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Nel sogno; La stanza: due poesie di Antonio Spagnuolo

 

Nel sogno

Come nel sogno così le tue pupille
hanno riflessi d’argento

 o di penombre nascoste nell’azzardo.

Questo è il tempo del sonno,

 il dubbio delle foglie perse,

la freccia che al mattino

si spezza all’improvviso nel peccato.

Se è vero il mio pensiero

di schegge sparge ancora le parole,

debole, e pronto a frammentar ricchezze

non più celate verso il corpo nudo.

Fra le stanze ed il cielo

stringo il sudore al petto fortunato

nell’incerto tuo raggio,

nel profumo stormito come allora.

E’ simile lo spazio alla lusinga
di riprovar le insidie del tuo gioco,

di misurare il sangue col tuo fianco.

Nel luogo sempre incerto e quasi fioco

il mio respiro stacca fuori del dubbio:

se tornassimo a sera un’altra volta,

quando soave la pupilla adombra,

a sottrarre vecchiezza,

la speranza

potrebbe suggerire inganni.

Nei giorni dell’inverno

è giusto dubitar finché vorrai

sbarrare finestre,

frenare gli orologi nel silenzio.

Altro passato, qualcosa dietro i vetri:
lunghi sussulti che tu insegui per me

nel declinare.

La stanza

Prima degli sguardi
attraversi la stanza, d’improvviso distratta

da una sera smembrata come questa.

Stacchi le sopracciglia

per alzare lo sguardo: arroventato.

Deve esserci pur stato un inganno

che si affollava agli angoli di strade,

a bassa voce,

un alone che parlasse di cose indifferenti.

Così come le icone,
che hanno il bagliore della memoria

per noi che abbiamo dimenticato i nomi,

dietro le tende il volto di mio padre

per l’ultima goccia del suo vino.

Barcollando nel cuore di lavande

quando il mio viso era fresco

nel comporre parole,

nel modo in cui sognavo

perdere forma nelle monotonie

dei giorni,

nei frammenti separati di ferite,

saltando a braccia divelte

l’aria densa delle nostre fughe,

le ombre profonde dei gomiti

scomponevano segreti.

Oscilla il tuo respiro quieto
nel polso dello specchio.

 

Antonio Spagnuolo è nato a Napoli il 21 luglio 1931.


Presente in numerose mostre di poesia visiva nazionali e internazionali  -sue opere sono  inserite in molte antologie- collabora a periodici e riviste di varia cultura :  Altri termini, Hebenon, Il Cobold, Issimo, L'immaginazione, L'involucro, L'ortica, Lo stato delle cose, Mito, Offerta speciale, Oltranza, Poiesis,  Porto Franco, Terra del fuoco, Vernice.
Ha diretto  la collana di "Poesia" per  Guida Editori. Attualmente dirige la collana "L'assedio della poesia" e ”Poetry wave” in internet.


Nel volume "Ritmi del lontano presente" Massimo Pamio prende in esame le sue opere edite tra il 1974 e il 1990 .
La sua opera è staata tradotta in francese, inglese , greco moderno , iugoslavo , spagnolo .

Ha pubblicato i volumi di poesia :


"Ore del tempo perduto", Intelisano,  Milano 1953; "Rintocchi nel cielo", Ofiria, Firenze 1954: "Erba sul muro",  prefaz. G. Salveti, Iride, Napoli 1965; "Poesie 74", prefaz. Dom. Rea, SEN,  Napoli  1974; "Affinità imperfette", prefaz. M. Stefanile SEN,  Napoli  1978;  "I diritti senza nome", prefaz. M. Grillandi, SEN,  Napoli  1978; "Angolo artificiale", SEN,  Napoli 1979;

"Graffito controluce" ,  prefaz. G. Raboni , SEN, Napoli 1980; "Ingresso bianco", Glaux, Napoli 1983; "Le stanze", prefaz. C. Ruggiero, Glaux Napoli 1983;  "Fogli dal calendario", prefaz. G.B. Nazzaro, Tam-Tam, Reggio Emilia 1984; "Candida", prefaz. M. Pomilio  (Premio Adelfia 85 e Stefanile 86),Guida , Napoli 1985;  "Dieci poesie d'amore e una prova d'autore", Altri Termini, Napoli, 1987 (Premio Venezia 87); "Infibul/azione",  Hetea, Alatri 1988; "Il tempo scalzato", All'antico mercato saraceno, Treviso 1989; "L'intimo piacere di svestirsi",  L'Assedio della poesia , Napoli 1992; "Il gesto - le camelie",  All'antico mercato Saraceno,  Treviso 1992  (Premio Spallicci 91); "Dietro il restauro",  Ripostes,  Salerno 1993  (Premio Minturnae  93;

"Attese",  Porto Franco, Taranto 1994,  illustrazioni di Aligi Sassu; "Inedito 95" inserito nell'antologia di Giuliano Manacorda "Disordinate convivenze",  L'assedio della poesia, Napoli 1996; "Io ti inseguirò"  (venticinque poesie intorno alla Croce), Luciano Editore,  Napoli, 1999.


