emergente dell'information technology" è la nuova categoria,il ' paradigma' tecnologico, di cui ognuno di noi può far parte, purché ne abbia voglia.

And Rathbone, Un computer senza problemi, Milano, Apogeo, 1998
È un prezioso manuale per comprendere gli elementi base dell' informatica, di facile consultazione e arricchito da immagini. L'introduzione contiene anche una guida per l' uso del libro. Il testo vuole rispondere a tutte le domande che sorgono a chi si trova faccia a faccia con questo mezzo della tecnologia, e deve imparare ad usarlo , evitando di perdere la calma di fronte ai problemi. Può essere anche disarmanti ma che è una sorta di imprinting. . "Voi non siete imbranati,..talvolta però i computer si comportano in modo da farvi sentire imbranati e ciò è perfettamente comprensibile. Diversamente dai bambini di oggi, voi non avete avuto a che fare con i computer sin dall'asilo e non avete neppure dedicato loro molta attenzione." Questo manuale è diviso in capitoli e illustra tutto ciò che è possibile sapere per l'uso di un PC : dall'anatomia di base alla sua struttura,dalle notizie sulle periferiche esterne alle schede di espansione,alla ricerca dei guasti e l'individuazione dei malfunzionamenti .I Il volume che fa parte della collana For Dummies ed è disponibile in libreria e nei computer shop è un modo completamente nuovo di pensare la teoria e le teorizzazioni: unisce la precisione delle notizie e degli insegnamenti necessari e fondamentali, alla rapidità e alla comprensibilità delle informazioni; è un buon maestro e un buon tecnico sempre a disposizione e a portata di mano.

Reva Bash, Ricerche online, Milano, Apogeo, 1998.
Della stessa collana, Ricerche online di Reva Bash, si presenta come " La via più facile per fare ricerche su Internet", "Una lettura pacevole per raggiungere la conoscenza senza perdere il buon umore".Anche questo volume presenta una ricca introduzione nella quale ci sono anche indicazioni per il suo miglior utilizzo: i paragrafi hanno una guida iconografica che consente di orientarsi più facilmente tra i consigli e le informazioni. Il manuale è rivolto a chi comincia l'uso di Internet, "L'incredibile quantità di informazioni che Internet mette a disposizione di chiunque, e la velocità con cui cambiano e vengono aggiornate, appare spesso come un ostacolo a chi deve eseguire ricerche online. Trovare semplicemente ciò di cui si ha bisogno è l'obiettivo principale di chi si avventura in questo libro, e una guida esperta al proprio fianco è il modo migliore per non perdersi". Uno strumento molto utile, quindi, che consente "Una lettura piacevole per raggiungere la conoscenza senza perdere il buon umore" ed anche per migliorarla. Il vantaggio di questo manuale, di pratica veloce ,sicura e intelligente, come scrive l'autrice è di consigliare ed insegnare a diventare un esperto ricercatore online economizzando energie e tempo. La seduzione della rete può irretire, se invece sappiamo quali sono i suoi difetti impariamo una gestione più soddisfacente. L'autrice individua quattro punti importanti da ricordare:"Tutto è in linea","È tutto gratis" "Basta inserirlo nel proprio computer ed estrarlo da lì", "È tutto a disposizione di chi vuole prenderlo". Diviso in cinque parti può essere letto di seguito ma anche consultato secondo un personale ordine, sembra fatto apposta per chi vuole capire divertendosi e conservando la propria creatività anche quando impara.

Vito Cirillo, La malitalia e I malitaliani, Roma, ARLEM, 1996.
Questo libro è stato pubblicato grazie all'impegno, soprattutto culturale, "di un gruppo di autori, tecnici e professionisti che lavorano ispirandosi a principi di solidarietà fra autori e di diffusione della loro opera prescindendo, nella misura del possibile, dalla logica di mercato". Il saggio "cerca di individuare, nella secolare storia italiana, i mali che da sempre caratterizzano l'Italia." L'autore, meridionale, segretario dell'Istituto laziale di studi storici,muovendo dalla considerazione che "Lo scenario complessivo della realtà italiana è, in verità, deprimente." propone soluzioni o vie di nuovo impegno sociale che ha battezzato 'neoumanesimo'. È il segnale sincero di una coscienza civile, dettato dalla cultura , dal legame e dal sentimento di appartenenza al proprio paese, che fa sentire la sua voce in un'Italia che spesso dimentica i suoi cittadini, la voce di una provincia che provinciale non è.

James F.Masterson, Il sé reale, Roma, Astrolabio, 1997.
L'autore,professore al Cornell University Medical College, compie una riflessione teorica sulla pratica clinica che ha svolto, "Il punto di partenza di Masterson è che la psicoanalisi tutta, e in particolare la teoria delle relazioni oggettuali, abbia sostanzialmente trascurato il concetto di 'sé'.", e propone invece un nuovo tipo di tecnica analitica che chiama "comunicazione alla pari.". "Mutuata dalle teorie della Mahler, questa tecnica, mantenendo la neutralità terapeutica, offre il riconoscimento necessario all'emergere di un sé reale maturo, forte, sicuro e stabile." Articolato attraverso una ricerca che analizza la difficoltà non solo dei pazienti borderline, ma di tutti gli individui, ad appropriarsi delle proprie capacità e a vivere pienamente la propria vita sociale e affettiva. Partendo dalla necessità di staccarsi dall'unione simbiotica con la madre, il terapeuta deve aiutare il paziente attraverso "il rifornimento emotivo", come avrebbe dovuto fare la madre a suo tempo, a costruire un sé soddisfacente. È insieme una ricerca e una nuova nascita nella quale comunicazione e empatia sono fondamentali: terapeuta e paziente formano una diade di scambio emotivo e la cura affettiva consente al secondo di costruire un 'sé' più fiducioso nelle proprie possibilità e libero di esplorare la propria vita e di fare le proprie esperienze.Si tratta quindi di riuscire a costruire una 'base sicura' che possa consentire di affrontare paure, distacchi, separazioni.


Astrolabio

Herbert S.Strean, Il guaritore ferito, Roma, Astrolabio, 1996.
Questo libro ha come sottotitolo "Terapeuti che fanno del sesso con i loro pazienti" e raccoglie quattro esperienze significative dell'autore, direttore del New York Center for Psychoanalytic Training, interpretate come "un sintomo vero e proprio" del rapporto analista-paziente. Nella storia della psicoanalisi è accaduto a molti 'grandi padri' di avere difficoltà a controllare il desiderio sessuale e l'attrazione per una paziente. Otto Rank,per esempio, ebbe una storia d'amore con Anais Nin e anche Jung ebbe relazioni sentimentali con sue pazienti. Viene anche continuamente registrato un aumento del fenomeno, senza contare i casi che per vari, ma comprensibili motivi vengono tenuti nascosti. Tra discorso sulla seduzione e riflessioni sul significato di incesto si innesta la considerazione che il rapporto terapeuta/paziente può essere pensato come uno spazio nel quale "Non sono solo le reazioni di transfert del paziente a influenzare il processo e l'esito del trattamento: un importante contributo è dato anche dalle reazioni soggettive di controtransfert del terapeuta.... Paziente e terapeuta tendono ora a considerarsi come due individui vulnerabili, del tutto simili sotto molti aspetti, che formano un' 'alleanza'...", abbandonato il modello medico,"pazienti e terapeuti hanno cominciato a vedersi reciprocamente in modo molto diverso da come si vedevano agli esordi della psicoterapia. ". La situazione terapeutica è interpretata come relazione, interazione, e comunicazione; l' incontro empatico di due persone, di cui quindi può far parte anche l'attrazione sessuale. Considerando il paziente 'un essere umano sofferente', la partecipazione emotiva da parte del clinico, l'abbraccio terapeutico,per così dire, diventa un mezzo adeguato a riparare il vuoto affettivo di cui il paziente si sente vittima. Elemento importantissimo della psicoterapia è da considerarsi la personalità del terapeuta, la cui struttura psicologica ne influenza anche l'efficacia. Lo stesso Freud scriveva "che ogni psicoanalista procede esattamente fin dove glielo consentono i suoi complessi e le sue resistenze interne". I cambiamenti sociali e culturali hanno prodotto cambiamenti anche nel modo di vedere il terapeuta, e questi cambiamenti hanno investito soprattutto la sfera dei comportamenti sessuali. "Molti terapeuti sostengono oggi che le esperienze sessuali prematrimoniali ed extraconiugali sono vie maestre della salute mentale.". Anche il cinema ha raccolto suggerimenti da alcune vicende o le ha inventate, producendo come un effetto bumerang.
Il libro di Herbert S. Strean raccoglie esperienze di psicoterapeuti che hanno rinunciato all'atto sessuale con pazienti, attraverso "la loro personale psicoterapia.". "La novità diI questo libro è appunto il tentativo di leggere il sesso tra terapeuta e paziente non come il tragico scivolone di un acrobata, ma come un sintomo vero e proprio, e di cercare di cogliere tratti specifici di tale patologia.". Questo testo quindi si presenta come un modo approfondito e senza schemi di guardare ad una questione ritenuta anche decisiva per la guarigione del paziente e la sua indipendenza, e per riconsiderare il rapporto terapeutico fecondo per entrambi i ruoli.


Bonacci

Grazia Avitabile, Italian for the english-speaking, Roma, Bonacci editore, 1999;
Gruppo Meta, Uno corso comunicativo di italiano per stranieri, voll.1-2, Roma, Bonacci editore, 2000
Il primo volume è una grammatica di italiano studiata e destinata a studenti stranieri di lingua inglese, ed è corredata da esercizi e esempi. Contiene anche un vocabolario e delle letture illustrative della cultura italiana. Si presenta come un testo di facile uso e di agile consultazione, che viene a riempire un vuoto; "offrendo mezzi adeguati per i soggiorni in Italia e anche per sostenere conversazioni di carattere generale.".
Il corso comunicativo di italiano per stranieri in due volumi, per un primo e un secondo livello, è rivolto a chiunque voglia imparare la lingua italiana. Pensato e realizzato tenendo conto dell'applicazione immediata delle conoscenze acquisite, è diviso per Unità, ed è strutturato su un numero base di ore (120 ore di lavoro in classe). "La lingua viene presentata in contesti autentici attraverso un'ampia gamma di attività, al fine di favorire nello studente l'acquisizione degli strumenti e delle strategie necessarie per comunicare in reali situazioni d'uso." Ispirato alle esperienze di didattica più recente e in vista soprattutto dell'utenza e della funzionalità, consta di quattro parti: Libro dello studente, Libro degli esercizi e sintesi di grammatica, Guida per l'insegnante, e di un Set di audiocassette.


Bollati Boringhieri

Fulvio Salza, Solo una dea, Torino, Bollati Boringhieri, 2000.
L'autore, che insegna Estetica all'Università di Torino, traccia in questo suo libro un percorso a ritroso intorno alla "mitologia del femminile". Scavando in quello che hanno scritto alcuni autori del novecento, ripercorre il tema del matriarcato e altri miti o figure, sessuali e no, che ci aiutano a comprendere che cosa al di là dei mutamenti sociali permane e alimenta il fantastico e l'immaginario "soprattutto da parte degli uomini". Salza, partendo da Bachofen che pur appartenendo all'ottocento entra di diritto nel novecento,come ci spiega nella prefazione, compie un lungo tragitto attraverso psicoanalisti e scritttori e approda all'idea che tutte le immagini del femminile lasciano comunque un vuoto . Il desiderio della 'donna' è l'attesa. In ossequio ad Heidegger è la divinità ,da lui invocata come salvifica: il ' femminile'; per noi ancora misterioso o ignoto. Molti sono i testi che l'autore ripercorre, da quelli di Caraco, interprete di Bachofen,a Weininger, passando attraverso i 'grandi padri' Freud e Jung, si sofferma su Groddeck e Neumann, riconsidera Helene von Druskowitz, critica di Nietzsche, e indaga Strindberg, Lawrence e Anna Banti. Lontana o vicina, sognata o temuta, mito o fantasia, immagine o realtà, 'terra' e 'anima' insieme, alla 'donna', come ci spiega Salza, l'uomo deve quanto di più spirituale possa raggiungere, un'irrinunciabile meta, diversa sì ma necessaria a lui, senza la quale è "spaccato a metà come una mela".


