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LA MASSONERIA IN VENEZUELA
di Carmelo Velázquez

 

 

Tra le associazioni segrete di grande diffusione nel Settecento ci fu la massoneria, che vanta origini antiche: secondo alcuni risalirebbe al tempo della corporazione medioevale degli architetti e dei muratori, ma non vi sono dati sicuri per sostenerlo.

 

 

Dalla fine del Seicento in poi, la massoneria fu soprattutto un'associazione di liberi pensatori, che sostenevano la libertà, il progresso, la fratellanza tra gli uomini, e la filantropia, cioè la solidarietà e l'amore per gli altri. I massoni si interessavano anche di esoterismo, cioè di conoscenze riservate a pochi e appartenenti a tradizioni segrete, come la cabala ebraica. Molte idee illuministe si diffusero attraverso la massoneria, perché la segretezza di cui si ammantava l'associazione le proteggeva dagli attacchi censori della Chiesa. Alla massoneria aderirono diversi tra i principali filosofi illuministi, come Voltaire e Montesquieu. Secondo fonti storiche certe, la massoneria venezuelana fu fondata il 24 giugno del 1824. Due mesi prima erano stati dati i primi passi per l'installazione a Caracas di uno dei centri più importanti di quel tempo. Tutto ciò con l'aiuto di Joseph Cerneau, che fu inviato specialmente dalla Francia. Il primo Gran Maestro fu uno dei fondatori della Repubblica, l'importantissimo avvocato di 42 anni Diego Bautista Urbaneja Sturdy. Nato a Barcellona, apparteneva a una delle famiglie più antiche e rispettabili di quel tempo. Come vicepresidente, come capo del tribunale supremo di giustizia, o come aiutante di Bolívar, il Gran Maestro Urbaneja fu considerato sempre leale, patriota e modello di civismo. Tra altri membri importanti della massoneria venezuelana insieme al Gran Maestro Urbaneja, si possono nominare José Cordero, Manuel López de Umérez, José R. Martín, Andrés Navarte, José María Pelgrón, Fernando Peñalver, y José María Lovera: tutti impegnati nelle lotte per l'indipendenza. Fin dalla fondazione, la loggia venezuelana ebbe la responsabilità di coordinare, nel 1824, le 18 logge sotto la sua giurisdizione, non solo per vegliare sulla loro irreprensibilità, ma per garantire che fossero altrettanti centri di riflessione e di diffusione degli ideali umanitari che animavano il pensiero progressista. Non si deve dimenticare che nei 13 anni di sacrifici che comportò la guerra d'independenza, morì il 30% della popolazione e che ancora nel 1829 c'erano alcuni spagnoli che volevano contrastare la nuova repubblica fondata dagli indipendentisti. Quando il nostro Paese si separò della Gran Colombia, il sogno più ambizioso di Bolívar, la Gran Loggia Venezuelana decadde per la gran quantità di impegni e di responsabilità che gravavano sulle spalle dei suoi membri. Ma, il 9 settembre del 1838, sempre sotto la guida del Gran Maestro Urbaneja, i membri della Gran Loggia Venezuelana si accordarono nuovamente e proseguirono la loro opera ininterrottamente fino ad oggi. Tra il 1824 e 1998, la Gran Loggia ha avuto 60 Gran Maestri nell'arco di 67 periodi di gestione della Gran Loggia Venezuelana, ciò significa che alcuni Gran Maestri coordinarono le 126 logge che fanno capo a quella capitolina per più periodi. Le logge periferiche si trovano nelle più svariate regioni del Paese e vengono usate come centri per stimolare l'uomo a lavorare per la costruzione di una società più giusta e solidale. La Gran Loggia Venezuelana appartenne alla Confederazione Massonica Interamericana (CMI) e alla Confederazione Massonica Bolivariana (Bolivia, Colombia, Ecuador, Panamá, Perú, e Venezuela) e mantenne stretti rapporti con tutte le logge del mondo attraverso i suoi rappresentanti.