Ha pubblicato i volumi di prosa :


"Monica ed altri", racconti,  SEN,  Napoli 1980; "Pausa di sghembo",  romanzo, Ripostes, Salerno 1994;

Ha pubblicato i volumi per il teatro :

"Il cofanetto", due atti, L'assedio della poesia,  Napoli 1995; " 'Nu nippolo e 'o guardapettole ", due atti in vernacolo napoletano, 1996.


Note critiche:


"L'adesione ad una idea psicoanalitica della poesia, intesa come affiorare di un  elemento prelogico della esperienza mentale, comporta in Spagnuolo il rifiuto di una sitassi vincolante, sul piano del linguaggio come su quello del senso. E' costante nella poesia di Spagnuolo la rappresentazione di nuclei tematici, come la centralità dell'eros, la relazione eros/tanatos e libido/morte, cui corrisponde il ricorso ad una terminologia clinico psicologica, evidente sopratutto in melania , sezione centrale del volume

'Candida' prefato da Mario Pomilio" (Dizionario della letteratura italiana del novecento,  Ediz. Einaudi, a cura di Alberto Asor Rosa, 1992) .

"...in Spagnuolo la inafferrabilità della cosa, secondo l'ipotesi della Kristeva, non è motivo di disperazione della coscienza, nè di vittoria delle baccanti sulla parola inconscia. Poichè la parola è più che  mai cosciente: perciò tanto violenta nella propria perdita, tanto rivoltosa nella disseminazione, da non de-cidersi di cedere nemmeno nell'incomunicazione. Anzi fa della incomunicazione, della esaltazione di un destino e di una  desolazione il motivo di una scenografia mitica, in cui l'ogetto vive totalmente, fino in fondo, la propria drammaturgia. Una recita vitale, sull'orlo di una fine che non verrà finchè ci sarà parola , finchè la parola saprà resistere non ripercorrendo il tempo dissipato, bensì reinventando fuori di ogni tempo la propria materica astanza..." (Gio Ferri : La ragione poetica, Edizioni Mursia, 1994)

"...Questa inequivocabile realtà retorico-metrica crea uno straordinario stato di straniazione e di inizia-
zione a una forma non ancora formata , ancorchè progettata , che è , materialisticamente (nella materia verbale densissima), niente affatto onirica, bensì predisposta ad una stratificazione semantico-archetipa.

Che non ricorre nemmeno al mito, ma alla pura formulazione sensitivo-concettuale. Un perfetto esempio di  presenza organica  allo schema preconcettuale . In cui tutto è chiaro, sebbene non ancora dicibile.

...In questo caratteristico stilema si insinuano sorprendentemente interiori frequenze addirittura dada-

surrealistiche : cosicchè anche l'idea psicoanalitica di cui dice Asor Rosa trova ovviamente il suo posto

ma non nel senso, credo non tanto dell'inconscio e dell'onirico, quanto di un predisposto programma di

aggregazione assurda  e insieme cosmico-olistica...".   da - Gio Ferri : luoghi della parola - in  Porto Franco -   Apr.-Giugno 1996 .

"...Si tratta di aggregati linguistici particolarmente sofferti e posti in uno stato di irreversibilità perenne rispetto alla fluidità delle ricordanze. E' il rifiuto , risentito e dissonante , di un linguaggio divenuto ormai oggetto di manipolazione ideologica prima ancora che scientifica  fino a gettarsi nell'abisso creato dalla diffusione di una generica idea di progresso... E' il rifiuto insomma della fiera dei sogni creata dal mercato della scienza e del fascino che essa esercita attraverso i suoi mille abbagli sull'immaginario dell'uomo...Ciò che allora propone S. col suo gettarsi tra le cose è una topografia dell'uomo moderno, la configurazione, attraverso la rinomazione di tutto quanto gli appartiene in emotività e stupori, del suo essere al mondo come radice vivente, misura della vita . (G. Battista Nazzaro,  "Profilo critico di Antonio Spagnuolo",  in Oltranza N° 1, 1993) .

"... per l'originalità di  un discorso che è narrativo e meditativo, visionario e puntualmente descrittivo, con perfetta armonia di toni e misure, hai inventato una forma assolutamente nuova , di fascinoso splendore..."  ( Giorgio Bàrberi Squarotti, per  "Pausa di sghembo", 3 dicembre 1994) .