Borla

Ugo Amati, Arte, terapia e processi creativi, Roma, Borla, 1996
Questo libro nasce dall'incontro tra analista e pazienti, da cui ha preso forma un percorso clinico e un metodo terapeutico. Persone un po' speciali, i 'creativi', hanno sollecitato nell'autore la suggestione di ripensare in termini nuovi la sua professione. "Si delinea così, da un caso all'altro, da un nome all'altro,dal nome oscuro di un paziente al nome noto di un artista, un modo di guardare, e si potrebbe dire un metodo, che l'autore definisce "Pato-analitico"". Il libro conserva la freschezza e l'immediatezza delle impressioni suscitate nel terapeuta e scaturite nello "spazio-contatto" con personalità che più che avere bisogno di "riparare, vecchie e mai rimarginate ferite narcisistiche:", nutrono una "spinta auto-costitutiva, una dinamica pulsionale": racconti che gli stessi pazienti fanno, o come per lo scultore Alberto Giacometti, e il suo 'sguardo' sono raccontati dall'autore.
"Un buon terapeuta non solo è un buon giardiniere, ma è anche un buon pescatore.", fedele a questa sua proposizione, Amati, partendo dall'interrogativo su che cosa si possa definire 'psicoterapia' , approda ad un'altra dimensione. Come terapista usa la sua sapienza per accogliere e "raccogliere ciò che tende a disperdersi nel paziente" e lo guida a conquistare un atteggiamento psichico che ha superato la fase affettiva duale con la madre e accede a quella che chiama 'tre'; "cioé al conflitto edipico, più evoluto, sentendo di poter fluttuare liberamente nel due, senza impedimenti.". È uno stato psichico del quale fa parte anche la forma fantasmatica della propria madre: "...sono proprio le persone maggiormente abitate dal fantasma di un ritorno alla madre terra le più dotate sul piano creativo." È un interessante excursus che per diversi aspetti si propone anche come un'indagine aperta.


Calderini

Fabio Sassetti, Segale cornuta, Bologna, Calderini edagricole, 2000
Questo romanzo ha vinto la quarta edizione del Premio Letterario "Il Pungitopo -Scrittori, S.Agata Feltria (PU)" e non è la prima opera dell'autore, che si è già cimentato in altri romanzi e numerosi racconti. La motivazione del premio, riportata nella quarta di copertina, è assai significativa e ci conduce subito nel vivo di questa scrittura: "per la naturalezza di un racconto che ben delinea, anche con la forza di notazioni sociologiche, il passaggio dall'arcaicità rurale alla modernità, nel quadro di un paesaggio umano e antropologico, quello della provincia toscana, sapientemente rammemorato e descritto". Ambientato negli anni sessanta, è un bell'affresco, tutto tessuto di dialoghi e quadri naturali,familiari o ambientali. Ci restituisce il vissuto di un'epoca nella quale fu forte il desiderio di abbandonare la 'campagna', per stabilirsi nella 'città', carica di promesse, tanto attraenti quanto illusorie. Segale, è il soprannome della protagonista che "per prima se ne va dal podere per sfuggire agli stenti ed alle umiliazioni di una vita segnata da sacrifici e rinunce.", figura emblematica del coraggio e della tenacia di pensare a cambiare la propria vita e di farlo davvero. Lo scrittore affida ad una donna il senso dei tempi che segnarono in Italia grandi trasformazioni sociali e che hanno ancora per molti di noi il loro fascino, perché ancora genuinamente 'umani'.


Edizioni e/o

Serge Daney, Cinema Televisione Informazione, Roma, Edizioni e/o, 1999
Sono qui raccolti gli scitti di Serge Daney, morto circa sette anni fa di Aids. Critico e poi redattore capo dei Cahiers du cinèma, la prestigiosa rivista francese, passato poi al quotidiano Libèration, fondò il trimestrale Trafic. Definiva così il suo lavoro:"Il critico è un traghettatore tra due poli. Tra chi fa e chi vede quello che è stato fatto. Quello che bisogna sapere, è l'ordine delle priorità. Per me, il critico scrive per prima cosa una lettera aperta all'autore e questa lettera è letta poi dal pubblico eventuale del film. La critica rappresenta dunque gli interessi di chi "fa" di fronte a quelli che non fanno. Può assomigliare a un avvocato. Ed è una cosa che mi sembra assolutamente normale e morale.". La sua idea di cinema aveva a che fare con una scelta etica. Sentimentalmente legato al realismo scrisse: "Se non si crede un po' a quello che si vede sullo schermo, non vale la pena di perdere il proprio tempo col cinema.". D'accordo con Truffaut e Rivette, pensava che il cinema fosse " l'arte del XX secolo così come il romanzo lo era stato del XIX". Ricorda Paolo Mereghetti nell'introduzione, "... I suoi articoli nascono dall'entusiasmo, dalla forza con cui sa trasmettere il fuoco della passione, di chi riesce a comunicare agli altri il modo in cui il film ci sa coinvolgere. Ma contemporaneamente dal rigore con cui sa analizzare questa passione e riesce costantemente a rimetterla in gioco, a confrontarla, ad analizzarla, a spiegarla.". Leggere gli articoli di Daney, "cine-figlio più che cinefilo", ricorda Mereghetti, "non aiuta solo a non chiudere gli occhi davanti all'imbarbarimento visuale della realtà, ma anche a non dimenticare che il cinema può, e deve, offrirci molto di più.". Dal suo punto di vista quest'arte più che invenzione è un modo di guardare al mondo, con uno sguardo attento e serio, che non può competere con la televisione o con i suoi mezzi pubblicitari. Nato "dopo la fotografia e prima della televisione o del video", dovrebbe recuperare quello che è stato e la forza che ha perduto, abbandonandosi e subendo contaminazioni o accettando compromessi. Come Andrè Bazin, Daney resta un maestro per noi: nato lo stesso anno di Roma, città aperta, di Rossellini, ci comunica un 'impegno' di critico che è anche una dimensione esistenziale, di "passatore", come amò definirsi: "I passatori sono strani: hanno bisogno di frontiere, al solo scopo di contestarle.".


Editura Fundati Universitare "Dunarea De Jos"

Constantin Frosin, Techniques et art de la traduction, Galati, Editura Fundati Universitare "Dunarea De Jos", 2000
Questo libro del professore Frosin,docente all'Università di Galati, in Romania,di Lingua e Letteratura francese, raccoglie la sua esperienza di traduttore di poeti e scrittori , dal rumeno al francese ,o viceversa. Letterati, volendo citare solo i più noti come Mihai Eminescu,Eugen Simion, Cèline. Il testo non è solo un lavoro sulla tecnica della traduzione, che l'autore pensa come "une aspiration à rendre la grandeur et les beautés de l'oeuvre et la clamée nécessité de l'adapter au gout, aux coutumes de la société à laquelle elle est destinée, ou d'en faire tout simplement un instrument au service de ses propres intérets, d'autre part, le résultat,souvent paraphrase, imitation, remaniement, adaptation, un travail visant à satisfaire les plus diverses exigences, donc elle est loin d'etre véhicule et assemblage de diverses conception du langage et de son pouvoir ecc ...". Egli pone molte questioni fondamentali circa la tecnica o la pratica, la didattica e la pedagogia della traduzione e la libertà della/dalla interpretazione, raccogliendo anche alcuni esempi pratici . Dal suo punto di vista "le traducteur devient un proche collaborateur de l'auteur, un coauteur de l'oeuvre dans la langue cible,le principal agent de l'expansion sémiotique de l'oeuvre."


Edizoni Gruppo Abele

100 foto per difendere la libertà di stampa Fotografie di Marc Riboud, Torino, Edizioni Gruppo Abele, 1998;
Henri Cartier-Bresson, Per la libertà di stampa, Torino, Edizioni Gruppo Abele, 1999
I libri di fotografie occupano molto spazio nei negozi di libri, le mostre di fotografia si allestiscono dovunque, a volte anche con un po' di improntitudine, su varii temi e con diversi scopi, gli amatori della fotografia crescono giorno dopo giorno insieme ai concorsi. Questi due volumi fanno parte della collana Reportes sans frontières e richiamano l'attenzione sul significato e l'impegno di chi usa la macchina fotografica per riprodurre con verità la realtà di cui è testimone. Di chi spesso inseguendo la passione di moderno e temerario girovago ci comunica a volte un messaggio inquietante e realistico.
La vendita dei volumi "è destinato a sostenere i giornalisti incarcerati (attualmente nel mondo sono circa un centinaio)" e corrispondono quindi anche ad una motivazione etico-politica, sfuggendo alle maglie della commercializzazione di qualsiasi professione.
Le introduzioni del volume di Marc Riboud portano la firma di Arthur Miller, Noel Copin e Annick Cojean. Queste foto scattate in giro per il mondo segnano nel nostro sguardo un punctum, e non si lasciano dimenticare. Scrive Cojean, giornalista di Le Monde, che in questi "Taccuini di fuga",Riboud " È un uomo libero. Perché sa perdersi sui sentieri del mondo, senza mai smarrirrsi nei meandri della Storia." E certamente da queste immagini si impara una parte di storia che nessuna pagina scrtitta potrà descrivere con tanto sentimento e tanta emozione. Lo sguardo di un uomo prolungato nell'obiettivo ci rende quello che sulle tracce di Kracauer possiamo individuare come ciò che non si cancella e che ogni volta che lo guardiamo, rivela qualcosa di più.
La prefazione al volume di Cartier-Bresson porta la firma di Robert Badinter, icastica e sentita è anche un forte segno di ammirazione per l'uomo, oltre che per il professionista di talento. Le foto, pubblicate grazie alla licenza della famosa agenzia Magnum ,coprono un cinquantennio di storia, e sono immagini scattate in quattro continenti. Vita comune, ai margini, senza falsificazioni o edulcorazioni, di povertà e ingiustizia, e solitudine. Fanno quasi da contrappunto le foto di atleti sovietici e di soldati cinesi: l'altra faccia della medaglia di un mondo, il nostro, che ha troppe incongruenze. Il bianco e nero delle immagini, nitido e preciso, testimonia e rapprende la vita di tanti uomini, come noi, che non si possono dimenticare. Questo libro si può aprire a caso o guardare di seguito. A partire dalla prima fotografia, gabbiani in volo, è il segno della ricerca del sentimento umano più violato e più disatteso: la libertà.


Edizioni Scientifiche Magi

Magda Di Renzo, Il colore vissuto, Roma, Edizioni Scientifiche Magi, Roma
L'autrice, analista junghiana, "partendo da una breve rassegna sulle teorie e sul valore simbolico del colore, passa a descrivere le trasformazioni del processo analitico, come la manifestazione di una 'tavolozza' cromatica che rimanda all'opus dell'alchimista e all'uomo di luce del sufismo iraniano." È una bella ricerca, questa. Filosofia e psicanalisi junghiana, insieme a geni della letteratura e della pittura della grandezza di Goethe e Chagall, ai riferimenti alla spiritualità persiana e all'islamismo e alll'attenzione alla pratica del training autogeno di Schultz. Una sintesi che accorpa oriente e occidente, ed anche esperienza personale e soggettiva a sapienza professionale. Con costanza e dovizia , l'autrice, fedele al suo piano di lavoro, intende mostrare per quali passaggi si esprime il corpo e l'anima di ognuno di noi, nel gioco costruttivo degli opposti. Nel continuo avvicendarsi delle emozioni, il vedere e il sentire stretti in un tacito patto, il più delle volte inconsapevole, ma proprio per questo interessante a chi lo studia o la analizza nella psico- terapia, si trasformano in simboli, scelte colorate, alchimie cominicative. Ognuno vede il proprio mondo nel colore che più gli piace o preferisce, oltre a vedere se stesso, naturalmente, nel colore o nei colori più 'sentiti'. 'Significato' e 'senso' coincidono. La buona intesa tra terapeuta e paziente è l'incontro tra due personalità, "è come mischiare due differenti sostanze chimiche". Questo libro ci spiega che è anche una ascesa verso forme spirituali più complete. I colori possano aiutare a seguire la lunga strada della trasformazione che si rivelerà una insospettata nuance.

