<"Punti di Vista" , i nostri punti di vista> , 02.02.2002


Soffrire o morire?

Eutanasia e scelte ultime
di Marielena, Fernanda e Maribel

Con il termine medico eutanasia (dal greco eu=buono, thánatos=morte. E. attiva: morte dolce, indolore, serena, provocata in caso malattia incurabile in fase terminale; e. passiva: sospensione del trattamento medico) ci si riferisce al gesto offerto ad un un malato in fase teminale cosciente e consenziente per aiutarlo a porre fine volontariamente alla propria vita per interrompere sofferenze insopportabili. Sull'eutanasia ci sono opinioni sia favorevoli sia contrarie. Vale a dire che i dibattiti sull'eutanasia terminano quasi sempre in una confusione di preconcetti morali, religiosi ed affettivi, in cui si mettono sullo stesso piano la vita concepita come dono divino, le prospettive di guarigione, la legislazione, la sofferenza del malato e quella dei congiunti. Insomma, si prende in considerazione un ampio ventaglio di situazioni e di argomenti disparati per argomentare a favore o contro la pratica dell'eutanasia o morte assistita. Nel mondo si assumono atteggiamenti contrastanti a proposito dell'interruzione volontaria della vita.
Per esempio, in Olanda l'eutanasia è legale ed esiste una giurisprudenza molto moderna in

 

 

 

merito ed in Australia, si è fatta un'indagine che ha dimostrato come l'81% degli intervistati siano a favore dell'eutanasia e di una legge nel 1995, meglio conosciuta come "Diritti del malato terminale", approvata nel 1996 ed applicata per la prima volta a Bob Dent, che era malato di cancro.
Secondo la stessa inchiesta, chi si oppone all'applicazione della "morte dolce" ai malati terminali normalmente si riconosce in un gruppo religioso-conservatore, appartiene a qualche istituzione ospedaliera, o è un individuo che per timore o, semplicemente per incertezza, non si sente di adottare una posizione chiara a favore dell'eutanasia e si associa passivamente con chi difende l'allungamento dell'agonia dei malati. La Chiesa Cattolica ha fatto conoscere le sue posizioni formali contrarie all'eutanasia, così come hanno fatto i gruppi evangelici. Per quanto riguarda le resistenze che vengono dai membri delle istituzioni ospedaliere, riguardo all'adeguamento delle strutture in funzione delle esigenze del malato cronico e di quello in fase teminale, è legittimo domandarsi: che principio etico si rispetta applicando a malati terminali trattamenti costosi, dolorosi e spesso inutili ai fini della guarigione? Perseguendo l'allungamento coatto della vita di un paziente inguaribile, non se ne accresceranno, paradossalmente, le sofferenze e l'angoscia per alcune settimane in più? I soldi inutilmente spesi in questa maniera non potrebbero essere utilizzati in campagne preventive e di educazione sanitaria?
Infatti non appare molto giusto che i malati senza speranza di guarigione debbano sopportare dolori indicibili e non possano porre fine all'incubo della loro vita degradata e degradante, ma invece siano costretti a continuare a soffrire a causa di leggi che obbligano a vivere qualcosa che ormai non è più vera vita.

Senza dubbio, l'eutanasia è un'azione che sancisce il fallimento della medicina e che ci costringe a riflettere sulle cause di molte malattie incurabili connesse ai nostri stili di vita. Ma non si può negare che sia anche un gesto misericordioso, visto che sarebbe troppo crudele allungare l'agonia e l'angoscia di un malato che non solo ha perso la speranza di guarire, ma anche la voglia di vivere.
E poi, se le persone sono così pietose da decidere di far morire dolcemente gli animali amati quando questi si ammalano gravemente, perché non sono disposte a riconoscere lo stesso diritto agli esseri umani?

Per di più, quale migliore esempio che l'eutanasia della quale fu protagonista Sigmund Freud, il padre della psicoanalisi, che decise di morire in pace e nel pieno possesso della sua capacità mentali? E' necessario riflettere sulla volontà del malato, capirla e non lasciarsi condizionare dalle credenze e dalle paure. Certo, la pratica dell'eutanasia dovrebbe essere regolata da norme molto precise che considerino la gravità della malattia, la quantità e l'insopportabilità dei dolori e l'inevitabilità della morte. Dovrebbero tenere in conto anche il fatto che siano state prese tutte le misure per curare la malattia, per limitarne i dolori provocati e garantire che la volontà del malato sia rispettata dopo essere stata da lui chiaramente espressa. Ed infine riflettiamo sulle ultime parole che Bob Dent ci ha lasciato in eredità: "Se voi non siete d'accordo sull'applicazione dell'eutanasia, allora non consentite che la pratichino su di voi, ma per favore, non mi negate il diritto di farlo sulla mia persona. Nessun gruppo religioso dovrebbe esigere che i suoi adepti si schierino contro l'eutanasia e, di conseguenza, che condannino i malati a sopportare indicibili e innecessarie sofferenze fino al giorno in cui un dottore ne riscontrasse l'avvenuta morte "naturale".