"...Nel senso dell'onirico e dell'inconscio che si muove tra eros e thanatos, sul topos della malattia, sulla linea di fondo dell'attuale gratuità  del linguaggio, che risponde poi alla gratuità della parola, quando sono messi in discussione tutti i valori e, quindi, la parola che li esprime.
In questa linea è la partecipazione dell'autore alla complessa realtà contemporanea, con senso di angoscia, che, anche se vista attraverso un'analisi, occupa pena e dolore. Essa resta ferma all'oggi e non postula un oltre, e tuttavia ne avverte la nostalgia e l'esigenza, nella stessa nudità delle forme ellittiche non facilmente decodificabili, in disarmonia con il reale. Come la vita stessa e le povere umane aspirazioni, dietro l'apparente eleganza del gioco ossia della casualità stessa dell'esistere. E' il sentimento della

distanza delle cose e dell'essere, l'impossibilità cioè di vera partecipazione, in cui l'io stesso si sente vittima del gioco stesso dell'esistenza, e a sua volta giocabile, nell'illusione di risolvere tutto con la parola scritta al di fuori del reale." (Carmine Di Biase "La letteratura come valore",  Ed. Liguori, 1993) .

"...Tutto ciò per sottolineare il valore prelogico della poesia di Spagnuolo, la natura di un linguaggio che non mira in alcun modo alla sintassi, ovvero, se si preferisce, rimane al polo opposto dai processi aggreganti che sono tipici della comune espressività, e invece è come se perseguisse la scommessa di misurarsi con quanto c'è di albicante, di preconscio, di disaggregato , di informale nella nostra esperienza mentale. A servirci di un paradosso diremmo quasi che qui la parola interviene a manifestare ciò che sta anteriormente alla parola, il pensato allo stato ancora amorfo, i materiali mentali prima che si coordinino, i reagenti insomma della nostra esperienza intima sorpresi allo stato prenatale e quasi fetale, prima comunque che siano subordinati a quella che per  convenzione chiamiamo coscienza e invece vagano ancora  al fondo del nostro Es alla ricerca di un coagulo.(Mario  Pomilio,  prefazione al volume "Candida" Editori Guida, 1985).

"...L'attività poetica di A.S. si è frequentemente mossa tra una professionale consuetudine con il lessico
scientifico e l'abilità di usufruirlo e di estenderlo a sensi ampi, totali , che alludono ad una condizione, che non è soltanto fisica, dell'uomo immerso nella storia, nella sua storia... La poesia è legata all'inconscio, coincide con l'Eros ed in esso si identifica per quella forza necessaria  ad interrompere il sopraggiungere di Tanatos . E' questa l'utopia del testo, che può trasformare gli strabici  segnali  della realtà in chimere  inaspettate. Poesia della vita e della morte è questa ancor più che poesia dell'amore, un amore anche fisico che ne avvolge il tormento in una dizione sapiente e, forse, pacificatrice..." (Giuliano  Manacorda, "I Limoni, la poesia italiana nel 1993", Ed. Caramanica, aprile 1994).

"... Il percorso di A.S. va con il suo rapido precipitare da una chiamata di correo nella quale tutti potemmo sentirci  colpevoli di esistere per le paure le angosce i silenzi i segreti che ci dannano, alla propria personale sofferenza. (...) il pronome e l'aggettivo della prima persona sono continuamente espressi  e rafforzati dalla presenza della seconda persona. Il dolore, la delusione, gli sprechi del vivere, la visione ormai lontana  della giovinezza, i presagi del lutto segnano, a quanto di continuo appare, queste ceneri  della vita -forse irrimediabilmente almeno sinchè non rinasca il gusto della trasgressione". (Giuliano Manacorda,  prefazione all'antologia "Disordinate convivenze", Ed. L'Assedio della poesia, 1996).

" ... C'è in effetti , nella pronuncia poetica di Spagnuolo, una continua oscillazione -ma preferirei chiamarla tensione, conflittualità costitutiva- tra un modello, diciamo, di rigorosa affabilità raziocinante e, perchè no? , metafisica (che può richiamare, tanto per intenderci, grandi esempi dell'altro novecento come Rebora o Sbarbaro) e un modello più corrente, più novecentesco, nel senso meno inusuale del termine, cui potrebbe bene adattarsi la formula simbolistico-ermetica della poetica della parola... Il difficile equilibrio tra i due estremi (anzi tra le due serie di estremi)  si mantiene, nella realtà della verbalizzazione, saldo e produttivo quanto che proprio il conflitto che precede l'equilibrio e ne costituisce il serbatoio, l'entroterra vitale, finisce con l'entrare in questa poesia- garantendone oltre e al di la della compattezza formale , l'unità di senso, come oggetto segreto  e profondo,  come  metafora delle metafore".  (Giovanni Raboni. prefazione a "Graffito controluce", 1980).