Claude Lorin, Trattato di psicodramma infantile, Roma, Edizioni Scientifiche Magi, 1999
L'autore pratica come psicologo lo psicodramma in Francia presso i consultori pubblici, con bambini e adolescenti. In questo libro espone l'attività di oltre dodici anni come clinico e le sue elaborazioni teoriche. " Lo psicodramma attualmente praticato in Francia è un insieme di tecniche psicologiche, a mediazione corporea, che si basa sul gioco di ruolo, la riviscenza emozionale, l'improvvisazione drammatica e l'utilizzo di un certo numero di operatori che interpretano." Sulla scia di Moreno che ne è stato il fondatore nel 1923, Lorin elabora tre temi nella sua applicazione:"L'aspetto del Vero, della veracità dei miti, delle scene e delle intenzioni, inseparabile da quello della bugia, del'ipocrisia, dell'apparenza e delle maschere. ...Spesso la persona sofferente si ritrova ad abbandonare spontaneamente le chimere di una falsa coscienza"; "L'aspetto del Bene: benessere, buona educazione, generosità, in quanto si oppongono al Male, ...Indirizzare la propria vita facendo ciò che si ama conduce al miglioramento dell'essere.";"...la questione del Bello ...lo psicodramma, macchina cratrice di sogni che serve a liberarci dalle nostre chimere, suppone l'intima complicità tra i palcoscenici e il divano e permette a tutti di apprezzare la vita, la sua verità, il suo benessere, i suoi incantesimi, e di goderne ognuno come gli pare.". La definizione data da Moreno, che sia "una scienza che esplora la verità con dei metodi drammatici" si realizza nella pratica psicoterapica di Lorin. I bambini reinventano una realtà nella quale trovano spazio ed espressione i loro desideri, le emozioni, la fantasia, le speranze,. Sulla scena creata da medici, educatori, psicologi, insegnanti e formatori, e che " simboleggia il mondo interiore, l'intimità dell'essere, la 'casa madre' come dice Sant'Agostino, di cui gli attori sono gli abitanti...", avviene la catarsi, attraverso cui possono guarire. Nel libro troviamo anche il racconto di Samia, prigioniera di immagini e allucinazioni. Un esempio-racconto che ci aiuta a capire come sia possibile cambiare.

Giulia Cremaschi Trovesi, Musicoterapia, Roma, Edizioni Scientifiche Magi, 1996
Pedagogia, psicologia, psicoterapia, e teoria della musica sono il terreno di incontro dal quale nasce questo libro e che gli forniscono anche la struttura. Basato sull'assunto che la relazione è fondante per tutti gli individui, sviluppa uno studio approfondito sulle possibilità di applicazione di questi ambiti. La percezione, livello base della comunicazione è il campo di indagine sul quale si costruisce l'attività di intervento, anche in situazioni che non sono di malattia e di disturbo. Se è vero quanto M. Merleau-Ponty intende con "È il mondo che ha fatto parlare l'uomo", possiamo pensare che l'ascolto, il vedere, il senso dell'abitare vanno considerati come continue trasformazioni dell'espressione umana. Non è l'elaborazione teorica intorno alla composizione musicale artistica e solitaria, ma la cominicazione come radicale attenzione a quello che si può stabilire a livelli diversi, anche quindi nel 'silenzio', tra persone. Parole, suoni, voce, fiato vengono riconsiderati a partire dalla funzione che possono assumere quali significati e significanti dei rapporti interpersonali educativi. Potenzialità che sono utilissime per svolgere appieno e con buoni risultati interventi pedagogici in situazioni anche difficili. Un mondo in comune dove si realizzano tipi di comunicazioni diverse e addatte a diverse sensibilità, nel rispetto che ognuno possa esprimere la sua percezione e su questa tentare di incontrare l'altro.


Condé-sur-Noireau

Nicola Tafta, Jean Genet. Un Plurilecture, Romania, Condé-sur-Noireau, 2000
È uno studio approfondito dell'autore che è professore di Lingua e Letteratura francese all'Università di Galati, in Romania e fa il punto sulla estesa letteratura critica sul 'mostro sacro' francese. "Une plurilecture présente l'avantage de la variété et de la souplesse des modes d'approche, permettant de mieux saisir et de décrire ce qui, dans un texte, lui confére sa particularité et ne se laisse pas épuiser par les démarches critiques considrées parfois comme explicatives, voire scientifiques.", senza tralasciare le motivazioni stesse che sono anche alla base della produzione Genetiana, "Jean Genet compte parmi les écrivains qui s'interrogent incessamment, de maniére active et radicale, sur les problèmes de l'écriture."


Einaudi

Paolo Landi, Manuale per l'allevamento del piccolo consumatore, Torino, Einaudi, 2000
Paolo Landi è direttore della pubblicità della United Coloros of Benetton e ha al suo attivo altri libri dedicati a studi sul consumismo di massa, oltre ad articoli di critica televisiva pubblicati su varii giornali e riviste specializzate. In questo volume corredato da immagini di Oliviero Toscani indaga sui comportamenti sociali nei confronti dell'infanzia. In 25 capitoli descrive i meccanismi che traformano I bambini "in perfetti consumatori". In un mondo, il nostro, che ha trasformato tutto in merce di consumo, sono diventati merce anch'essi. "Il problema non è più vendergli qualcosa, il problema è vendere loro: alle televisioni, alle industrie, agli sponsor. Perché mai i bambini dovrebbero fare eccezione all'unica vera legge accettata globalmente, la legge del mercato?". È un piccolo e ironico, ma esauriente manuale molto lontano dai libri di pedagogia , ma non molto lontano dalla verità. Seguito alla lettera può diventare molto utile per allargare la legge del profitto al mondo degli affetti. Spietato , il 'mercato' è volto a trasformare l'infanzia in "un fondo di investimento, commerciabile alla stregua di qualsiasi altro prodotto. Un bambino … produce danaro, muove capitali. Invece di educarlo, va allevato: per essere consumato subito o per produrre, in futuro, lucrose plusvalenze.".

Italo Svevo, Una vita, Torino, Einaudi, 2000
Questa edizione dei Tascabili Einaudi ha in copertina un ritratto di Italo Svevo, del 1928, di Leonor Fini . Lo sguardo dello scrittore, intenso e profondissimo, le sopracciglie arcuate e la bocca stirata sotto i folti baffi del suo volto ci portano subito nell'atmosfera delle pagine del romanzo:alla ricerca del senso della vita, la cui verità è al di là dell'apparenza. Da questo punto di vista la frase dello stesso Svevo posta ad esergo del romanzo "Ma come fa a dimenticare il lettore che protagonista del romanzo è lui?" ci appare chiarissima: la vita di Alfonso Nitti, il protagonista, può essere quello di uno di noi. Egli è " un inetto", e così avrebbe dovuto intitolarsi il romanzo. Non può opporsi a nulla o non sa come farlo. Non ha nessuna volontà di prendere parte alla dura lotta che attanaglia tutti gli altri. "del tutto incapace di adattarsi all'ambiente, di mimetizzarsi in esso, senza lasciare dietro di sé le tracce di un desiderio ambiguo, confuso" come ci spiega Ferdinando Amigoni nell'introduzione, ripercorrendo tutta la storia autobiografica e letteraria di Svevo. In questo suo primo romanzo, sulla scia di maestri quali Flaubert, Zola e Balzac, modelli letterari, Svevo costruisce un personaggio e una vicenda. Il romanzo non riscosse grande interesse a suo tempo tra i critici, ma è sicuramente un prototipo del romanzo novecentesco. Lontano dai canoni naturalistici, e molto più vicino agli esempi letterari dei romanzieri europei. Figlio della filosofia di Schopenhauer,il filosofo preferito dello scrittore triestino, il protagonista mostra continuamente di oscillare tra 'volontà' e inettitudine, "istinto e freddo calcolo, ragionamento e sentimento travestito", fino al suicidio finale. Instabile,Alfonso Nitti passa dall'immoralismo all'ascetismo, "dall'egoisno a progetti filantropici, dall'attivismo dell'impiegato modello a crisi di invincibile abulia, da dichiarazioni di umiltà a velleità letterarie". Incapace di spiegarne i motivi, sorpreso del suo agire, è una figura emblematica innanzittutto di Svevo e poi di chi si lascia andare al malcontento ,"velleitario, sempre disposto a credere ai sogni che confeziona secondo i propri momentanei desideri.". Questo fittissimo romanzo resta un esempio di alto valore letterario, e uno specchio della attitudine di Svevo a scrivere e di come caparbiamente si sia dedicato alla ricerca della sua "verità della scrittura".


Fara Editore

Alfredo Panzini, La bella storia di Orlando innamorato e poi furioso, Santarcangelo di Romagna, Fara Editore, 1994; Guida alla Grammatica Italiana, Santarcangelo di Romagna, Fara Editore,1994.
Accurate e belle le edizioni della casa editrice romagnola ristampano questo testo ,del 1933, di Alfredo Panzini, critico letterario. Come si legge nell'introduzione di Manuela Ricci "...non v'è dubbio... che questo lavoro dedicato alla storia di Orlando … sia un' apologia del poema del Boiardo, opera di cui l'Ariosto risulta essere nient'altro che un estremo raffinatore, il superbo ed elegantissimo corollario di un poema cavalleresco fantasioso e nostalgico già tutto ideato dal Boiardo stesso.". Panzini critico lavora a quest'opera ariostesca, rievocando con nostalgia un passato abitato da "amore, fasto, cavalleria, valore, purezza e beltà ". Poema cavalleresco della stessa grandezza e dello stesso fascino del Don Chisciotte del Cervantes, col quale riscontra somiglianze psicologiche tra i protagonisti e affinità di contesti storici, prima che di stile letterario. Dell'opera di Ariosto sottolinea il tono di favola, le caratteristiche di "racconto morale e simbolico", e più che il "significato linguistico e metaforico" salva " appunto la poesia e l'umorismo.".
La Guida alla grammatica italiana, che fa parte della collana dei Classici di Lingua e Cultura ci sembra restituisca l'importanza, tralasciata, se non addirittura dimenticata , delle regole che fondano l'uso di una lingua. Panzini sentì, nel 1933, l'urgenza di questo lavoro: "La grammatica sta a guardia della lingua nazionale; ma la guardia più vera è il sentimento di dignità che ogni italiano deve avere anche nella parola.". Precedenti illustri nella cultura, conoscitori della grammatica, furono poeti quale Dante e romanzieri quale Manzoni, padri, ognuno a suo modo, della italianità. Questa non solo è una raccolta di regole o parametri linguistici, e a volte anche di storia della cultura (l'apostrofo fu introdotto nel XVI sec.), ma anche un richiamo ai sentimenti patrii. In un'epoca come la nostra, nella quale la lingua più usata è quella della parlata televisiva, piena di 'attimini' e altre frivolezze,o di linguaggi costruiti ad hoc, come il 'politichese' e altri, la ristampa di questo libretto, piccolo solo per le dimensioni, ci dà uno spaccato di storia italiana, che non fa male ricordare.


Giovanni Pascoli, Ricordi, pensieri ed altro ancora dalle Myricæ, Santarcangelo di Romagna, Fara Editore, 1993
Pascoli è per molti il poeta delle piccole cose, dei sentimenti fanciulleschi, "..dei passerotti e delle erbette e dei bambini che giocano tra i fiori o piagnucolano alla sottana della mamma" si legge nel risvolto di copertina. Negli Appunti di critica pascoliana che aprono questa raccolta apprendiamo che il poeta, "solitario e lavoratore", ha fatto della poesia un modo diverso di guardare il mondo, non lacrime o dolore, morte e lutto comuni a tutti, da 'adulto', ha scritto o descritto la sua "rappresentaione di cose, di finzioni, di sogni, di visioni, di azioni ...". I suoi versi disciolgono la centralità di un 'io' forte, e lasciano avvertire la dissolvenza del 'soggetto'. Poetica dei significanti la sua, decadente e simbolista, "L'indicazione pascoliana viene a essere molto lontana dall'idea della poesia come luogo del forte sentire, delle grandi passioni ...", apparentemente semplice con le sue poesie indica una significativa strada interpretativa :"Per un poeta il colore dell'estate può essere benissimo identico al suono del canto d'una cicala, un rumore può essere silenzioso, un bosco uguale al mare."

A cura di Ilaria Malaguti, Filosofia e pace, Santarcangelo di Romagna, Fara Editore, 2000
In occasione di un congresso organizzato dall'Associazione degli Studiosi di Filosofia di Lingua Francese in collaborazione con l'Università di Bologna, nasce questo volume che è ricco di suggestioni e di riflessioni culturali: Paul Celan e Simone Weil, la cultura medievale e quella moderna, la religione cristiana e quella ebraica.Tema forte questo della 'pace', e forza occorre per sostenere la necessità che non se ne parla mai abbastanza. Intrecciato a quello del dialogo, della tolleranza, della diversità, del rispetto, dell'accoglienza dell'altro, questo libro è un'occasione per il lettore, anche non addetto ai lavori, per attraversare e soffermarsi sugli svariati riferimenti che ne fanno parte. Elementi storici, letterari, filosofici e religiosi si incontrano e 'pacificamente' coesistono, una pagina accanto all'altra, nella traccia che la filosofia lascia:un infinito dialogo. "La pace non è semplicemente esercizio di vaga tolleranza, unanime accordo di consensi, "costrizione all'uguaglianza" e non è neppure perdita delle specifiche individualità in nome di un ideale comune: piuttosto è ricerca, riconoscimento e comprensione dell'alterità quale "non lontananza", "non opposizione", quale cardine dialogico costante nella realizzazione dell'umanità.".


Feltrinelli

Almanacco delle prose Il Semplice, Milano, Feltrinelli, 1997
È una raccolta di racconti che ha all'origine un progetto nato nel 1992 e realizzatosi a Modena, che si chiama Viva Voce: incontri periodici di pubbliche letture e di reciproco ascolto. Questo, del 1997, è il sesto numero, ed è stato curato da Gianni Celati e Marianne Schneider. Raccoglie, suddivise in temi, un Catalogo delle prose secondo la specie. Racconti scritti o letti, di autori conosciuti come S. Beckett, Antonio Prete, H. Von Kleist, W. Blake, S. Kierkegaard, e non. Il volume contiene anche delle illustrazioni, "ritratti immaginari", di Simplicius Simplicissimus. È la presenza e la dimostrazione concreta di come si possa pensare di eludere il silenzio, la frettolosità della comunicazione, la distrazione dei rapporti personali, e di sfuggire ai brandelli di conversazione ai quali spesso ci riduciamo, creando un'occasione nella quale far vivere e condivivere l'amore per la 'parola'.

Gianni Celati, Recita dell'attore Vecchiatto nel teatro di Rio Saliceto, Milano, Feltrinelli, 1996
Gianni Celati è tra gli scrittori più amati e più noti dal pubblico di lettori del nostro panorama letterario. Esordì come narratore, presentato da Italo Calvino, nel 1970 con Comiche. Della sua ricca produzione fa parte questo libro che è la ricostruzione del "monologo a due voci" di Attilio e Carlotta Vecchiatto, "vecchi coniugi...(che) parlano quasi sempre assieme, hanno gli stessi pensieri, in una recita che ormai nessuno ascolta.". Lui, un attore apprezzato e ammirato da grandi attori, come Laurence Olivier e Jeanne Moreau, più fortunati, dopo essere stato in tournée per trent'anni, tornato in Italia non riuscì a trovare lavoro, a parte in un piccolo teatro in provincia di Reggio Emilia. Gianni Celati ci racconta questa sua ultima e unica recita. Nelle parole affidate al suo diario nel 1991 Vecchiatto scrisse: "...Nella morte completa a cui aspiro, non vorrei apparire mai come un nome legato a un certo successo: molto meglio il falso che ci rende incerti e ci redime, perché un nome è soltanto una falsità.". Celati con questo libro strappa un uomo, che ha amato il teatro più di se stesso, alla dimenticanza e al silenzio, in un mondo nel quale si dimentica fin troppo facilmente e si grida ancor più facilmente.


Firenze Atheneum

Luigi Arcuri, Nietzsche, l'arte tragica e il Cristianesimo, Firenze, Firenze Atheneum, 1995
Di Nietzsche non si può mai finire di parlare: ci ritroviamo continuamente a ripensare e a formulare nuove considerazioni. Questo libro dello studioso di origine calabrese, ripercorre tutta la sua produzione. Precisa e fedele nell'apparato di note, si presenta come un'esplorazione dell'estetica nietzschiana. La vita e le opere vengono tenute insieme, per rileggerlo secondo una prospettiva che ne rispetta la continuità e lo sviluppo: Nietzsche in continuum, alla riscoperta delle forze che guidano l'uomo nell'affermazione della sua natura e dei suoi istinti, e nella sua 'verità'. Se nella Nascita della tragedia scrive "Solo come fenomeno estetico l'esistenza del mondo è giustificata", dando quindi una svolta significativa alla filosofia, e conducendola verso forme di ' interpretazione' ; nella Gaia Scienza continua: "...mediante l'arte ci è concesso l'occhio e la mano e soprattutto la buona coscienza per poter fare di noi stesso un siffatto fenomeno. ...Dobbiamo scoprire l'eroe e anche il giullare che si cela nella nostra passione della conoscenza.". Il sapere scientifico ha maglie che stritolano, è fatto di false certezze e illusoria sicurezza e la filosofia tradizionale è rimasta chiusa in un vicolo cieco. Il messaggio della 'nuova' filosofia si proietta in figure ancora più chiare nel Così parlò Zarathustra : "Creare, questa è la grande redenzione della sofferenza e il divenire lieve della vita.". L'interrogativo sull'origine dell'arte e sul sentire dell'artista giunge in Nietzsche fino alla definizione di 'sublimazione': "... incanalare un grande accumulo di energia psichica verso un'attività spirituale.". Nietzsche demolitore della vecchia cultura e irrinunciabile costruttore di un 'uomo' moderno, che non si lascia abbindolare da fantasmi e falsità.

Lorenzo Barani, Nietzsche e le cure dell'io, Firenze, Firenze Libri Atheneum, 1998
Lorenzo Barani, docente di filosofia, costruisce questo suo lavoro intorno al Nietzsche della Nascita della tragedia. Lì dove la sua filosofia si misura con i presocratici e con Socrate , all'origine del pensiero occidentale come ragione fondante, e di quello che si definisce 'concetto'. L'autore, rileggendo Gilles Deleuze, ripercorre con il filosofo tedesco la forza prepotente della sua posizione dialettica e conflittuale nei confronti della filosofia tradizionale, soprattutto delle interpretazioni che l'hanno costruita. Leggere, pensare, riflettere fanno tutt'uno. La proposta dell'autore è di partire dall'insegnamento nietzschiano. Scrive in apertura al suo saggio: "Leggere è una palestra formidabile di pensiero, un nutrimento essenziale, al punto che, se il contesto del dire fosse la scuola,dove l'esercizio della lettura è pane quotidiano, si potrebbe ben affermare che chi non legge non pensa. Ma è altresì vero che chi non pensa non legge.". Ripercorrendo gli scritti di Nietzsche, Barani formula la sua critica al mondo contemporaneo, frettoloso e tecnofilo, chiuso tra gabbie, fittizie o immaginarie, incatenato da maschere, ruoli e finzioni, e ripropone una sua via di recupero d'originalità dell'io.


Franco Angeli

Alfredo Cattinelli, Amarsi un po', Milano, Franco Angeli, 1999
L'autore che dirige la ISS Group, una società che si occupa di formazione e consulenza direzionale, è al suo secondo lavoro; il primo per la stessa casa editrice porta il titolo di Gestire I rapporti con gli altri. In questo suo secondo volume intreccia studi interdisciplinari di psicologia, sociologia e di informatica e costruisce "un modello oggettivo per analizzare e valutare la soggettività degli individui". L'obiettivo è di insegnare a scoprire se stessi e quindi ad amarsi, per capire quale tipo di vita sia adatta a raggiungere il proprio benessere. La metafora del computer e dei suoi funzionamenti è un utile strumento per imparare a gestire le posssibilità, individuare i mezzi e gli strumenti di cambiamento e per sapere come affrontare I problemi. A migliorare la propria esistenza attraverso esercizi pratici è dedicata una sezione del volume, che si presenta quindi come una via di accesso al miglioramento del rapporto con se stessi.

Sissi Bellomo, Studiare negli Stati Uniti, Milano, Franco Angeli, 1998
È un prezioso libro di consultazione e di aiuto per chi ha già deciso, voglia farlo, o ha dubbi sul come, e non conosce le reali possibilità, di andare negli Stati Uniti per studiare. Sissi Bellomo è una giornalista free-lance e collabora al supplemento del Corriere della Sera dedicato al mondo del lavoro. In questo libro chiunque può trovare tutte le risposte a qualsiasi domanda: "Come si fa ad iscriversi a una università americana? Quanto costa un Master? Esistono borse di studio? È possibile candidarsi anche via Internet? Si può andare a studiare negli Stati Uniti prima di laurearsi?". È una guida dettagliata ed esauriente, di facile lettura e strumento indispensabile per orientarsi nel mondo della scuola americana; "Dalla high school fino ai programmi di specializzazione post-laurea.".


Giunti

Gioia Mori, Tamara de Lempicka, Firenze, Giunti, 1994
L'autrice dirige la rivista Art e dossier ed insegna all'Accademia di Belle Arti a Roma. In questo volume racconta con un ricco apparato iconografico uno dei fenomeni artistici, estetici, e intellettuali più interessanti dell'Europa degli anni venti-trenta. Tamara de Lempicka visse a Parigi ma viaggiò in quasi tutta l'Europa, in America e in Russia, della quale era 'figliastra', e morì in Messico. Fu sicuramente un'artista interessante ai suoi tempi , e ancora oggi molto interessante, per lo stile personale di vita che condusse, e per le amicizie a cui fu legata. In quegli anni, a Parigi, si raccoglieva buona parte dell'intellighenzia fuoriuscita dalla Russia del dopo Rivoluzione, che l'avevano scelta quale terra eletta d'esilio, insieme a molti altri intellettuali, francesi e non. La Lempicka ebbe tra i suoi amici Gide, Cocteau, D'Annunzio, Nina Berberova. Molto somigliante al poeta italiano, "..la sua esistenza fu una perfetta e programmata realizzazione estetica,in cui l'arte e la vita vennero coniugate e declinate secondo un'istanza di rappresentazione teatrale, quindi artificiali, e di pienezza esistenziale, quindi emozionali, che trovavano le loro origini da una parte nell'estetica simbolista e decadente di matrice russa e dall'altra nell'estetica futurista ...". Una donna tanto intelligente, quanto sofisticata, fatale ed elegante. La sua pittura ha uno stile che unisce la ricerca di forme e l'uso di tecniche e di colori: larghe pennellate che rendono una grande sapienza e indagine psicologica, come nel ritratto di André Gide: "Il volto dello scrittore … ossuto e quasi privo d'espressione, è animato da una intensità che nasce dalle fessure buie degli occhi: una cecità metaforica...".
Nel 1939, Tamara si trasferì negli Stati Uniti dove pensava di ricostruire la sua vita;attirata da tutto ciò che era moderno, cominciò una nuova stagione della sua arte, i divi frequentano il suo studio: si dedicò a ritratti,trompe-l'oeil, e a nature morte. Tornò poi ad esporre in Europa, e nuovamente in America, ma la sua vena artistica si era esaurita. Quando morì nella sua villa di Cuernavaca, in Messico, dipingeva copie dei quadri che le avevano dato successo, come La belle Rafaela, un nudo di donna dalle forme cariche di erotismo: una moderna Venere con i capelli corti a caschetto e le labbra rosse. Tamara aveva attraversato un'epoca di miti e fatto di se stessa un mito.

Klimt, l'artista e le opere, Firenze, Giunti Gruppo Editoriale, 1999
"Gustav Klimt è fra gli artisti che maggormente affascinano ilpubblico di tutto il mondo: le mostre dei suoi quadri sono da decenni le più visitate; le immagini da lui create hanno raggiunto una diffusione capillare, garantendo al loro autore una straordinaria popolarità." Questo volume nasce da una collaborazione a più mani , ricchissimo di immagini, è una felice raccolta di notizie e di dati che ci consentono di ricostruire l'ambiente culturale che ispirò questa genialità artistica. Klimt, partito dall'arte tradizionale, rivoluzionò i canoni classici fino alla 'Secessione', diventata emblema della modernità. Vienna e il vecchio ottocento lasciano il passo al mondo nuovo nel quale tutto è esplorazione e rinnovamento. La pittura di Klimt appare ancora oggi originale e inimitabile. Il fondo oro, la femminilità, le chiome rosse, l'erotismo, gli innumerevoli tasselli colorati dei suoi quadri sono un modo di pensare l'arte 'totale', fusione di simbolismo e realismo. Reinterpretando le forme tradizionali artistiche e figurative, come il mosaico, Klimt getta un ponte tra vecchio e nuovo, tra immagine e sogno, verità e illusione: colori e sfumature, figure e linee, rigidità e morbidezze, maschile e femminile raggiungono la loro completezza e apoteosi ne "Il bacio". In questo dipinto, che suggella l'arte klimtiana e che figura significativamente sulla copertina di questo volume, un mantello , tessuto come mille stoffe, nasconde e libera due innamorati che si stringono e si perdono in un abbraccio appassionato. Amore e morte, vita e lussuria, giovinezza e vecchiaia, bellezza e mistero,geometria e poesia sono solo alcuni dei temi che è possibile ritrovare nei suoi quadri. Corpi e volti deformati ma sempre di grande intensità e inquietudine, come d'altra parte inquieti furono gli anni e I luoghi nei quali visse. Non fu solitario nella sua ricerca, ebbe tanti compagni di strada , come Egon Shiele e Oskar Kokoschka, ognuno espressionista originale, ma nessuno riuscì a superarlo: restò il 'maestro'.