"... la passione carnale si consuma nella esaltazione spaziale della materia in cui la pietra si fa aria, cielo, acqua, corrente, metamorfosi fluente. Piega piegandosi e spiegandosi . Invocazione, esclamazione, rovello  percorrono senza intervalli il rivolt/arsi  (rivolta e arsura) tra le pieghe  di una ricerca di  sublimazione, che suona  -opportunamente- enfatica quanto basti a  (s)coprire l'indifferenza di una contemporaneità senza luogo e senza mito. (...)La valenza onirica è in buona parte il fondamento della sua poesia (...)quella luminescente poesia della cripta, poesia 'criptica' come si suol dire, (...) quindi luce e sensibilità sinaptica alla luce. Trasmissione  della luce.  (Gio Ferri, "Forme barocche nella poesia contemporanea",  1996).

"... Qui , nel tema erotico, già così ricco di risvolti esistenziali in Candida, s'innesta, per precipui scambi, anche il tema del disgregarsi della gioia di vivere. Lo Spagnuolo parte dal presupposto che, inizialmente almeno, l'elemento orgiastico debba manifestarsi  come forma vitale di consapevolezza nella ricerca del piacere; e che questa vada intesa proprio come segno  della consapevolezza dell'esserci  e del fare in propulsione amorosa. Ma tenendo conto che l'attività erotica è un'attività di per se diabolica, come insegnava a suo tempo Bataille, perchè creata sostanzialmente dall'uomo in coincidenza della morte; Antonio Spagnuolo, che del diabolico mostra orrore, finisce per tributare valore poetico non più alla gioia propulsiva del piacere che scava nel linguaggio infernale, ma alla dissoluzione della vita  e, di conseguenza, al compianto di sé.... Viene ad identificarsi insomma con il lottare, di frammento in frammento, per liberare, in sconnessioni temporali e in disperse disarmonie ritmiche, il disumano contesto socioculturale che ci costringe all'ossessionante ricerca della necessità di vivere." (G. Battista Nazzaro, "Dibattito col poeta", 1997).

"... Oggi le poesie intelligenti sono spesso prive di vita, sono meri giochi pseudocreativi, effettivamente di matrice barocca, come nota G. Ferri ed altri prima di lui. Le poesie di Spagnuolo, almeno queste inedite in mio possesso, non mi pare siano tali.   Sono vive, induttive, hanno atmosfera, ereditano ed ampliano, passando con coscienza nei torpori avanguardistici, l'insegnamento simbolista ed ermetico (non così negativo, come si dice da più parti). Così una passione viva, lessicalmente ricca e sorprendente, allo stesso tempo avita e nuova, emana dai suoi versi, sempre alti, intelligenti, forti.
Credo che il giudizio si compia sul discorso dell'analogia. Lì si crea il limite tra barocco e neobarocco e

postmoderno, che è in verità , secondo me, altro dal decadentismo come solitamente si considera, e cioè

altro dal barocco, dal manierismo, dal surrealismo, e così via: lì dove l'analogia è gratuita, come dice Finzi, e dove è tono. Insomma la sua poesia rientra in quella letteratura che ho chiamato postcontemporanea e che è una risposta scientifica, e non semplicemente tecnologica, alla modernità." (Roberto Bertoldo, Ivrea 30-6-97).

“…e ciò per chiarire quel che ho provato di fronte a queste tue poesie, che mi sono parse vere in ogni senso, anzitutto poetico, senza una parola che strida nei confronti del sentimento che le muove, un sentimento sincero, profondo, sofferto…”  (Giuliano Manacorda,  per il volume “ Io ti inseguirò”,  16.5.99).
 

Di lui hanno scritto numerosi autori fra i quali A. Asor Rosa che lo ospita nel suo "Dizionario della letteratura italiana del novecento", Carmine Di Biase nel volume "La letteratura come valore",  Matteo d'Ambrosio nel volume "La poesia a Napoli dal 1940 al 1987", Gio Ferri nei volumi "La ragione poetica" e "Forme barocche della poesia contemporanea",  Stefano Lanuzza nel volume "Lo sparviero sul pugno",  Felice Piemontese nel volume "Autodizionario degli scrittori italiani", Corrado Ruggiero nel volume "Verso dove", Alberto Cappi nel volume "In atto di poesia", Ettore Bonessio di Terzet nel volume "Genova-Napoli due capitali della poesia", oltre a L. Fontanella , M.Lunetta, G. Manacorda , Gian Battista Nazzaro,  G. Raboni , C.Vitiello e molti altri .

Antonio Spagnuolo
Via G. Paisiello,  19,  80128   Napoli, Italia
tel/fax  +39(0)81.5782518, (casa)  +39(0)81.7702471

e-mail: spagnuoloantonio@hotmail.com

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