Grafo Edizioni

Nicoletta De Vecchi Pellati, Pirandello:uno stile 'fuori di chiave', Brescia, Grafo edizioni, 1998
Il testo è un lavoro di ricerca stilistica su Le novelle per un anno di Pirandello, "nello spirito della favola, nell'architettura di essa, nella condotta, nei mezzi di cui egli si sia valso per lo svolgimento". Esso si presenta come un'indagine che vuole comprendere l'opera pirandelliana sia nei contenuti e nei temi che nello stile: "la duttile disinvoltura" con la quale usa "registri e discorsi diversi per esprimere, in una caleidoscopica ma pur sempre pertinente varietà d'espressioni, un'immagine, non un'idea, una visione fantastica e non raziocinante, del mondo.". La De Vecchi Pellati scandaglia in un buon esercizio ermeneutico "la genesi dell'opera" e giunge ad una lettura che la caratterizza come un esempio di "metafore assolute" e "vive". L'umorismo dal quale sono caratterizzate alcune novelle rivela un Pirandello " fuori di chiave", e "il suo "stile" che 'attraversa' e compone il racconto ribaltandone assetti, strutture, morfologie, discorsi:antifrasticamente, "umoristicamente"."si presenta a noi con una sua attualissima identità di scrittura e di scrittore". Spinta dalla curiosità intellettuale l'autrice ripercorrere l'opera dell'agrigentino "In un tempo che mette a prova continuamente l'attualità di Pirandello, una rilettura si impone: per evitare, come ha avvertito Barthes, di leggere sempre la stessa storia, per riscoprire, nel discorso, la voce del testo e il luogo dello 'stile' ", portando a compimento la sua idea di fondo su Pirandello, autore classico, nel senso più autentico del termine.


Haiku

Constantin Frosin, A la belle...ame, Haiku, 1999
È una piccola raccolta di poesie del poeta, traduttore, docente di lingua e letteratura francese rumeno, e non è la prima, di suoi versi. Sono tutte composizioni senza titolo che assai suggestivamente fondono insieme il gusto classico e la sensibilità moderna."L'on va et vient/Dans les allées de mon coeur-/Serait-ce toi, encore?!". Lievi forme che "imitent l'oubli,/Ta présence imite l'absence-/Je suis ton souvenir...". Sia pure piccola, non viene mai meno all'idea che la poesia è bellezza e verità, e che il poeta ne incarna, nella sua ricerca, il suo fedele cavaliere errante.


Heidi Byrnes

Learning Foreign and Second Languages, New York, Heidi Byrnes, 1998
E' un volume che inaugura una serie del MLA sull'insegnamento della Lingua, della Letteratura e della Cultura Straniere, come seconda lingua. Diretto a un pubblico di non specialisti unisce teoria e metodologia. Frutto del contributo di varii autori spazia dal vero e proprio insegnamento, alle prospettive storiche che può avere, all'uso del computer, alle implicazioni pedagogiche. Si presenta come un manuale di facile consultazione e di uso accessibile per studenti e insegnanti, "suggest ways to resolve the competing demands for accuracy, fluency, and complexity in language use".


ILA Palma

Raffaele Ganguzza, Vite sbagliate, Palermo, ILA Palma, 1998
Lo scrittore e drammaturgo siciliano aggiunge un nuovo significativo tassello nel suo ormai ampio e stratificato affresco della società siciliana di oggi. Come scrive Lucio Zinna in un'attenta Prefazione: "È certo la mancanza di veli, di infingimenti, quel loro mettesi a nudo in tutti i sensi che connota, in Vite sbagliate, i due dialoganti, al tempo stesso protagonisti e antagonisti (i due ruoli sono reciprocamente attribuibili, transitivi), nelle loro affinità e diversità. Da un altro punto di vista, il loro vivere il dramma che li attanaglia, quel loro modo sopra le righe di condursi, conferisce in certi momenti al dramma stesso toni da commedia leggera, persino qualche fugace effetto-Jonesco. Inoltre, questi personaggi, pur potendosi considerare "figli del nostro tempo", come amano definirsi, paiono usciti (anche a esempio dell'a-temporalità e a-spazialità cui più sopra si accennava) dalle pagine di un degli scrittori libertini del Settecento francese. Ceti tratti di Emma fanno pensare a una Merteuil, magari provinciale e di ceto medio, ma - come nello specimen laclosiano - coerente con se stessa e con le sue scelte, a prescindere dalle valutazioni etiche, contrapposte ai propositi di riscatto di Guido, il quale esce ancora una volta e definitivamente dalla sua orbita, per un motivo ben diverso da quello che in precedenza lo aveva allontanato da lei. L'agilità del dialogo e l'atmosfera (sostanzialmente realistica, anche se talvolta un po' trasognata) accrescono spessore e intensità a questo dramma, che alla parola e alla sua forza evocatrice prevalentemente si affida."


Il Mulino

.Nicoletta Cavazza, Comunicazione e persuasione, Bologna, Il Mulino, 1997.
Fa parte di una collana che ha per titolo "farsi un'idea"e che aiuta "a orientarsi nella selva di stimoli, notizie e sollecitazioni cui ognuno è quotidianamente sottoposto. Per leggere il giornale, ascoltare la radio, guardare la TV in maniera meno passiva, per interpretare I fatti in modo più consapevole." L 'autrice,dopo un excursus storico, analizza le forme più diffuse di persuasione, intrecciando discipline diverse, storia, sociologia, psicologia e psicologia sociale, illustra come "molti dei richiami persuasivi che avvertiamo nella nostra giornata mirano a cambiare I nostri atteggiamenti e le nostre opinioni, ma molti di più si pongono l'obiettivo di ottenere che queste opinioni si trasformino in comportamenti." L'autrice analizza effetti diretti e indiretti dei mezzi usati che generano conformismo, anche sotto forma di messaggi subliminali. I contenuti veicolati dai mass medis possono "produrre … effetti sul modo in cui ci rappresentiamo la realtà che ci circonda.". Gli studi di psicologia sociale hanno rilevato che i programmi televisivi forniscono "immagini della realtà... Uniformi.". Essi contribuiscono a formare idee e opinioni standardizzate e credenze piuttosto resistenti. Alcuni modi di pensare diventano stereotipi, come le idee sulla criminalità,le minoranze etniche, l'emarginazione e così via, allontanando dalla realtà oggettiva e dal senso critico. La forza della persuasione che pervade tuttii tipi di comunicazione, anche quella non verbale, e tutti i livelli interpersonali, nascosta o palese, ha bisogno,comunque, anche della nostra collaborazione.

Norbert Elias, La civiltà delle buone maniere, Bologna, Il Mulino, 1998.
Norbert Elias è tra i maggiori sociologi del '900. È autore di molti testi noti anche al pubblico non specialistico, come La società di corte,del 1980, e di altri di grande successo , fondamentali per comprendere i processi e i cambiamenti storici. In questo libro compie un excursus nella strutturazione delle norme che regolano la vita di tutti. Il 'processo di civilizzazione' viene analizzato per ritrovare I fondamenti dai quali sono nate alcune norme di comportamento sociale, che si sono affermate fino a diventare abitudini, tali da assumere anche caratteristiche diffuse a tutti I livelli sociali. Antonio Roversi, nell'introduzione , puntualizza che l'impostazione di Elias differisce da quella classica di Max Weber, e mostra come le norme sociali siano originate "dall'intreccio tra processo di formazione dello Stato moderno, detentore del monopolio pubblico della violenza fisica e dell'apparato fiscale, e processo di sviluppo del controllo e della repressione emozionale", che ha luogo nel passaggio dalla società cavalleresco-cortese dell'XI e XII secolo alla società assolutistica del XVI e XVII secolo. La trasformazione sociale, attraverso cui si forma una 'buona società' coincide con la fase nella quale la nobiltà sceglie come sistema di vita di vivere appartata e distante dagli altri strati sociali. Secondo Elias, la razionalizzazione dell'agire e il conseguente controllo della violenza e delle manifestazioni emotive sono scaturiti "spontaneamente, come prodotto non pianificato dell'interazione di più soggetti tra loro interdipendenti". Divengono importanti l'etichetta e il cerimoniale. "La nostra vita quotidiana si regola dunque su un insieme di norme culturali e sociali stratificatesi nel corso del tempo.....Dall'ambiente di corte certe etichette sono entrate nella sfera del privato diventando abitudine....". Nel corso del tempo, quindi, il pubblico ha influenzato tanto il privato da modificare profondamente il nostro modo di rapportarci gli uni agli altri.

Giampiero Moretti, Il genio, Bologna, Il Mulino, 1998
Questo testo fa parte della collana "Lessico dell'estetica". Curata da Remo Bodei, raccoglie monografie utili a costruire una mappa concettuale e a muoversi tra i temi e gli argomenti definiti fenomeni estetici. La collana consta di tre sezioni, una dedicata alle parole chiave,e di cui questo libro fa parte;e altre due, dal titolo 'Il sistema delle arti', e 'Momenti di storia dell'estetica'. L'autore di questo volume ,dedicato alla ricostruzione, storica e teorica, del concetto di 'genialità artistica', insegna Estetica all'Istituto Universitario Orientale di Napoli. Particolare attenzione viene data al "nesso soggettività-genialità nelle sue forme più diverse e peculiari, evidenziandone altresì il legame con l'esperienza", storicizzando quindi il concetto. Attraverso gli scritti di filosofi, studiosi, psicoanalisti, storici, il termine 'genio' si intreccia al costituirsi dell'intreccio tra soggettività, personalità e individualità,formatosi nell' epoca moderna in relazione a quello di 'coscienza'. Ci si chiede anche quali ne siano le implicazioni oltre questa indagine e "precisamente a quel campo in cui la storia della lingua e l'ermeneutica del destino dell'Occidente sono connesse in maniera inaggirabile, almeno per chi voglia interrogarsi sui fondamenti dell'estetica non come disciplina fra le altre, ma vi ravvisi un luogo privilegiato del comprendere umano in quanto tale.". Moretti segue un percorso nel quale la "dimensione ontologico-esistenziale" si intreccia all'idea che si tratti di una "sorta di dono-talento innato nell'uomo, da questi in qualche misura 'posseduto'". Ne nasce così, come lo stesso autore spiega, una ricerca intorno ad un Leitmotiv: "l'ambito della storia dell'estetica a quello dell'estetica come luogo del manifestarsi del pensiero sensibile dell'essere...".

George Ritzer, Il mondo alla McDonald's, Bologna, Il Mulino, 1997
L'autore usa una categoria interpretiva ricavata dal mercato, per spiegare l'uniformizzazione e l'omologazione dei costumi sociali: il 'sistema McDonald's.
Una lettura del mondo che tiene conto dell'efficienza e della quantificazione. Il calcolo, la prevedibilità, il controllo sono la misura e lo spartiacque dal quale si può giudicare o meno la positività di qualsiasi oggetto, fenomeno, aspetto che abbia a che fare con la vita. "Esempio per eccellenza: l'hamburger. Dimensioni e peso sono uguali in tutti i paesi del mondo, la confezione è uniforme,le modalità di consumo sono preordinate, il suo prezzo è usato dagli economisti per comparare il costo della vita a livello internazionale". Il regno del fast food è usato come paradigma Weberiano, e sembra calzare alla perfezione per comprendere lo stile di vita che ha omogeneizzato tutta la società, non a caso definita dei consumi, perché questi sono i migliori parametri per comprendere tutti i meccanismi, o quasi, sociali. L'autore, con questo testo, si rivolge anche ai non specialisti della sociologia :è " un libro che può essere letto da molti fornendo ragguagli su un'evoluzione della società che avviene sotto gli occhi di tutti.C'è poi da aggiungere che è stato scritto per mettere in guardia contro le seduzioni e gli allettamenti della mcDonaldizzazione", mostrandone i rischi. Evitando di demonizzare tale processo, l'intenzione di George Ritzer,in questa sua ricerca 'empirica' e dotta allo stesso tempo, è di fornire "indicazioni utili a rendere la 'gabbia d'acciaio della mcDonaldizzazione' un luogo più umano in cui lavorare e vivere." .


Laterza

Raffaele Simone, Idee per il governo. L'università, Bari, Laterza, 1995.
L'autore, professore di Linguistica generale alla Terza Università di Roma, in questo volume discute le sue idee con colleghi e non:R. Chiaberge, T. De Mauro, T. Gregory, A. Guarino, G. Martinotti, P. Reichlin, A. Ruberti, P. Sylos Labini, B. Tedeschini Lalli, N. Tranfaglia. Il volume fa parte di una Collana dei Saggi Tascabili che la casa editrice ha intitolato "Idee per il governo", e che affronta i problemi di varii settori della società: la scuola, l'informazione, l'università. La proposta di R. Simone è che l'università può funzionare se adotta criteri di qualità, tenendo conto soprattutto della concorrenza internazionale. Individuati i guasti dell'istituzione università, dal suo punto di vista è possibile operare un cambiamento verso il meglio "con l'aiuto di un semplice metodo di analisi che permetta di cogliere tutte le variabili in gioco, piuttosto che favorirne una sola come finora è accaduto." Nel suo discorso ampio e esauriente, coglie un aspetto importante: "per migliorare il sistema universitario bisogna rispettare un'importante condizione preliminare: cambiare ideologia, passando da quella dell'utente in ostaggio a quella che suggerisce di creare concorrenza nell'offerta universitaria, cioè spezzarne il carattere virtualmente monopolistico, in modo che l'utente sia libero di cambiare.". Creare un sistema universitario che si differenzi nelle proposte. Al suo suggerimento è dedicata la discussione che occupa l'altra metà del libro. Gli interventi sono di grande interesse; sia per la prospettiva dalla quale ciascuno prende parte alla discussione,sia per gli ulteriori suggerimenti che ne derivano. Si segnala per tutti, l'intervento di Tullio De Mauro, attuale Ministro della Pubblica Istruzione, che sollecita l'attenzione sulle leggi che riguardano l'intera istituzione universitaria. Alle "provocanti e argute pagine di Simone" aggiunge la sua idea di università "studentocentrica", luogo di ricerca, e di sistema progressivamente in crescita, e scrive: "A Raffaele Simone è stato rimproverato di dire cose terribili e calunniose contro i suoi colleghi professori universitari. Ma a me pare invece che egli sia troppo tenero quando tace il capo d'accusa più grave, la cosa più terribile:messi in condizione di operare in modo libero e autonomo, i corpi accademici da cinque, sei anni si stanno quasi tutti sottraendo a questa possibilità e a questo dovere. Si contano sulla punta delle dita le università che si siano date uno statuto autonomo, che abbiano prodotto un regolamento didattico di ateneo, che abbiano dato vita al tutorato ecc.". Purtroppo, siamo di fronte alla considerazione che l'università soffre di una malattia cronica, e che la guarigione si può realizzare imboccando un cammino,quindi, ancora tutto o quasi da fare.


Leo S. Olschki Editore

Angelo Poliziano, Silvae, Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1997
"Le Silvæ occupano un posto del tutto particolare all'interno della poesia latina del Poliziano e, in generale, dell'intera poesia umanistica." Questa edizione è stata curata da Francesco Bausi. Nate in un periodo della storia fiorentina difficile e drammatico, Firenze dopo la congiura dei Pazzi , quando Poliziano viene nominato professore allo Studio, per dare impulso agli studi umanistici filologici. Le Silvæ "si propongono … l'ardua e ambiziosa sintesi di poesia e filologia (nel senso umanistico di erudizione, di conoscenza globale dell'antico): Poliziano vi appare, contemporaneamente, nelle vesti di professore, poeta, filologo, critico letterario, storico e teorico della poesia, in un continuo sovrapporsi e alternarsi di ruoli che si traduce e si manifesta nella ricca stratificazione semantica propria di questi testi.". Sono componimenti poetici che hanno immediatezza , improvvisazione spontanea e apparente disordine, in un uno stile che vuole mostrare il furor poetico, ma che allo stesso tempo, nei rimandi, "nella combinazione e nella rileborazione delle fonti" si presenta con "profondità di dottrina e di sapienza stilistica". L'imitazione e la ripresa di temi e motivi antichi, derivanti dalla tradizione greca e latina, è una carattetistica della cultura umanistica ma in Poliziano acquistano vertici stilistici di rara bellezza e di forma poetico-filosofica: la poesia supera la contingenza e la finitudine, è "l'antidoto - horror vacui - … al destino di morte che attende tutte le cose e all'angoscia che tale destino suscita nel cuore dell'uomo.". Ascendenze nella poesia antica anche per quanto riguarda la figura del Poeta che paga la sua sete di conoscenza: accecati, mandati in esislio, suicidatisi, morti giovani o accidentalmente, sbranati. Silva, dal greco ulh che significa sia 'selva' che 'materia grezza', come Poliziano stesso annota, le sue composizioni appaiono altro da grezza poesia. Sono di una grande erudizione, esse consentono di rivedere la posizione della critica che giudicava il poeta diviso in due fasi, una di poeta e l'altra di commentatore e di critico. Esse danno modo di riconsiderarlo come una unità , in un percorso di uomo e studioso profondamente colto, "... Poesia 'al quadrato': non più, come negli anni giovanili, libero e spregiudicato esercizio, ma poesia sulla poesia, poesia che parla di se stessa e che celebra se stessa, poesia che si fa storia, critica, filologia; poesia che -quasi miracolosamente- sembra nascere dai più ardui studi eruditi e filologici, sostanziandosi di quella che potrebbe sembrare la meno poetica delle materie.".

Giuseppe Savoca, Concordanza dei "Canti Orfici" di Dino Campana, Firenze, Leo S. Olschki Editore, 1999
Ne La Chimera, Dino Campana ha scritto: "io poeta notturno/ vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo", apparteneva all'oscuro, alla dimensione del mistero, della metafisica. Come acutamente sottolinea Mario Petrucciani nella premessa: "La notte: ad essa è delegata la rappresentazione, la dimensione del dubbio, e quindi la possibilità della scoperta: la possibilità, cioé, di smascherare la costrizione ripetitoria di una lettura del mondo tanto più sfacciatamente rassicurante nella sua piatta luce diurna, quanto più affatturata e conformista e falsamente tranquilla. La notte dunque come luogo della decifrazione dell'enigma e come ricerca di una verità non adulterata." Campana si oppose alla cultura del suo tempo, alle sue sicurezze, ai suoi conformismi, condusse un' esistenza nella quale arte e vita coincidevano, che faceva tutt'uno con l'idea di poesia: fu trasgressivo e impavidamente antisociale. Lo studio che Savoca conduce sulle concordanze sorveglia vicinissimo i temi ricorrenti della sua poetica. Leggendo i suoi versi, scopriamo un poeta nel quale l'errare, in viaggi reali o immaginari, è anche il segno di una " ...impetuosa, irrefrenabile energia vitale, della plenitudine solare.". Ci appare allora come il poeta dell'antichità, che come un veggente vede fin dove gli altri non possono: Dino Campana "messaggero orfico" ha tutto il fascino di colui che vuole restituire agli uomini la vicinanza degli dei , in una società nella quale essi sono nascosti, perché messi in fuga dagli uomini, che hanno sostituito loro altri idoli e altri miti.

Alfredo Stussi, Tra filologia e storia, Firenze, Leo S.Olschki, 1999
Questo volume raccoglie saggi, testimonianze, ricordi personali nella convinzione che la storia abbraccia anche la vita. Troviamo annedoti e stralci di carteggi. Tutto di grande eleganza e raffinatezza. L'ambiente della Normale di Pisa nei tardi anni cinquanta è ricco di stimoli culturali e di impegnodi studio. Alcune pagine sono dedicate anche allo storico medievista Vito Fumagalli, "uno degli ultimi rappresentanti della storiografia positivistica". Nella premessa l'autore ci dà la giustificazione del titolo, "Filologia si dovrà ovviamente intendere come designazione inclusiva della linguistica storica e della storia della lingua, come è ovvio che sia in questo libro, volto al passato, non ai presenti interessi di bottega e quindi ai raggruppamenti concorsuali. Quanto alla storia, si tratta di storia della cultura e, … di storia degli studi nella loro dimensione tecnica, iuxta propria principia ...". Il volume traccia un percorso d'amore e di passione culturale attraverso scritti che vanno dal 1973 al 1988, alcuni dei quali sono già comparsi altrove. Leggendolo si apprendono molte cose non solo riguardo alla ricerca, ma all'amicizia e al rispetto per il lavoro altrui, come nel saggio in "Ricordo di Carlo Dionisotti", di sensibile e raffinato tono. Una lettura piacevole e sagace da svolgere d' accordo con l'autore, pensando che è un po' come conoscere da vicino alcuni studiosi, nella loro dimensione umana, per poter capire e apprezzare l'altra faccia della cultura, senza la quale non potremmo nemmeno parlare di cultura.

Natascia Tonelli, Varietà sintattica e costanti retoriche nei sonetti dei Rerum Vulgarium Fragmenta, Firenze, Leo S. Olschki, 1999
Questo volume porta una dedica a Enzo Paci, filosofo italiano studioso di fenomenologia. È uno studio erudito e attentissimo della poesia petrarchesca. Un'analisi "delle leggi metriche … che lui stesso contribuisce a codificare e irrigidire.". L'arte del verso, nel modello petrarchesco, ha ascendenti e successivi interpreti e 'imitatori' che ne confermano la sapienza letteraria e stilistica. Natascia Tonelli storicizza questa sua indagine e costruisce una mappa stilistica assai interessante, che ci dà la possibilità di cogliere la 'forma' della poesia, tornata poi come modello nella poetica novecentesca di poeti come Caproni, Zanzotto, Fortini, Raboni e Sanguineti. Scopriamo in tutti i suoi anfratti il lavoro di composizione che fanno di Petrarca un poeta duraturo e ispiratore. Questo studio, condotto con grande scientificità e dovizia, ci dà la misura di Petrarca 'maestro' di Poesia e di ricercatore della Bellezza, tanto formale, quanto di toni e di temi.


Longanesi

Mitch Golant e Susan K.Golant, Che cosa fare se le persone a voi care sono depresse, Milano, Longanesi, 1996.
Il volume fa parte della serie Uomo, Cervello, Ambiente, "Basato sull'esperienza diretta dei due autori,che prima di diventare psicologi hanno vissuto il dramma della depressione nelle loro famiglie, qesto libro offre una risposta semplice ed efficace alle molteplici e delicate domande che spesso -per timidezza, senso di inadeguatezza, timore di offendere l'interessato, paura delle conseguenze -non si ha il coraggio di porre alla persona 'malata', e suggerisce il modo di comportarsi anche nelle situazioni più difficili." Il volume è diviso in due parrti, la prima, intitolata "Comprendere la depressione, la seconda "Che cosa fare". Si presenta sotto una doppia veste, quella di manuale di consultazione e di abile studio della malattia , un fenomeno sociale in sensibile aumento. Il glossario di cui è provvisto è molto utile a formarsi rapidamente un vocabolario, e ad acquisire rapidità e facilità d' uso. Avvalendosi anche della loro esperienza pratica, i due studiosi forniscono "Suggerimenti che, se opportunamente seguiti possono alleviare le sofferenze di quanti vivono in prima persona questo dramma, ovvero aiutarli a convivere con esso e, addirittura, farli uscire dal tunnel per riassaporare il gusto di un'esistenza normale.". Agile nella lettura, senza essere superficiale, risponde a domande di base di chi, per motivi diversi, in situazioni e da prospettive diverse, può avere a che fare con questo problema. Una motivazione sembra percorrere tutte le pagine: rompere il cerchio della solitudine.


Marsilio

Fernaldo Di Giammatteo, Storia del cinema, Venezia, Marsilio, 1998.
Ricco, affascinante e accurato "Dalle imprese dei Lumière, del Film d'Art, della scuola di Brighton, della nascita in America del film western, del comico e del melodramma fino alle rivoluzioni tecniche e di mercato, dagli inizi degli anni cinquanta con le nuove sperimentazioni, la nouvelle vague, l'allargamento di filoni e autori di tutti i continenti fino all'affermazione dell'elettronica, questo volume -in una sintesi anche didatticamente funzionale- ripercorre i momenti salienti che hanno contraddistinto le cinematografie nazionali, la nascita dei generi, delle scuole e delle tecniche e ricostruisce, grazie all'analisi delle opere e ai ritratti dei grandi protagonisti, la storia dell'espressione artistica che ha caratterizzato il Novecento." L'autore,critico cinematografico e storico del cinema, fondatore della collana Castoro Cinema, ha al suo attivo altre opere, fondamentali per avviare una esplorazione della settima arte,conoscerla, imparare a capirne i segreti,e studiarne la storia. Questo manuale, che parte dalla nascita del cinema e giunge ai nostri giorni,è anche di facile consultazione per orientarsi nell'infinita produzione di films di tutto il mondo e si presta ad una lettura avvincente. Pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo, cresce anche la curiosità di volerne sapere di più: il lungo 'romanzo' del cinema è anche il nostro 'romanzo di formazione' di spettatori e amatori del grande schermo. Dal cinema muto, attraverso tutte le trasformazioni della tecnica, questa ricostruzione appassionata dell'universo cinematografico sviluppa l'itinerario di un secolo di ideazione e produzione della creatività. Le vicende storiche e i contesti culturali nonché i meccanismi di mercato trasformano la ' fabbrica dei sogni', nella ricerca di forme estetiche di evasione e di sensibilità stilistica,dal verosimile al fantasioso, dal realismo alla finzione, in molteplici realizzazioni di stili. Un panorama dell'arte cinematografica che è allo stesso tempo ricerca e interpretazione, dei mezzi tecnici,come dei modi e dell'espressioni attraverso cui si cifra e si misura il senso del reale, cercando forme adeguate di rappresentazione. Quest'arte che corrisponde e rispecchia al meglio l'epoca della 'riproducibilità tecnica' mostra continuamente la sua vitalità, tra artifici, sperimentazioni e crisi, conserva nel buio della sala il suo fascino, che proprio perché tale resta irrinunciabile e emozionante. Forse, sembra dirci Fernaldo Di Giammatteo non potremo mai rinunciare a questo.

Christian Metz, Cinema e psicanalisi, Venezia, Marsilio, 1997
"L'autore è stato tra gli iniziatori dell'indagine semiologica sul cinema", si legge nella quarta di copertina. Il cinema quale 'tecnica dell'immaginario' viene letto penetrando in tutti i suoi aspetti, le caratteristiche, le forme, varando una nuovo metodo di indagine che fonde psicanalisi e semiologia. Metz riprende da Mélanie Klein la 'relazione d'oggetto', e attraverso la lettura del rapporto con lo schermo, come 'esperienza primordiale dello specchio' enunciata da Lacan, costruisce l'altro versante dell'analisi: 'il simbolico'. Precisando che il suo sogno "è di parlare del sogno cinematografico in termini di codice: del codice di questo sogno.". In questo intreccio di 'psicoanalisi applicata' e di semiologia si ricercano gli aspetti e le caratteristiche che distinguono il cinema dalla letteratura o dalla pittura,la musica. "Il cinema è più percettivo...di altri mezzi di espressione;mobilita la percezione lungo un maggior numero di assi.". Il cinema come 'sintesi di tutte le arti'. "La specificità del cinema non va ricercata nell'immaginario che eventualmente può rappresentare, ma in ciò che il cinema ,innanzitutto,è, in ciò che lo costituisce come significante.". Il cinema si distingue anche dal sogno, dallo stato onirico. Attraverso l' interpretazione di Metz si raggiunge una lettura della costruzione filmica che eccede le fasi del suo costituirsi e che, pur soffermandosi con dovizia sulle tecniche e i mezzi cinematografici,ne analizza i linguaggi. Viene così a ricostruirsi il senso della tessitura di un film in un testo nuovo. Nasce un altro testo accanto a quello filmico. Si oltrepassa, allora, una sorta di frontiera, lo schermo: quel confine tra chi fa il cinema e chi lo guarda. Non è solo un libro che conia un'indagine critica, è anche una maniera per approfondire un mezzo artistico che fa dell'immagine e dell'immaginario il luogo d'incontro di tutte le forme estetiche e della tecnologia. Può essere una risposta alla domanda che fu anche quella di un altro grande francese, Andrè Bazin, "Che cos'è il cinema?"..

Antonio Franchini, Quando vi ucciderete, maestro?, Venezia, Marsilio, 1996
Il sottotitolo di questo romanzo è La letteratura e il combattimento, e fa parte di una collana che la Marsilio ha intitolato Farfalle. L'autore, napoletano, ha dato prova di sé in saggi di letteratura contemporanea , scritto due opere di narrativa,e pratica da anni le arti marziali. In questo romanzo intreccia le "sue due grandi passioni, il combattimento e la letteratura, e in cui scopre, tra l'altro, che il combattimento non è solo 'corpo' e la letteratura non è solo 'spirito' e che entrambi sono un continuo, appassionato scontro con il proprio limite.". È il racconto dei ricordi che lo legano ad entrambe le due esperienze, una di carattere intellettuale e l'altra apparentemente fisica. Un felice matrimonio. "Sulla letteratura e sulle arti marziali gravano alcuni equivoci affini. A entrambe l'opinione comune attribuisce o direttamente la conquista della saggezza o per lo meno una forma di vittoria.". Franchini dipana in queste pagine la cultura che ha raccolto durante la sua vita scolastica e fuori delle aule, le sue letture personali, le sue impressioni e le considerazioni, quello che ha imparato dalla frequentazione delle palestre, che ha udito, che ha condiviso, o verso cui ha provato disappunto, contrarietà, vergogna. Ogni cosa ha il tono sincero e semplice di un racconto scarnificato: senza abbandoni, sovrabbondanze, o ridondanze. Le parole del suo romanzo sono del corpo e della mente:"sono certo che tra l'involucro di carne di un uomo e i suoi pensieri debba esistere un legame molto stretto e indifeso.". La scrittura è corpo, per dirla con Barthes. Verso la fine del romanzo scopriremo anche a che cosa si deve il titolo e insieme quale sia il tipo di saggezza che il giovane scrittore ha raggiunto.

Mauro Mancia, Breve storia del sogno, Venezia, Marsilio, 1998
"Tra l'angoscia estrema della morte e la gioia suprema della libertà, il maestoso grembo del sogno racchiude ogni emozione dell'uomo" scrive Dario Del Corno nell'introduzione a questo volume . È una breve storia, come dice il titolo stesso, e Mancia, psicoanalista, ha già dedicato altri studi a questa affascinante attività della mente umana. Forse nulla è più emblematico di un frammento di Eraclito "ai desti appartiene un mondo unico e comune; ma chiunque dorme si ritira in un mondo proprio", per sapere come accedere a questo universo di immagini e di significati dell'umano vivere. Nella sua ricostruzione Mancia tiene conto delle varie interpretazioni che si sono susseguite nella cultura e che attribuiscono al sogno non solo un legame con la realtà "divina ed umana",ma anche la capacità di" dire, più di qualsiasi altra esperienza, la verità." Leggendo questa storia si percorre la letteratura di molti grandi autori che hanno variamente espresso la loro curiosità o la loro sapienza. Per esempio, Gerolamo Cardano che, scrive Mancia, ha aperto "la strada ad una visione laica e scientifica del sogno." L'ultimo capitolo è, in ossequio ad una tradizione dalla quale non si può sfuggire, dedicato a Freud e ai post-freudiani che hanno "arricchito e profondamente trasformato il lavoro analitico sul sogno facendone uno strumento indispensabile di elaborazione e conoscenza.". E' un buon libro di letteratura e di storia che colma un vuoto e che ricostruisce e recupera l'antico all'oggi.

Francois Truffaut, I film della mia vita, Venezia, Marsilio, 1998
E' l'edizione tascabile del volume già uscito nella collana dei "Saggi". "Questo libro è un inno alla magia del cinema, alla sua capacità di far sognare, ma anche di parlare della realtà sociale. E' un'acuta riflessione sul lavoro del regista, sui processi attraverso cui nasce un film.", si legge nella quarta di copertina. Esso ci avvicina alle impressioni di Truffaut, grande regista dei sentimenti, maestro non solo dell'arte cinematografica. Leggendolo, scopriamo tutte le suggestioni, gli insegnamenti, gli amori che gli ha suscitato il grande schermo. La magia delle storie, dei volti, dei personaggi, dei protagonisti,dei ricordi,delle invenzioni non perde mai il suo fascino in queste pagine. E' un testo di una grande verità:"Mi chiedono spesso a quale momento della mia cinéphilie ho provato il desiderio di diventare regista o critico e veramente non lo so;so soltanto che volevo avvicinarmi sempre più al cinema.". E' la storia di come si forma una cultura e si rafforza una passione,e insieme il profondo desiderio di superare la separazione tra chi fa il cinema e chi ne parla. Esso raccoglie una parte di quanto Truffaut ha scritto per diversi giornali e riviste. Vi troviamo i registi e i film che più ha amato. Dal cinema dei divi e dei miti, della vita inventata o fantasticata e della finzione, giungiamo alle esperienze più recenti. Come il regista scrive: "Tutto ...è oggi cambiato; non solo il cinema ha … ridotto le distanze con la vita ma a volte ci dà l'impressione di averla superata, i film sono diventati più intelligenti, diciamo più 'intellettuali', di coloro che li guardano e abbiamo spesso bisogno delle istruzioni per l'uso per sapere se le immagini appena proiettate sullo schermo sono date come reali o immaginarie, passate o future, se si tratta di un'azione o di immagini mentali.".Questo libro, scritto nel 1975, è vicinissimo a noi, le parole del regista della Nuvelle Vague suonano profetiche, e confermano la sua statura di maestro indimenticabile.

Tucidide, Epitafio di Pericle per I caduti del primo anno di guerra, Venezia, Letteratura universale Marsilio, 2000
Questa edizione dell'Epitafio di Pericle, di Tucidide è a cura di Oddone Longo, che analizza come il testo sia fondamentale per comprendere il passaggio dalla mentalità aristocratica, in cui la gloria e l'onore personali sono la massima aspirazione del guerriero, a quella della polis in cui tutti I cittadini sono coinvolti nel legame alla 'patria', e si afferma l'ideologia della morte in battaglia. L'esercito è il prolungamento della società, il sentimento del sacrificio estremo è di tutti I cittadini. Acquistano valore altissimo l'onore riservato ai morti in battaglia:'la morte sul campo' è il momento nel quale si consegue l'arete. La società greca definita da Max Weber 'corporazione di guerrieri', "esige... costantemente il sacrificio della vita.";il discorso funebre ologos epitaphios pronunciato da Pericle per il primo anno della guerra del Peloponneso è anche un magistrale esempio 'retorico' di esaltazione della 'città', della concezione di spazio di appartenenza, di luogo affettivo di coesione sociale e di consenso.


Mediterranee

Renata Capria D'Aronco, Parole e immagini dall'infinito, Roma, Edizioni Mediterranee, 1999
Questo libro nasce dalla collaborazione di due persone, che per vicende luttuose molto tristi, hanno cominciato a lavorare insieme in una ricerca, assolutamente nuova, che si occupa di metafonia e metavisione. "..è un'opera di sofferenza, di amore e, anche, di molta umiltà davanti ai misteri della vita, della morte,dell'aldilà,..." scrive Padre Francois Brune nella prefazione. Il mondo dei vivi cerca una comunicazione col mondo dei morti attraverso i mezzi della tecnologia. Insieme alla documentazione fotografica questa ricerca è anche la fedele " descrizione di tutte le tecniche utilizzate ...I messaggi ricevuti dalle entità e I risultati di anni di studi e di esperienze dimostrano che stabilire il contatto con la realtà invisibile è possibile ...". È interessante, oltre che sul piano del paranormale, per comprendere come il bisogno di conservare i legami affettivi spinga a superare la perdita fino a tentare anche sconosciute vie: laddove visibile e invisibile si possono incontrare e lasciare anche il loro segno.


Nemira

Constantin Frosin, Dictionar de argou francez-roman, Bucarest, Nemira, 1996
L'autore, professore di Lingua e letteratura francese all'Università di Galati, ha costruito questo dizionario basandosi sulla sua attività di traduttore dal francese in rumeno di autori classici come Balzac, Hugo, Zola, Céline, Queneau. Come lui stesso scrive nell'introduzione è un "modeste tentative de réunir les traits les plus saillants de l'argot francais, d'enregimenter celui-ci-parmi les connaissances de langue francaise qu ' on peut offrir au lecteur roumain, est loin d'etre un tableau exhaustif." Esso raccoglie anche espressioni che sono pressocché intraducibili in francese e che Constantin Frosin ha cercato di rendere nella sua lingua, il rumeno, salvandone la freschezza." L'argot a cessé d'etre un phénomène de langue, pour devenir une langue phénoménale.". Compie un lavoro non solo di traduzione, ma anche di interpretazione e in alcuni casi di invenzione linguistica in ossequio alla concezione che una lingua si inventa continuamente. E' più che un dizionario, il frutto di una riflessione accurata e che non si rivolge solo agli specialisti ma anche a chi ha voglia di conoscere la libertà di una lingua.


Minerva Press

John F. Birk, Tracing the round, London, Minerva Press, 2000
L'autore è uno scrittore freelance, che mette insieme qui, in modo interessante e singolare,filosofia, astrologia e letteratura. Il sottotitolo è The astrological framework of Moby-Dick, spiegato nella quarta di copertina come "...genuine scholarly innovation in the already well-trodden field of Melville studies. The autor contends that Moby-Dick, far from being as sprawling and arbitrarly episodic as much conventional critical opinion has held, is in fact based explicitly on astrological and zodiacal symbolism and belief, which the author shows Melville to have been profoundly interested in throughout his life and writing career." È un romanzo e insieme una ricerca e una riflessione che è tanto moderna quanto di antica sapienza; un 'interrogazione che cuce assieme le domande sulla vita, sul destino,sulle scelte, sul significato e il senso della scrittura. È un'opera a sé stante e che non appartiene a nessun genere. Nella nostra società, nella quale gli specialismi scientifici sono sempre più ferrei e la letteratura trova forme e contenuti anche discutibili per gusto, questo libro di John f.Birk è un felice esempio di umanesimo scientifico. ""The twelve-chapter work highlights, by means of close textual analysis, a cunninglyndisuised but nonetheless omnipresent web of correspondences, systematically matching all the individual characters...", e più avanti si legge: "Those unfamiliar with astrological thought abd its attendant literature are equally well served by the author's judicious and non-proselytising presentation of its essential tenets."

 

Rassegna della associazioni
e degli enti culturali

A.A.T.A. (American Art Therapy Association) (www.arttherapy.org)
Pur essendo propriamente l'Associazione professionale degli arterapeuti americani, costituisce in effetti una sorta di albo professionale internazionale della disciplina, di cui gli Stati Uniti sono sin dalle origini leader.
"This national non-profit organization was founded in 1969 and represents over 4,750 individuals in five membership categories (Professional, Student, Associate, Contributing, and Retired). It is governed and directed by a eleven-member Board elected by the membership. Affiliate Chapters of the AATA have been established throughout the United States. Chapters conduct meetings and activities which promote the field of art therapy at the local level. The many and diverse activities of the AATA are established to progressively promote the therapeutic use of art by: encouraging the highest quality art therapy service to clients; facilitating communication among members and colleagues; supporting legislative efforts at the state and federal level;
disseminating information to the general public; and recognizing excellence in clinical, professional, educational, and research activities."
L'AATA pubblica una rivista, diretta da Cathy Malchiodi: l' "Art Therapy: Journal of the American Art Therapy Association" "provides a scholarly forum for diverse points of view on art therapy and strives to present a broad spectrum on ideas in therapy, practice, professional issues, and research. The Journal advances the understanding of art therapy and how visual arts function in the treatment, education, development, and enrichment of people.
Fra le altre pubblicazioni dell'associazione, ricordiamo l "AATA Newsletter" (quadrimestrale), che è uno stimolante osservatorio sullo 'stato dell'arte' ed un qualificato luogo di aggiornmento professionale; gli "Annual Conference Proceedings"; A Guide to Conducting Art Therapy Research; A History of Art Therapy in the United States e "Membership directory, professional preparation literature, monographs, and videos".
Il Board of Directories è costituito dal Presidente Marcia L. Rosal, dal President Elect Shaun McNiff, dal Segretario Mercedes B. ter Maat, dal Tesoriere Terry Towne e dai Director Cheryl Doby-Copeland, Cam Busch, David E. Gussak, Martha Haeseler, William More e Patricia St. John.

A.A.T.I. (American Association of Teachers of Italian)
Presidente ne è Christopher Kleinhenz (University of Wisconsin), Vice-Presidente Fiora Bassanese (University of Massachusetts), Segretario Paolo Giordano (Loyola University Chicago), Tesoriere Pier Raimondo Baldini (Arizona State University), Past President Anthony Mollica (Brock University); Ex-officio Members sono Albert Mancini (Ohio State University), Editor della rivista dell'associazione, "Italica"; e Jacqueline Samperi Mangan, Editor della "AATI Newsletter". Il notiziario, in particolare, si segnala come un agile strumento di comunicazione e informazione fra gli 'addetti ai lavori' al di qua e al di là dell'Atlantico; nonché una raccolta di cursorî articoli e notizie sull'Italiano LS ed L2 in America e nel mondo. A novembre 2000 si sono svolte le AATI Sessions at ATCFL a Boston, Massachusetts: Pedagogy, Philology and Linguistics, Medieval Italian Literature and Culture, Renaissance Italian Literature and Culture, Early Modern Italian Literature and Culture, Contemporary Italian Literature and Culture e Special Sessions le diverse sessioni del Convegno annuale dell'associazione, che si è tenuto all'interno del 34th Annual Meeting and Exposition dell'ACTFL, Language Learners in the 21st Century. Every One, Every Day, Every Where.

A.I.P.I. (Associazione Internazionale dei Professori d'Italiano)
L'AIPI ha tenuto il suo XIV Congresso a Spalato nell'agosto 2000: "...e c'è di mezzo il mare". Lingua, letteratura e civiltà marina. L'associazione, che ha sede a Bruxelles, si fonda su un Comitato organizzatore costituito da Z. Banovic, E. Hoppe, A. Luzi, V. Matosic, F. Musarra, A. Schmidt, L. Simunkovic, B. Van Den Bossche; e da un Comitato scientifico formato da D. Aristodemo, M.-H. Caspar, E. Hoppe, A. Luzi, F. Musarra, L. Quartermaine, C. Salvadori Lonergan, A. Schmidt, L. Simunkovic, B. Van Den Bossche. Come recita lo Statuto, "Nel 1970, il Consiglio d'Europa, nell'intento di raggruppare gli insegnanti specialisti delle lingue vive europee in seno a distinte associazioni internazionali, auspicò la creazione di un'associazione internazionale dei professori d'italiano. Il progetto incontrò subito il sostegno attivo dell'allora Vicesegretario generale S.G. Sforza che ha sottolineato "l'interesse europeo e mondiale" della nascita di tale associazione. Il 21 settembre 1975 l'assemblea costituente riunitasi a Montecchio Maggiore nella Villa Cordellina Lombardi, approvò lo statuto dell'Associazione Internazionale dei Professori d'Italiano (in breve A.I.P.I.). [...] L'A.I.P.I. intende raggiungere i suoi scopi principalmente attraverso due strumenti: l'organizzazione di congressi internazionali biennali, ospitati alternamente in Italia e in altre nazioni, intesi a promuovere contatti e collaborazione fra insegnanti, nonché a facilitare lo scambio di ricerche ed esperienze in un clima di spontanea cordialità; la pubblicazione di Civiltà italiana - rivista quadrimestrale fino al 1988, poi biennale - che raccoglie gli atti di questi congressi come pure articoli di soci e studiosi interessati principalmente in ricerche linguistiche, letterarie e culturali in senso lato, applicate all'insegnamento della lingua italiana come lingua straniera. Per affrontare invece problematiche specifiche, circoscritte a una determinata area geografica, linguistica, ecc., l'associazione organizza seminari e incontri saltuari destinati a un pubblico d'insegnanti più ristretto."

A.P.I. (Association of Professional Italianists)
Presso il Centre for African Studies della University of Cape Town (Sud Africa) si è svolto, dal 7 al 9 settembre 2000, l'XI International Congress dell'A.P.I.: Time and Space in Italian Culture and Beyond. Per la Conference Opening, dopo l'introduzione della Presidente Nelia Saxby Cacace (UCT), si sono succeduti gli interventi, fra gli altri, di John Atkinson (University of Cape Town), Renato Volpini (Ambasciatore d'Italia), R. Fioravanti (Comitato Culturale Italiano del Capo) e Helen Zille (Ministro della Cultura). Il Conference Organizer è stato Robert Buranello (University of Cape Town), Segretario dell'API, con la collaborazione degli altri membri in Sudafrica dell'associazione: Anna Meda (University of South Africa, Pretoria) e Rita Wilson (University of Witwatersrand) - Direttrici della rivista dell'API, "Studi d'Italianistica nell'Africa Australe (Italian Studies in Southern Africa)" - e Alida Poeti (University of Witwatersrand), Tesoriere.

Centro Internazionale Eugenio Montale
"Il Centro Montale, attivo dal 1978 con il nome di Movimento Poesia, nel 1981 ha assunto l'attuale denominazione in onore del Poeta. [...] non è né un salotto né una scuola né un'accademia. È un serio gruppo di studio che si affida ai principali critici, universitari e non, un "Cattedra" dove i più importanti poeti europei analizzano la loro opera all'interno della loro poetica, è un archivio e una biblioteca specializzata sulla poesia del Novecento e un "braccio secolare" che diffonde la poesia in città, paesi e ambienti diversi. Le principali attività del "Centro Interanzionale Eugenio Montale" sono fisse e istituzionali per tutti gli anni, e particolarmente sei": "archivio-biblioteca", "promozione della poesia", "conferenze - seminari - tavole rotonde", "Cattedra di poesia", ""Premio Internazionale Eugenio Montale"" (giunto nel 2001 alla XIX edizione: la Giuria, presieduta da Maria Luisa Spaziani, annovera Marco Forti, Franco Loi, Mario Luzi, Giovanni Macchia, Geno Pampaloni, Goffredo Petrassi e Sergio Zavoli), "Seminari di Franco Loi e di Maria Luisa Spaziani". Il Centro è coordinato da un Consiglio Direttivo, attualmente formato da Maria Luisa Spaziani (Presidente), Mario Luzi (Vice-Presidente), Anna Casalino, Marco Guzzi, Luigi Manzi e Bianca Maria Spaziani.

ING/AT
L' International Networking Group of Art Therapists, presieduta da Bobbi Stoll, è l'Associazione mondiale delle scuole di Arteterapia: con sede a Los Angeles, coordina un network internazionale delle scuole di Arteterapia attraverso una fitta rete di correspondent in tutto il mondo, fin nelle plaghe più remote del globo: il suo obiettivo è di contribuire alla crescita di questa teoria e prassi psicoterapeutica, tenendo aggiornati i professionisti su quello che si fa negli altri Paesi. "International Networking Group of Art Therapists", pure edita a Los Angeles, è la newsletter dell'ING/AT, Editor Valerie Smitheman-Brown: notizie, brevi cursorî articoli sull'Arteterapia, un dettagliato Calendar of Events, l'Albo delle National Art Therapy Associations, un elenco degli Art Therapy Websites, ING/AT in Cyberspace, e di indirizzi elettronici di professionisti del settore costituiscono un imprescindibile strumento di lavoro e di consultazione per gli arterapeuti.

"La Crisalide"
È un'associazione culturale che opera a Cartura, in provncia di Padova, occupandosi di "arti visive, letterarie, musicali": in particolare, organizza, in collaborazione col Comune e con la Pro Loco, un premio annuale di poesia e narrativa, Le voci dell'anima. Ne è Presidente Pietro Carturan.

S.I.L.F.I. (Società Internazionale di Linguistica e Filologia Italiana)
"La SILFI, l'unica società veramente internazionale di Linguistica e Filologia italiana, è stata fondata a un livello molto informale nel 1985 durante la VII conferenza Internazionale di Linguistica Storica a Pavia per promuovere di linguistica e filologia italiana e per agevolare I contatti fra coloro che si occupano degli studi di italianistica in Italia e nel mondo.": il Comitato scientifico internazionale è attulamente composto da Gabriella Alfieri (Università di Catania), Elisabeth Burr (Gerhard-Mercator-Universität Duisburg) - Presidente uscente, Paolo D'Achille (Università di Roma 3) - neo-Presidente, Ioern Korzen (Copenhagen Business School, CBS), Cristina Lavinio (Università di Cagliari), Tjasa Miklic (Universa v Ljubljani), Maria Teresa Navarro (UNED Madrid) e Salvatore Trovato (Università di Catania). Dal 28 giugno al 2 luglio 2000 l'associazione ha organizzato a Duisburg il suo VI Convegno internazionale: Tradizione e innovazione. Linguistica e filologia italiana alle soglie di un nuovo millennio l'epocale tema.

S.I.P.E.
La SIPE (Société Internationale de Psychopathologie de l'Éxpression et d'Art-Thérapie) è l' 'associazione storica' dell'Arteterapia in Europa: "a été fondée en octobre 1959, sous la Présidence d'honneur du professeur Jean Delay. Son objectif est d'établir et d'entretenir des relations entre les diverses spécialistes des discipline connexes: art-thérapeutes, psychologues, psychanalystes, sociologues, ethnologues, esthéticiens, artistes et écrivains, linguistes, historiens, critiques... Ses membres individuels sont originaires de 45 pays, en particulier de la France, des Etats-Unis, de la Hongrie, du Japon, du Brésil... Plusieurs sociétés nationales de psychopatologie de l'expression et associations culturelles, notamment d'art-thérapie, lui sont affiliées. Elle est aussi membre du C.I.O.M.S., de l'Association Mondiale de Psychiatrie et de la Fédération Mondiale pour la Santé Mentale. La SIPE organize tous les trois ans un congrès international: les derniers se sont tenus à Paris en 1991, à Kyoto en 1994, à Biarritz en 1997; le prochain aura lieu à Liège en l'an 2000. Son siège sociale est situé à la Clinique des Maladies Mentales et de l'Encéphale du Centre Hospitalier Sainte-Anne", luogo celebre dell'ART del vecchio continente. Presidenti onorarî sono altre figure storiche della disciplina in Europa: R. Volmat e C. Wiart; il Presidente è Guy Roux, che cura anche la "SIPE Newsletter", il notiziario bilingue (francese e inglese) dell'Associazione, che costituisce un importante punto di riferimento per chi si occupa professionalmente di Arteterapia.

 

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